Come ha scritto qualcuno protestando sul social network: “Non c'è rispetto più per niente e per nessuno”. E infatti sembra proprio così al cimitero dei Termini Imerese. Molto probabilmente gli attuali gestori raccolgono le erabacce e le bruciano tra le tombe.

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Non è un pesce d'aprile, ma la pura realtà. Per la terza volta nel giro di pochi mesi ignoti ladri sono penetrati nel cimitero, facendo razzia di catene metalliche di bronzo, ferro, ottone, rame che fanno da recinzione alle tombe, ornamenti spesso di un certo valore artistico, perché molto risalenti negli anni, alla fine dell'Ottocento o ai primi del Novecento.
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A leggere i titoloni dei giornali sia cartacei che online l’ignaro lettore avrà pensato di trovarsi di fronte a chissà quale eccezionale rinvenimento in piazza S. Antonio. In verità si tratta di due tombe (tutto sommato abbastanza ordinarie) di una delle tre necropoli della città ampiamente conosciute fin dalla seconda metà dell’Ottocento.

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E due. Torna a colpire la banda del cimitero, a dieci giorni dal primo furto. La scorsa notte ignoti ladri sono tornati a penetrare all'interno del cimitero di Termini Imerese, per completare il lavoro lasciato in asso alcuni giorni fa e finire di razziare altre catene metalliche di bronzo, ferro, ottone, rame che fanno da recinzione alle tombe, nell’altra parte del cimitero, non visitato durante la prima incursione.

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In tempi di crisi non si salvano neppure i morti. Nella notte ignoti ladri, dopo essere penetrati furtivamente nel cimitero scavalcando il muro di cinta, hanno rubato tutte le catene che fanno da recinzione alle tombe. Si tratta di ornamenti metallici, spesso di un certo valore artistico, perché molti risalenti negli anni, alla fine dell'Ottocento o ai primi del Novecento, manufatti di bronzo o di rame, di ottone o di ferro, comunque sempre di metallo che, venduto a peso, ha di certo il suo valore.

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