Strage di Altavilla, arrestata coppia per ordine della Procura di Termini Imerese: sono complici del delitto

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Si chiamano Massimo Carandente e Sabrina Fina, convivente,  di 41 e 50 anni, entrambi di Palermo, le due persone fermate dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese con l’accusa di omicidio plurimo e soppressione di cadavere per la strage di Altavilla Milicia, dove Giovanni Barreca, 54 anni, ha ucciso la moglie Antonella Salomone, 31 anni, e i figli di 5 e 16 anni.

Da quanto emerso dalle indagini, anche sentendo la terza figlia diciassettenne, “risparmiata” dal padre perché ritenuta “non indemoniata” ma trovata in stato confusionale domenica mattina, nella casa di Altavilla Milicia sarebbe stato eseguito anche un rito esorcistico. Infatti Barreca avrebbe detto agli inquirenti, che doveva “liberare” la sua casa e suoi familiari dalla presenza del demonio. Secondo quanto  ricostruito dai carabinieri,  Carandente e Fina avrebbero istigato Barreca a commettere il triplice delitto. Il fermo, disposto dalla procura di Termini Imerese guidata da Ambrogio Cartosio, è stato eseguito ieri in tarda sera e gli indagati sono stati trasferiti nel carcere di Pagliarelli. Barreca, Carandente e Fina si sarebbero conosciuti in una chiesa evangelica. A quanto risulta erano tutti fanatici religiosi. Il triplice omicidio sarebbe maturato in questo contesto.

I due si erano stabiliti nella villetta dell’orrore con l’obiettivo di scacciare i diavoli. «Dicevano che i demoni erano dentro mia sorella e mio nipote, che dovevano essere bruciati e sepolti, noi pensavano in modo figurato», racconta il fratello di Antonella Salamone.

Da quanto emerge nella villetta sarebbe avvenuto un macabro rito, durato almeno 10 giorni e scandito da violenza e sofferenza. Chi è entrato nell’immobile riferisce di essersi trovato di fronte ad una «scena agghiacciante, di ferocia inaudita». Giovanni Barreca ha conosciuto Sabrina Fina e Massimo Carandente a Palermo. Frequentavano la stessa comunità da cui si sono distaccati per organizzare un gruppo di preghiera autonomo. Sarebbe stato Barreca a chiedere l’aiuto dei due amici, i quali avrebbero sostenuto di essere in grado di liberare le vittime possedute dal demonio. Ed ecco la decisione di organizzare il rito di purificazione di cui ha parlato, nelle poche parole pronunciate, la terza figlia diciassettenne di Barreca risparmiata dall’esplosione di violenza. «Hanno fatto un esorcismo per liberarci dal demonio», ha raccontato. È ancora sotto choc nella comunità protetta che la ospita. Barreca ha chiamato i carabinieri nella notte fra sabato e domenica per raccontare tutto e costituirsi. Era a Casteldaccia, un paese vicino. «Ho ucciso la mia famiglie, venite sono al bar», ha detto. In realtà moglie e figli erano morti da giorni.

Secondo Barreca, Carandente e Fina avrebbero partecipato all’esorcismo e contribuito al triplice omicidio. Il reato di omicidio plurimo viene contestato in concorso a tutti e tre gli indagati. Il solo marito risponde anche della soppressione del cadavere della moglie, bruciata nel giardino della casa. La coppia respinge le accuse. L’avvocato Sergio Sparti, che li assiste, li ha incontrati in carcere. «Sono sconvolti e si professano innocenti. Attendiamo la convalida ma ci sono degli spunti per indagini difensive». La prima ad essere uccisa, probabilmente fra giovedì e venerdì scorsi, sarebbe stata Antonella Salamone. Solo l’autopsia potrà dare maggiori certezze sui tempi dei delitti. I resti carbonizzati sono stati trovati nel giardino della villetta dove la famiglia abitava. Le fiamme hanno divorato tutto, sono rimasti dei frammenti ossei, segno che il fuoco è rimasto acceso a lungo. Tra venerdì e sabato i protagonisti del rito sarebbero diventati i figli Kevin ed Emanuel, di 16 e 5 anni. Non andavano a scuola da lunedì scorso. Gli insegnanti avevano chiamato e i due alunni avevano detto di sentirsi male. E la risposta non aveva destato sospetti. Il figlio sedicenne sarebbe stato incatenato, stretto in una morsa che gli ha tolto il respiro fino a ucciderlo. Entrambi i fratelli presentavano delle ecchimosi in vari punti del corpo, compatibili con i tentavi di liberarsi ma anche con i colpi subiti. Il rito di purificazione prevedeva il martirio, con delle atroci sofferenze a cui non avrebbero retto.

Al momento dell’arrivo dei carabinieri in casa c’era anche la figlia scampata al massacro. Sarebbe stata risparmiata perché in lei gli esorcisti non avevano riscontrato i segnali della presenza di Satana.
In attesa della convalida del fermo, prevista entro domani, si continua a indagare. Si scava nel gruppo di preghiera a cui avrebbero partecipato anche altre persone oltre ai tre fermati. L’ipotesi è che avessero dato vita ad una setta di fuoriusciti dalla comunità evangelica che frequentavano all’inizio. Si incontravano nella villetta dei Barreca per una rilettura delle Sacre scritture.