Un cantautore alla finale regionale del Cantagiro

Domenica, 29 Settembre 2013 09:55 Scritto da  Pubblicato in Collesano
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Mauro Morani Mauro Morani
Mauro Morani è un ragazzo schivo, che ha talento. Talento musicale, compositivo, armonico. Sa cantare e lo ha dimostrato nel corso di questi anni, divenendo figura ricercata all’interno di contesti cittadini, non solo collesanesi, dove si è esibito. Quest’estate ha ricevuto il Premio della Critica all’Astro d’Argento di Cefalù, il concorso snodatosi in tre tappe, dalla selezione alla radio cefaludese CRM alle “Vele” di Cefalù, quindi al Lido delle Salinelle a Lascari per giungere alla finale del 16 Agosto scorso a S. Nicola l’Arena. Il brano inedito tanto apprezzato, dal titolo “What can i say..?”, lo ha catapultato di diritto alla finale regionale del Cantagiro che si terrà stasera a Marsala.
Proprio quel Cantagiro che ha segnato la storia del costume e della canzone italiana; un pezzo di vita che da 51 anni, sebbene non continuativamente (la prima edizione, infatti, è del 1962 e tra i big a vincere, quell’estate, sarà Adriano Celentano), non finisce di regalare emozioni; un circuito estivo, “un Giro d’Italia canoro” come recita la pagina ufficiale, che da sempre è strumento di ricerca di nuovi talenti ed apprezzato palcoscenico per gli artisti di fama.

Morani, classe ’73, compone perché non può farne a meno. Suona perché non può farne a meno. Voce e chitarra che lasciano il segno, che trasportano letteralmente l’ascoltatore. «Avevo 17 anni quando ho iniziato ad imparare a suonare la chitarra – ricorda Morani – e a 22, insieme ad alcuni amici con i quali formammo un gruppo, ci fu la prima esibizione in pubblico. Eravamo su un palco con le luci puntate addosso e poi… E poi l’inizio della musica, l’inizio del canto… Ancora oggi penso a quell’emozione forte che ho provato quella sera e credo che in quel momento sia scattata in me la passione di fare musica.» Già, la passione, quel motore a volte scalcagnato che ti permette di fare e di sopportare tutto; l’anima di un’anima che crea, senza la quale non sarebbe possibile sognare. E chi è portatore sano di passione come Mauro Morani, riesce ancora a sognare e a far sognare.

«Da lì iniziarono le prime serate nei locali del circondario madonita e poi in quello palermitano – continua Morani – fino al 2003. Anni intensi e formativi.» E poi, da allora, sarà un crescendo. I primi brani del ‘96-’97 entrano nei concorsi. Nel 2002 partecipa al suo primo concorso “Sanremo giovani” («esperienza indimenticabile, colma di emozioni e amici» chiosa con un pizzico di nostalgia). E al ritorno a casa scrive un altro brano dal titolo “Cammino verso te” «con l’incipit che recita “Pensavo si trattasse di un arrivo e invece è l’inizio di un cammino…”». Scaturisce da quel verso la consapevolezza che il viaggio è ancora lungo e che “non si finisce mai di crescere d’imparare di piangere e ricominciare e di fare tutto quello che può dare la felicità” come scrive in un altro suo brano. «Per me musica significa “Vita”; è il mezzo che mi permette di fare uscire il meglio di me – precisa serio e deciso –. Ho partecipato ad altri concorsi e fatto altre serate in piazza e nel 2008 ho ricevuto il premio della critica come miglior testo al concorso “Premio Balistreri” a S. Giovanni La Punta, nel catanese, con il brano “Un bagliore di luna” composto insieme ad un caro amico e musicista collesanese, Angelo Dragotto, che ringrazio per il sostegno che mi ha dato in questi anni.» Nel 2009 poi, con il brano “l’Amore colora” ci sarà la finale del “Roccella Music Festival” con Mogol presidente di giuria.

Ha idee di cambiamento in testa Morani e crede che la società «buia e chiusa» possa risollevarsi solo attraverso la musica e la cultura in generale. «Ad oggi ho scritto una ventina di canzoni. Il progetto è ancora in cantiere e spero quanto prima di realizzare il mio primo Cd.» L’opportunità di stasera sarà quella di accedere alle pre-finali nazionali, l’ultimo ostacolo prima delle semifinali. E l’augurio è d’obbligo per chi crea e, a modo suo, fa cultura e pensa che sia l’unico grimaldello per scardinare quel che non va più.

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