L’uso terapeutico dei sogni

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L’utilizzazione del sogno come strumento medico è presumibilmente antichissima. Diversi secoli prima che il sogno fosse ritenuto un fenomeno legato al sonno, e fosse studiato nelle sue componenti sia fisiologiche che psicologiche, esercitava un fascino arcano sugli uomini. Ad esso erano legate divinità e culti, a testimonianza della sua rilevanza come fonte di una saggezza segreta. In ogni cultura sono sempre esistiti, proprio per questo, dei criteri di decodificazione dei messaggi onirici, in grado di chiarire il senso delle misteriose immagine che si presentano al dormiente, oltre a delle vere e proprie “scienze dei sogni” che stabilivano una tipologia dei sogni, in base alla quale si verificava la loro importanza , e il loro senso generale.

La “smorfia” (il libro dei sogni in uso nel sud Italia da cui si ricavano i corrispondenti numeri da giocare al lotto; etimologicamente il termine deriva da Morfeo dio del sonno e dei sogni) tutto sommato va considerata un residuo moderno di credenze ben più antiche e, l’interpretazione dei sogni, tuttora è parte importante delle tradizioni della cultura popolare a qualunque latitudine.

Per rimanere soltanto nell’ambito della storia occidentale, nella Grecia classica l’arte di interpretare i sogni era tenuta in gran conto, e Artemidoro è diventato celebre per la sua cultura “specialistica” in questo campo (la sua Onirocritica è citata a piene mani dallo stesso Freud). Quanto ai poemi epici sono pieni di sogni che indicano, orientano, suggeriscono; basti pensare all’Odissea e all’importanza che nello svolgimento delle vicende vi hanno i sogni ispirati dagli dei di volta in volta a questo o quel personaggio.

Le fabbriche dei sogni

Se da un lato il sogno è stato sempre connesso al mondo dei prodigi, dall’altro fu ampiamente utilizzato dalla medicina antica, che della religione era figlia. La divinità, infatti, può inviare al paziente un sogno che, debitamente interpretato, può fornire indicazioni preziose per la cura, religiosa o naturale, della sua malattia. Questa pratica, la iatromantica, trovò nel mondo greco una grande diffusione.

Al sogno era dedicato l’anfiareo, luogo pervaso da un misto di sacralità religiosa e di scienza medica. Ne esistono diversi (i più famosi erano quelli di Oropo, Epidauro e Lebadea), e la loro funzione era quella di fungere da vere e proprie “fabbriche dei sogni”. Il “cliente” si addormentava con l’intenzione di sognare qualcosa, il che spesso avveniva. Il sacerdote, dalle indiscutibili funzioni psichiatriche e psicoterapiche, si curava poi di interpretare il sogno; presumibilmente non solo in base alla tradizione, ma anche in base alle specifiche esigenze del malato. Questa prassi non deve stupire, visto che alcuni sogni erano provocati ad arte mediante l’uso di piante specifiche. Se in genere l’anfiareo aveva anche funzioni oracolari, funzioni più specificamente mediche aveva quello di Epidauro, dedicato ad Asclepio.

Nella terapia il sogno aveva qui una importanza determinante, presumibilmente a causa dell’autosuggestione. In ogni caso le antiche cronache riportano circa settanta guarigioni miracolose per mezzo die sogni. “Nell’asclepion di Epidauro – scrive Bloch – il malato, preparato da purificazioni e preghiere a un contatto diretto con la divinità, passava tutta la notte in una cella, l’abaton, locale interdetto a tutti gli altri, e nel corso del sonno riceveva un sogno ispiratogli dal dio che aveva implorato; questi gli compariva e gli ingiungeva di compiere una certa azione. Se il sogno richiedeva una qualche interpretazione, il simbolismo latente era penetrato di sacerdoti del santuario. Costoro divennero a poco a poco gli eredi di una tradizione medica formatasi all’ombra della religione; gli archivi sacerdotali accumularono ricordi di prescrizione già fatte, di guarigioni ottenute”.

D’altra parte, che il sogno potesse avere importanza nella pratica della medicina era cosa nota anche a Ippocrate. Nel suo trattato sul “male sacro”, viene descritto, ad esempio, un quadro clinico che può affliggere in biliosi, o che comunque è provocato dal fatto che “il sangue vi affluisce copioso e ribolle. Esso percorre in quantità le vene sopra descritte, quando l’uomo si trovi a vedere un sogno pauroso e ne sia atterrito. Al modo dunque che anche da sveglio il viso arrossisce e gli occhi s’arrossano soprattutto quando si è spaventati e la mente medita di compiere qualche azione cattiva, così avviene anche nel sonno. Quando poi l’uomo si desta e riprende coscienza e il sangue torna a ripartirsi nelle vene, tutto ha termine”. L’utilizzazione del sogno come terapia nell’antica Grecia, sta comunque a dimostrare che, oltre ad avere compreso la relazione tra il sogno e il resto delle funzioni cerebrali, gli antichi clinici ritenevano che lo stato onirico potesse essere efficacemente utilizzato come strumento di guarigione.

L’interpretazione psicanalitica

La fondamentale interpretazione moderna del sogno, quella freudiana, differisce ovviamente da quella tradizionale. Per Freud infatti, il sogno è “il guardiano del sonno”, nel senso che esso serve a proteggere i dormiente dall’irruzione nella sua coscienza di contenuti inconsci, in particolar modo dagli impulsi repressi – specialmente da quelli di natura sessuale. Ma per il fondatore della psicoanalisi possono anche esistere sogni indicatori di malattia. Nella sua Interpretazione dei sogni, riporta diversi esempi di sogni che sono tipici di alcune malattie specifiche. Così, ad esempio, le malattie cardiache sono in genere caratterizzate da sogni angosciosi e brevi, con finale terrificante.

I sogni connessi al soffocamento, all’affollamento o alle fughe, rivelano invece malattie polmonari; mentre quelli nei quali si presentano idee o immagini connesse al cibo e alla nausea starebbero a indicare disturbi dell’apparato gastroenterico.

Rispetto a Freud, Jung ampliò la prospettiva generale del sogno. Asserì  che il sogno ha una funzione quasi di “completamento”. Infatti, nella veglia l’Io ha una visione limitata del mondo, fondata sostanzialmente sull’assimilazione di nuovi dati. Durante il sogno, invece, le informazioni vengono ulteriormente elaborate, e l’Io può avere una visione più chiara e completa del mondo. Infatti durante il giorno l’Io riesce a elaborare solo una parte. Non solo, rimane escluso dalla sua sfera d’azione tutto il materiale inconscio, del quale si è normalmente inconsapevoli. Durante il sogno tutte queste fonti di informazioni diventano accessibili per una rilettura e una elaborazione: E’ quello che gli psicologi junghiani chiamano “valore compensativo del sogno”. Una visione del sogno, quindi, all’interno di un modello che si avvicina maggiormente alla prospettiva tradizionale del sogno come fonte di conoscenza.

L’ “onirocritica”

La funzione culturale e sconosciuta del sogno è stata abbastanza attentamente indagata anche dagli etnologi. Esiste un suggestivo parallelismo nelle culture tradizionale, ad esempio, tra sogno e atto della creazione. Per la teologia indù, il mondo reale è frutto di un sogno di Brahama. Alcune tribù australiane pensano che l’atto originale della creazione fu un sogno, e parlano del tempo della creazione come del “tempo del sogno”. Gli sciamani dei Mohave, studiati da Devereux, credono di assistere, nel ventre della madre, a quegli atti della creazione che riguarderanno la loro futura specializzazione. E’ un sogno, quindi, nel quale l’atto della creazione viene ripetuto dal Creatore esclusivamente a loro profitto.

Proprio queste esperienze “intrauterine”, implicano che la realtà sia essa stessa prodotta del sogno. E tale realtà include ovviamente anche le malattie. La struttura del sogno, quindi, è parte stessa, se non matrice della struttura della realtà, il che ci spiega perché qualsiasi sogno possa essere usato in medicina, sia a scopo diagnostico, che prognostico, che terapeutico. La connessione tra il sogno e la realtà clinica ovviamente viene fatta da una “onirocritica”, una scienza dell’interpretazione dei sogni. Esistono in genere tre modelli di interpretazioni, sostanzialmente validi per tutte le culture, che spiegano come il sogno possa essere interpretato..

Anzitutto esistono interpretazioni parallele al contenuto: se si fa un sogno “buono” il suo senso è buono, e viceversa. Esistono poi interpretazioni contrarie al contenuto manifesto del sogno, spesso per opposti: i Malesi credono che si sogna di essere morsi dai serpenti, un intrigo amorosa avrà una risoluzione fortunata. Simili interpretazioni al contrario esistono anche nella cultura occidentale. Sognare di scendere delle scale con facilità significa che vi saranno delle avversità; all’opposto salirle. Un terzo tipo di interpretazioni, quella più complessa, è di tipo simbolico, per cui il contenuto di un sogno va interpretato in base ai simboli che in esso sono presenti.

Ogni cultura predilige un suo particolare modello di interpretazione: così i sogni Mohave sono interpretati secondo una chiave parallela al contenuto del sogno; mentre i sogni della nostra residua cultura popolare prediligono spesso l’interpretazione per opposti.

A ogni malattia il suo sogno

Il principio fondamentale che guida l’utilizzazione dei sogni nelle medicine tradizionali è sostanzialmente che ogni tipo di malattia presuppone un certo tipo di sogno. Sia Ippocrate che Aristotele ritenevano che alcuni sogni rivelassero una malattia latente. Il fondamento che sta alla base di questa convinzione, principio condiviso anche da alcuni psicoanalisti, è che certi sogni abbiano una funzione autodiagnostica e siano il prodotto di una autoscopia in sogno. Si tratta di un processo che è noto anche alla medicina occidentale. Durante lo stato di sonno, si ha una profonda introversione dello stato attentivo e della percezione a livelli profondi. Normalmente questa attenzione è deviata e ridirezionata dalle esigenze poste dalla veglia vigile. Nel sonno il controllo si allenta, e la mente è talvolta in grado di vere elaborazioni autoscopiche e autodiagnostiche.

E’ stato visto che talvolta il sogno ha un preciso valore prognostico. Un ricercatore della Yale Medical Scool, Thomas Detre, aveva, già parecchi anni fa dedotto, esaminando la relazione tra disturbi mentali e sogni, che alcuni tipi di incubo o di sogni ricorrenti possono fare sospettare, con ragionevole certezza, alcuni specifici disturbi psichiatrici. I sogni dei depressi, ad esempio, sembrano essere stranamente vuoti, sia di personaggi che di azione. Si respira insomma un’atmosfera di solitudine e di abbandono.

Le medicine tradizionali utilizzano spesso il sogno in modo ancora più estensivo, in quanto essi sembrano essere sintomatici e patognomonici. Proprio per questa funzione medica estensiva questo fenomeno viene utilizzato secondo modalità estremamente diversificate. Uno degli usi più curiosi, praticamente è l’equivalente della incubatio del mondo greco e latino, viene ancora praticata in alcuni paesi di cultura islamica, nei quali l’ammalato dorme per una notte in una moschea, o presso la tomba di un santone (marabutto), appoggiando la testa a una parete. In sogno gli appare allora Allah in funzione di medico, che fornisce diagnosi e terapia.

Il sogno può essere anche causa di malattia. Presso alcune popolazioni mesoamericane, ad esempio, alcuni “cattivi sogni” sono causa diretta di malattia: così se si sogna di cadere o di litigare coi parenti, ciò può causare la tubercolosi; se si sogna di essersi innamorati di una bella donna, si è vittima di un rito magico e come risultato si avrà la blenorragia, etc. Il sogno peggiore, presso queste popolazioni, è quello nel quale il sognatore viene assalito dal terrore durante il sogno e poi si ammala: è la “perdita dell’anima”.

D’altra parte il sogno è visto in genere non solo come fonte di conoscenza, ma anche come evento con potenzialità terrifiche: il sogno consente un contatto tra il mondo terreno e le forze del bene e del male. Ecco perché è perfettamente coerente l’idea che il sogno possa anche causare una malattia.

Imparare a curare sognando

L’utilizzo comunque più frequente del sogno è quello che riguarda il medico più che il paziente. E’ infatti mediante il sogno che in molte medicine tradizionali il medico-guaritore fa la diagnosi e fornisce la terapia.

In Costa d’Avorio e nel Camerun, i guaritori tradizionali ricevono in sogno le informazioni professionali sulle piante medicinali e sul loro uso. Talvolta in sogno appaiono gli antenati defunti che istruiscono i guaritori sull’uso medicinale delle erbe. I modelli del sogno cambiano ovviamente da cultura a cultura; per cui presso i Malesi può essere una tigre ad apparire in sogno per rivelare i luoghi ove crescono le piante medicinali e i modi in cui usarle – come riferisce Scarpa – mentre presso gli indigeni delle Figi è il totem della tribù a presentarsi in sogno e a istruire il sognatore. Altrove ancore, Nuova Guinea, certi sogno sono “provocati” per esempio dormendo insieme al teschio di un parente defunto, che poi apparirà nel sonno al dormiente.

Presso gli attuali discendenti di una delle culture più enigmatiche e splendide, i Maya, il sogno acquista un valore ancora più rimarchevole. In questa popolazione sognare è l’unico modo per apprendere l’arte della medicina: non esistono libri sui quali studiare, o tradizioni orali alle quali rifarsi; la “professione” di guaritore si apprende quasi esclusivamente per mezzo del sogno. Come scrive Scarpa “si diventa medici sognando e quanto più si sogna, tanto più si sale nella scala gerarchica dei guaritori”.

Sognare è anche il momento fondamentale nella preparazione di quell’enigmatico oggetto che è la “medicina” di molti indiani americani. Si tratta semplicemente di un oggetto, dal valore talismanico, (borsa del mistero, o “fagotto della medicina”) che presso gli indiani del Nord America accompagna un uomo per tutta la vita. “L’indiano – scrive Roheim – rende omaggio a questa borsa e guarda ad essa per salvezza e protezione per tutta la sua vita”. Si tratta di borse fatte con pelle d’animale, spesso riempite con muschio o erba. La si può ottenere soltanto seguendo le vie del sogno.

“Questo curioso e importante articolo viene preparato in questo modo: si dice che i ragazzi di quattordici o quindici anni fanno o “formano la loro medicina” quando si allontanano dalla casa paterna e si assentano per due, tre, e a volte perfino quatto o cinque giorni: sdraiati a terra in un luogo remoto e nascosto, chiamano il Grande Spirito e digiunano ininterrottamente. Pensano che il primo animale, uccello, o rettile che sognano (o che forse fingono di aver sognato) quando si addormentano durante questo periodo di astinenza sia quello che il Grande Spirito ha designato come loro misterioso protettore per tutta la vita”.

Presso i Maya è un sogno che rivela la vocazione a diventare curandero. Ed è sempre attraverso il sogno che il guaritore tradizionale apprende i metodi della sua arte. E il sogno continuerà a far parte della sua professione: un buon guaritore non dimenticherà mai di chiedere all’ammalato, insieme ai sintomi della sua malattia, che cosa ha sognato. D’altra parte i sogni del guaritore devono continuare se questi vuole accrescere la sua fama, la sua capacità e il suo prestigio. Il sogno e l’arte del guarire non possono essere separati tra loro.

Le ricerche scientifiche moderne hanno chiarito molti aspetti del sogno. Ad esempio si è accertato che sogno e apprendimento sembrano strettamente connessi e che è realmente possibile avere formidabili intuizioni creative durante il sogno. Sono dati scientifici, che comunque differiscono da quelli delle culture tradizionali perché sono soltanto dati isolati, e non elementi di un sistema nel quale una “scienza dei sogni” contribuisce alla costruzione di un modello del mondo.

“Un’esplorazione più approfondita, – scriveva Devereux nel 1966 – non soltanto dell’onirismo o dei sogni indigeni, ma anche della teoria primitiva del sogno e della sua influenza sul pensiero, sia in sogno che in stato di veglia, è uno dei compiti più urgenti di una etnologia a orientamento psicologico”. E, aggiungiamo noi, forse anche di una medicina più sapiente e più a misura d’uomo.

Giovanni Iannuzzo

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