Su quello “strano granaio” della Gurfa di Alia

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La ‘Gurfa’ di Alia si trova nel cuore della Sikania protostorica. In particolare il suo monumentale ambiente campaniforme con Oculus zenitale offre suggestioni confrontabili con il ‘Tesoro di Atreo’ a Micene, come era stato già messo in evidenza da Silvana Braida e Benedetto Rocco. Le risposte ‘ufficiali’ alle domande ‘originarie’ che il sito  pone continuano ad essere contraddittorie: un ‘granaio’ di un generico ‘medioevo’ per la Soprintendenza Beni Culturali; mentre l’Assessorato BB.CC.AA. Regione Siciliana certifica (D.A. n. 8410/2009) la sua appartenenza all’itinerario siciliano dei ‘Luoghi del Mito di Dedalo e Minosse’. In assenza di scavi sistematici il dibattito specialistico si è smarrito nella confusione di ipotesi contrastanti. Da architetto e storico dell’arte, sulla base di osservazioni dirette dei fenomeni luminosi agli Equinozi ed ai Solstizi, scaturite anche dal confronto con strutture megalitiche dell’età del Bronzo in siti similari, sono pervenuto a conclusioni di sintesi che provo a riassumere, in due puntate.

Gurfa. Esterno

A circa 70 km da Palermo, dove inizia la Valle del Platani/Halykos, verso Agrigento, perso nell’abbandono del latifondo contadino siciliano, c’è un sito archeologico straordinario. Sono le “Grotte della Gurfa”, che “grotte” in realtà non sono ma “Palazzo” scavato in roccia, nel contesto di una necropoli antichissima, abitata e riusata fino ai giorni nostri. Me ne occupo da un ventennio circa da architetto e storico dell’arte. Sono arrivato a delle conclusioni come da bibliografia, che adesso si rafforzano a seguito di osservazioni più proprie di carattere interdisciplinare che vado mettendo a sistema anche in questa rubrica divulgativa.

La Gurfa è stazione terminale di una autentica “Via della Thòlos” in Sicilia, da ri-mettere nel cassetto giusto della ricerca storico-artistica, oltre la generica attribuzione a “fossa granaria” di un “medioevo rupestre troglodita”. Di certo c’è l’evidenza archeologica di reperti molto antichi, ritrovati durante i lavori di costruzione della ferrovia Palermo-Catania, attorno al 1882, proprio a ridosso della Gurfa e noti come “Bronzi di Valledolmo”; oggetti di grande interesse per la storia del territorio; per ricostruire i contatti tra i primi esploratori egeo-micenei e le regioni interne della Sicilia “prima dei Greci”. Questo ne scrive, per esempio, Ernesto De Miro:

“Fra il 1400 e il 1200 a.C. si sviluppa nell’Isola la cultura di Thapsos … cultura indigena aperta ai contatti con il mondo egeo, nonché con le Eolie e con Malta… E’ questo il momento in cui anche la zona centro-meridionale dell’Isola rivela contatti con il mondo miceneo (anfora del Mic.IIIA dalla marina di Agrigento, XIV secolo a.C.), quale si sviluppa in seguito nel XIII-XII secolo a.C. (Caldare, Milena: tombe a tholos e materiali del Mic.IIIB-C), nella media Valle del Platani: area che si è rivelata di particolare interesse per il problema del sostrato egeo della Sikania e per lo studio dell’impatto tra la cultura egeo-micenea e l’ambiente indigeno sino a epoca storica. Questi contatti non si sarebbero  esauriti nell’ambito commerciale; piuttosto la presenza nell’area anche di una articolata iconografia tombale micenea, che giunge sino ai tipi di S.Angelo Muxaro; certe persistenze nell’ambito della ceramica della prima Età del Ferro (S. Angelo Muxaro, Polizzello, Sabucina) con collegamenti tipologici con Creta minoico-micenea, in uno con la tradizione letteraria riferita alla venuta di Minosse in Sicilia e al re sicano Cocalo, tradizione gravitante sul territorio agrigentino e sul corso del Platani… l’area di presenza di tale cultura va dalla grande necropoli del Desueri alle necropoli in territorio di Canicattì e Campobello di Licata, al villaggio di capanne di M.Sabucina nella media Valle del Salso, a quello di Naro e di Monte Castellazzo di Palma di Montechiaro, alla stessa ‘collina dei Templi’ di Agrigento, prossima al mare, sino alla necropoli di Valledolmo nell’alta Valle del Platani” (1)

Non è fuori luogo fare notare che quel rinvenimento dei “bronzi micenei di Valledolmo” è avvenuto proprio a ridosso degli ipogei della Gurfa.

Spada cerimoniale, “Bronzi di Valledolmo”, circa 1300 a.C. Museo Archeologico Agrigento (Fonte: M. Cultraro)

Altrettanto certa è la presenza della “cultura della Thòlos” alla Gurfa, attestata archeologicamente  nella necropoli del Bronzo antico da almeno un “reperto”: la piccola tomba a thòlos posta ad una ventina di metri a sinistra dell’ambiente campaniforme con Oculus zenitale, che risulta essere la thòlos più grande del Mediterraneo. (2)

Gurfa. In basso “Fori/Occhi”, sopra la tomba a tholos censita da F. Tomasello

Carmelo Montagna

Note al testo:

(1) E. De Miro, Profilo storico-archeologico della Sicilia Centro Meridionale,  in: V.Tusa/E.De Miro, Itinerari archeologici – Sicilia occidentale, ed. Newton Compton, 1983, pp.113-114.

(2) Francesco Tomasello, “Le tombe a tholos della Sicilia centro meridionale”, Cronache di Archeologia 34-35/1995-96, ed.CNR-Università di Catania, 1997, p. 146.

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