Raddoppio ferroviario, cronaca di una morte annunciata: forse è meglio che la stazione di Cefalù si realizzi a Ogliastrillo

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Gabriel Garcia Marquez è autore di un breve ed intrigante romanzo dal titolo  “Cronaca di una morte annunciata” la cui  tematica principale è la fatalità. Santiago Nasar, il protagonista,

infatti, nonostante il sogno premonitore che neppure la madre, interpretatrice di sogni,  riesce  a leggere quale presagio di morte, resta vittima di una serie di coincidenze sfortunate. Nel paese tutti sanno che i fratelli Vicario vogliono uccidere Santiago per una questione d’onore che riguarda la loro sorella Angela, tutti hanno sentito quando i fratelli, facendosi affilare i coltelli, gridarono che lo avrebbero sventrato, tutti hanno una relazione, in vario modo, con la morte di Santiago, ma non fanno nulla per impedirla. Nessuno interviene per salvarlo; forse  perchè  pensavano che le questioni d’onore dovessero essere risolte dagli interessati; forse perchè sono convinti che Santiago fosse al corrente; forse perchè non credevano che i Vicario ne avrebbero avuto il coraggio; forse per indifferenza. I forse sono tanti e nel romanzo viene anche denunciata l’impossibilità di arrivare alla verità, ma la verità è che Santiago trova la morte per mano dei fratelli Vicario.

Perchè ho scritto questo preambolo?

Perchè temo che un analogo tragico epilogo,  che, in questo caso investirebbe un intero teritorio, quello di Cefalù, potrebbe essere il risultato dei lavori per il  raddoppio ferroviario Ogliastrillo- Castelbuono, che prevedono l’attraversamento  in sotterranea della linea ferrata e la costruzione della fermata anch’essa in sotterranea.

La vicenda è tanto lunga quanto complessa, se è vero, come è vero che si cominciò a parlare di raddoppio nel lontano 1978 e dopo 44 anni di progetti approvati, rivisitati, modificati, sostanzialmente siamo ad oggi con, a quanto pare, solo il 20% dei lavori completati e con la ditta, la Toto costruzioni, che ha chiuso i battenti mandando a casa i 380 dipendenti ( notizie di giornali).

La talpa, che aveva iniziato il suo scavo con la benedizione di tutte le autorità cittadine e regionali, ha interrotto il suo percorso, dopo circa 700 mt. ( dovrà percorrere Km. 12) perchè, a quanto pare, procedendo a modalità aperta (modalità che va bene, a quanto pare, per terreni rocciosi) ha determinato una voragine in contrada Vallone d Falco e danni a qualche abitazione perchè si è trovata di fronte a terreni di altra natura.

So che prima di procedere la ditta esecutrice del progetto, sicuramente, avrà fatto i dovuti sondaggi e capisco, anche se ho fatto studi di altra natura, che i cosiddetti “imprevisti” di natura geologica, possono capitare, ma, mi chiedo:  se questo tipo di imprevisto capita a mt. 30 sotto, cosa capiterà, quando si dovrà scavare non più con la talpa, ma in modo tradizionale per realizzare la discesa alla fermata sotterranea e quando con la stessa modalità (mezzi tradizionali) si dovrà realizzare  la ormai “famosa” galleria di sfollamento, indispensabile per poter solo parlare di fermata sotterranea?

Credo che sia a conoscenza se non di tutti, ma di buona parte dei cittadini di Cefalù che nel lontano 2016 l’allora Sindaco della città, Saro Lapunzina, in contrasto sia con la committente dei lavori la RFI, sia con la ditta Toto costruzioni, che era pronta ad iniziare i lavori per la galleria di sfollamento allo Spinito con ingresso sotto i palazzi Argi, aveva dato incarico prima al prof. Liguori e poi, in seguito alle sue dimissioni, al prof. Cafiso, per una perizia di parte per fugare, se possibile, le preoccupazioni degli abitanti della zona che, supportati dagli attivisti del M5S e anche della parrocchia dello Spinito, si erano riuniti in comitato a difesa della loro salute e delle loro case.

I risultati di quella perizia confermarono i timori del Sindaco e degli abitanti dello Spinito.

Il prof. Cafiso propose, infatti, di spostare ad altro sito la galleria di sfollamento dato che dalla sua analisi risultava che nella zona Spinito i terreni sono “estremamente scadenti” “incoerenti” e  che pertanto sarebbero stati  possibili interazioni tra lo scavo e gli edifici sovrastanti, nonchè quelli vicini.

Dopo una serie di incontri e scontri tra le parti interessate,  il pericolo per lo Spinito è stato scongiurato, ma  è rimasto  il problema del dove collocare la galleria di sfollamento. Da quello che leggo (la mia fonte, che ringrazio, è l’ingegnere Di Paola  e i suoi articoli precisi e chiari anche per chi, come me, non è del mestiere) dovrebbe interessare la contrada Pietrapollastra, ma, a quanto pare, non esisterebbe, ancora, il progetto esecutivo.

Io mi chiedo:  se già uno studio sul territorio è stato fatto ed è stato dimostrato che il sottosuolo di Cefalù è costituito da “terreni scadenti” non solo allo Spinito, ma anche nei pressi dell’attuale stazione, dove dovrebbe essere allocato l’ingresso; se già la talpa, a 30mt sotto, ha incontrato problemi, la cui soluzione (che probabilmente potrebbe essere costituita da quel procedere a modalità chiusa) comporterà un vertiginoso aumento non solo  dei costi previsti, ma anche dei tempi, perchè non ripensare al progetto di una fermata ad Ogliastrillo?

Io, naturalmente, parlo da profana e mi si obietterà che ormai il progetto è stato appaltato e finanziato, ma, da profana credo che  la fermata ad Ogliastrillo quanto meno avrebbe il merito di costare sicuramente  di meno, di essere realizzata in tempi più brevi e soprattutto  eviterebbe il “disastro annunciato” da  una talpa che non potrà procedere se non verrà rifinanziato il progetto, dai costi che saranno vertiginosi, dai tempi che, come  è prassi per i lavori pubblici in Sicilia, diventeranno biblici, dai problemi ambientali derivati dal difficile smaltimento dei tanti metri cubi di terra, e non ultimo, dai problemi di stabilità dei palazzi, numerosissimi, sia nel punto di ingresso che in quello di fuga.

Tutti sapevano, ma nessuno ha avvertito Santiago e lui è stato ucciso.

A Cefalù da tempo,  attraverso la pubblicazioni di articoli su studi del  territorio e sulla fattibilità o non di certe scelte, tutti sono informati.

Qualcuno ci avverte da tempo del pericolo, sollevando problematiche, che, piuttosto che allarmistiche o addirittura terroristiche come sono state definite, hanno trovato, finora, riscontro nella realtà; questo qualcuno ha richiamato quanto già accaduto altrove e cioè  altri imprevisti geologici che hanno causato il cedimento e oggi, per continuare i lavori, l’abbattimento di quattro palazzi (vicolo Bernava, Palermo); ha sottolineato che a Cefalù i danni alle abitazioni si estenderebbero ad un intero quartiere, ma nessuno sembra prendere veramente sul serio il problema.

Forse perchè dopo tanti anni alcuni trovano assurdo riparlare di fermata ad Ogliastrillo; forse perchè alcuni pensano, veramente, che Cefalù meriti questo progetto avveniristico, nonostante le gravi problematiche già sorte; forse perchè alcuni considerano che la ditta, di fronte ai problemi, avrà strumenti e tecnologie idonee; forse perchè alcuni non essendo residenti allo Spinito, sono indifferenti…

Forse perchè le amministrazioni passate, a partire da quella del 2003 che, sindaco Simona Vicari, approvò il progetto di fermata sotterranea, a quelle del sindaco Lapunzina che nel 2017 trascurò di indire una consultazione popolare che pure 1500 cittadini avevano richiesto per la fermata ad Ogliastrillo, sono state convinte che il progetto dovesse essere realizzato…

Intanto i lavori sono fermi e non ci è dato sapere se e come riprenderanno.

Io mi auguro che l’attuale amministrazione che si è assunta il compito e la responsabilità di vigilare sulla sicurezza dei lavori del raddoppio,  si impegni non solo a vigilare, ma, alla luce del pericolo rappresentato dalle possibili interazioni con le strutture abitative presenti nel territorio, si impegni anche ad adottare tutte quelle misure che possano servire a sollecitare gli enti preposti a valutare possibili e più sicure alternative.

Giuseppa Di Salvo