E’ in uso scaricare le responsabilità del vertice politico sui dipendenti dell’amministrazione pubblica in genere, però non di quelli appartenenti al vertice burocratico, di propria nomina politica, bensì sul personale che non ha potere decisorio di programmazione o di gestione, ma solamente un ruolo esecutivo o, al massimo, di istruttoria o di produzione di atti la cui adozione e responsabilità all’esterno spetta alla dirigenza.
Anche il Presidente della Regione Siciliana, in questi giorni, ne fa un uso pervicace, sommando agli editoriali dei giorni scorsi (ad es. la repubblica del 19/07/2020), anche la diretta di oggi 27 luglio 2020 su La7, in cui ribadisce il suo pensiero su: “...l’80% dei regionali “si gratta la pancia”.
Che sia un uso datato e nemmeno originale, è facilmente dimostrato da una recente intervista rilasciata dal prof. Sabino Cassese (Il Foglio 07/07/2020), dal tema “Tutti contro la burocrazia”, il quale nel mettere in luce questa attitudine dei politici di governo, cita “le osservazioni scritte da Francesco Saverio Nitti nel suo "Meditazioni e ricordi" (Mondadori, 1953). I ministri inesperti - scrive Nitti – sono quelli che "hanno per abitudine di far cadere tutte le responsabilità sulla burocrazia e di dire che gli impiegati non valgono nulla - e così danno prova della loro incapacità, cioè di non saper utilizzare gli uomini secondo le loro attitudini".
Citare il prof. Sabino Cassese non è casuale, essendo stato il Ministro della riforma – il primo ciclo – che dopo il fallimento dei partiti e della I Repubblica, all’indomani di Tangentopoli, ha introdotto con il D.lgs n.29/1993, in attuazione alla legge delega n. 421/92, la separazione tra il potere politico di indirizzo e il potere della amministrazione pubblica della gestione e della responsabilità dei risultati.
La Sicilia, come di consueto, ha immediatamente recepito la riforma, dopo circa 10 anni con la L.r. 10/2000.
Gli obiettivi politici oggi sono puntualmente indicati, sia attraverso le note preliminari di accompagnamento del bilancio, in cui vengono specificate per ogni Dirigente generale, gli obiettivi, i programmi e le missioni, nonché il budget assegnato; sia attraverso il Piano triennale ed annuale della performance.
Atti tutti adottati dal Presidente della Regione Siciliana.
I Dirigenti generali sono nominati dal Presidente della Regione Siciliana.
Il raggiungimento degli obiettivi viene misurato dall’Organismo Individuale di Valutazione (OIV), (nominato dal Presidente della Regione Siciliana), in fase di verifica della relazione sulla performance, adottata dal Presidente della Regione Siciliana.
A questo scopo si avvale di uno strumento tecnico che è il Sistema di Misurazione e Valutazione della Performance (SMVP), approvato dal Presidente della Regione Siciliana.
L’OIV procede alla valutazione della performance organizzativa ed individuale, ed in seguito alle risultanze della valutazione, esercita la proposta di valutazione dei dirigenti generali al Presidente ed agli Assessori competenti.
Quindi, tutte le nomine e i principali atti di indirizzo politico sono espressione della volontà del Presidente della Regione Siciliana.
La domanda a questo punto è la seguente: perché scagliarsi genericamente contro i “regionali” e non contro i dirigenti generali? Non sarà forse perché, essendo i dirigenti generali espressione della fiducia politica degli altri partiti di governo, i suoi strali si trasformerebbero in ritorsioni politiche?
Tra l’altro, salvo valutazioni negative, la rimozione dei dirigenti generali è soggetta alla censura costituzionale.
Se infatti, vi è un problema di risultati non raggiunti, allora di sicuro ci saranno proposte di valutazione negativa dell’O.I.V. nei confronti della performance organizzativa ed individuale dei dirigenti generali, per il mancato raggiungimento degli obiettivi.
Di conseguenza, a cascata, ci saranno valutazioni negative dei dirigenti generali, nei confronti dei dirigenti ordinari, per responsabilità nel mancato raggiungimento degli obiettivi.
Di valutazioni negative però, non v’è traccia negli atti del Presidente della Regione Siciliana.
Quindi, se volessimo, per il solo gusto dell’esercizio di logica, ritenere vere le affermazioni del Presidente della Regione Siciliana, dovremmo pensare che il 20% delle ore lavorate dai propri dipendenti, consente il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Presidente e dagli Assessori, come attuati dai Dirigenti generali. Ma in questo caso la conclusione è che non vi è una programmazione consapevole e correlata alle effettive capacità di risposta dell’amministrazione regionale: sarebbe come dire che alla guida di una super car c’è un timido driver.
In questo senso, c’è un’ interessante documento del 7 ottobre 2019, con il quale l’OIV, nel validare la relazione della performance 2018 approvata dal Presidente della Regione siciliana, rileva:
  1. la mancanza di “obiettivi sfidanti, chiaramente espressi sia nei contenuti che negli indicatori, nei valori obiettivo”; con cui sostanzialmente il predetto OIV rileva una programmazione improntata al mantenimento della gestione ordinaria;
  2. la mancanza di “uno strutturale e strutturato presidio dell'attività di programmazione che consentano quindi di perseguire al meglio gli scopi istituzionali dell’Amministrazione e quelli specifici del Programma di governo”;
  3. “Non si riscontra essere stata realizzata una sistematica valutazione, ………. delle attività e dei servizi resi dall'Amministrazione”;
  4. la mancanza di “una strutturata previsione degli obiettivi di pari opportunità”;

Il documento conclude col “...raccomandare l'adozione di tutte le opportune iniziative allo scopo di dare attuazione alle indicazioni evidenziate nel presente documento finalizzate al perseguimento del più proficuo svolgimento del Ciclo della performance dell'Amministrazione Regionale”.
Ce’ da chiedersi se il Presidente della Regione abbia ottemperato alle sollecitazioni dell’OIV, oppure se le Osservazioni di Francesco Saverio Nitti ricorrano anche in questo caso.
Tuttavia, la riflessione amara è che esiste una logica iniqua di giudizio del personale pubblico della regione siciliana, al netto delle meno motivate ed operose pecore nere.
Nessuno ha mai pensato che il cedimento di un’opera strutturale è causa dei lavoratori, le responsabilità sono sempre dei vertici amministrativi e tecnici dell’impresa.
Nel caso del settore pubblico invece, quando si parla di responsabilità negative si parla sempre di impiegati, mentre quando si parla di risultati positivi si parla sempre di vertici politici e burocratici.
Carmelo Armando Aiello

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