Considerazioni sulla “Falsa Porta” di URFA/Göbekli Tepe e sulle due di URFA/Gurfa

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Nei nostri studi sulla Gurfa di Alia abbiamo sempre avuto come orientamento ed “unica certezza” la pista di ricerca che porta alla dimensione memoriale del Sacro. Per l’analisi e comprensione di “ciò che c’è attorno a noi”, oltre che alzare gli occhi per comprendere anche “cosa c’è sopra di noi”, come suggerisce esplicitamente quel suggestivo foro/Oculus all’apice della thòlos più vasta del Mediterraneo, occorre provare a guardare per “vedere meglio” dentro l’orizzonte del “costruito in negativo” degli ambienti antichissimi sopravvissuti alla catastrofe del tempo. Continuiamo a farlo a partire dal “sistema Tomba-Tempio” dei due vani monumentali, collegati da corridoio, al piano terra degli Ipogei. Proviamo ad osservare, oltre le ovvietà occasionali del loro riuso postumo, con gli occhi di chi ci ha preceduto nei millenni, che è il passaggio mentale necessario per dare un senso compiuto a tutto il resto. Argomentazione che si fa molto intrigante proprio per l’evidenza dei due “strani incassi a parete”, precisi ed ancora leggibili, a settentrione (nella “stanza a tenda/stalla/cripta funeraria” di Fig. 1) e ad oriente (nella thòlos di Fig. 2).

Fig. 1 – Ipogei della Gurfa: porta-incasso a parete Nord nella ‘stalla’, cripta-vano a tenda, del piano terra

Fig. 2 – Ipogei della Gurfa: porta-incasso a parete Est nella thòlos con OculusOpaion zenitale

A tutti gli effetti, esclusi altri scopi “profani” per la loro evidente illogicità funzionale, si tratta di due “False Porte di accesso per l’Aldilà”, così per come ne conosciamo da ambienti liturgici del post-mortem in contesti egizi, nelle Domus de janas sarde o in tombe monumentali etrusche (Fig. 3), per esempio. In particolare, la presenza di “False Porte” sulle pareti degli edifici tombali egiziani più importanti aveva lo scopo di consentire all’anima del defunto (il Ka) di transitare dal mondo dei vivi a quello dei morti. In breve: la “porta di comunicazione” fra il mondo dei vivi (di evidente rango elevato) e l’Aldilà funerario, che, a questo punto degli indizi raccolti, sembrerebbe valere anche in ambiente di cultura protostorica egeo-sicana, facendo quindi della Gurfa un punto di riferimento certo. Ne abbiamo scritto per cenni sommari di riferimento nel nostro libro La Via della Thòlos e ne riprendiamo adesso qualche altro aspetto di orientamento, a prescindere dalla loro datazione archeologica ma come elemento probante di “visione del mondo” sull’asse del fondamento plurimillenario di Tradizione e continuità delle civiltà. Ci serve per dare corpo concreto alla domanda retorica, fondamentale per il seguito degli studi: “valgono meno queste nostre Porte simboliche rispetto alle incontestabili e funzionalmente identiche “Porte” di celebrate necropoli/santuari pre-protostoriche? “

Fig. 3 – Tomba delle leonesse, necropoli di Tarquinia (VI sec. a.C.)

A sostegno, anche “metafisico”, della nostra interpretazione riportiamo l’autorevole citazione di un Maestro riconosciuto per tali studi, per orientarci su certe “vie d’uscita”  presenti nella manifestazione sensibile, nonostante il disincanto relativista del nostro tempo: “esiste realmente una ‘geografia sacra’ o tradizionale che i moderni ignorano … vi sono luoghi più particolarmente adatti a servire da ‘supporto all’azione delle ‘influenze spirituali’ … Ma cosa può importare ad un occidentale moderno che, per esempio, ci sia una ‘porta dei Cieli’ in un certo luogo, od una ‘bocca degli Inferi’ in un certo altro, dal momento che lo ‘spessore’ della sua costituzione ‘psicofisiologica’ è tale che assolutamente in nessuno dei due egli può provare qualcosa di speciale? Queste cose sono dunque letteralmente inesistenti per lui, il che, è sottinteso, non vuole affatto dire che esse abbiano cessato di esistere.” (R. Guénon, Il regno della Quantità e i Segni dei Tempi, ed. Adelphi, 1982, p.132)

A supporto di questo orientamento arriva dal fronte più avanzato della ricerca archeologica sul campo, che è  Göbekli Tepe (datazione circa 9600-8200 a.C.), la notizia del ritrovamento, facilmente verificabile sul web, di una pietra rettangolare con incasso quadrato scavato (Fig. 4), decorato da figure astratte ed animali scolpite e sistemata con cura in un recinto sacro con banchine utilizzato per riunioni o funzioni cerimoniali. L’interpretazione di quella struttura ad incasso nel muro suggerisce significati simbolici in un asse di attenzione chiaramente rituale: una “finestra” per le offerte e/o una “Porta per gli spiriti”.

Fig. 4 – Göbekli Tepe (circa 9600-8200 a.C.), “Falsa Porta”/blocco con “incasso” quadrato in un recinto sacro con banchine utilizzato per riunioni o funzioni cerimoniali.

Particolare curioso di grande fascinazione per la nostra ricerca: quel Tempio/Palazzo/Santuario di Göbekli Tepe si trova nell’areale anatolico dell’odierna Sanliurfa/URFA, che rimanda chiaramente al toponimo dei nostri Ipogei della URFA/Gurfa (!). Simmetria suggestiva da approfondire sicuramente per il seguito, anche con le idee che ci siamo permessi di esporre al Cap. IV.3 del nostro   La Via della Thòlos. Detto questo di importante ed essenziale, ci permettiamo di rinviare alle “immagini parlanti” allegate a questo intervento riassuntivo, con alcuni nostri disegni ricostruttivi dei due ambienti di piano terra della nostra URFA/Gurfa (Figg. 5 e 6).

Fig. 5 – Ricostruzione grafica prospettica dell’ambiente tholoide della Gurfa, con le parti mancanti: A – “Falsa Porta” ad oriente, B – Banchine perimetrali circolari a parete, C – Palo/gnomone centrale

Fig. 6 – Ricostruzione grafica prospettica dell’ambiente “stalla-vano a tenda”/Cripta funeraria dinastica  del piano terra della Gurfa con le parti mancanti: D – “Falsa Porta”/incasso a settentrione, E – Banchine perimetrali a parete simmetriche rispetto alla ”Falsa Porta”/incasso (demolite in parte o trasformate in mangiatoie laterali per l’uso a stalla), F – Foro di uscita del “Pozzo di discesa (per la Catabasi)” con accesso dalla terza “stanza” del livello superiore, 1 – Sesti ad incasso per trave di carpenteria del soppalco ligneo. 2 – Fori funerari segnaposto (sei per lato), 3 – Fori di incastro per carpenteria lignea del soppalco.

Il resto delle considerazioni sarà tema di altri interventi divulgativi, in particolare per  l’ “incasso/abside” sopravvissuto alla base della parete orientale dell’ambiente tholoide, che reca i segni fisici di più manomissioni, anche molto recenti, per la rimozione delle banchine laterali. Il riferimento straordinario, come ho già avuto occasione di scriverne, è questo reperto archeologico, che ne è una “citazione”: una tavoletta fittile votiva/Pinax (Fig. 7) trovata da scavo in un recinto/santuario a Polizzello da Dario Palermo nel 2000 ed esposto all’Antiquarium di Mussomeli, assieme al modellino di tempietto a thòlos che definisce quella facies culturale “certa” a qualche decina di km a valle della Gurfa, nel cuore della Chora di Kamikos teatro della Saga protostorica di Kokalos Dedalo e Minosse. La cosa impressionante è che il prof. Palermo scriveva (nel 2006) a commento trattarsi proprio di una “porta simbolica per un passaggio nell’oltretomba”. Il resto è ancora tutto da scrivere e questi nostri modesti contributi ne sono lo stimolo necessario.

Fig. 7 – Tavoletta votiva-Pinax trovata nello scavo archeologico di un recinto-santuario a Polizzello da Dario Palermo nel 2000 ed esposto all’Antiquarium di Mussomeli, assieme al modellino di tempietto a thòlos ritrovato nella stessa struttura.

Carmelo Montagna

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