Si parla dell’abbigliamento nel Settecento al Corso on line promosso da BCsicilia e Università Popolare

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Si terrà lunedì 1 novembre 2025 alle ore 17 la settima lezione del Corso on line “L’Abbigliamento in Sicilia: Storia, Arte e Tradizione popolare” promosso da BCsicilia e Università Popolare. Dopo la presentazione di Alfonso Lo Cascio, Presidente regionale BCsicilia, verrà affrontato il tema “L’abbigliamento nel Settecento: il secolo della grande nobiltà siciliana” curato da Maria Teresa Di Blasi, Storica dell’Arte e Presidente della Sede di BCsicilia di Catania. Il corso prevede nove lezioni e quattro visite guidate. Le altre lezioni ancora in programma si terranno: mercoledì 10 dicembre “Seta e fiori: vestirsi nell’Isola nel XIX secolo”; ed infine mercoledì 17 dicembre con “Il Novecento e la contemporaneità: abbigliamento, case di moda e stilisti siciliani”.

Le quattro visite guidate sono previste invece: a Palermo alla Casa Museo Raffaello Piraino, a Catania alla Sartoria teatrale Angelo Butera, all’Atelier Marella Ferrera Accademia della moda e del gioiello e all’Accademia della moda e del gioiello Harim, a Ragusa e a Scicli ai rispettivi Musei del costume, e infine a Firenze con la visita guidata a Palazzo Pitti, al Museo Gucci e al Museo Ferragamo. Obbligatoria la prenotazione. Per informazioni ed iscrizioni: Tel. 346.8241076 – Email: [email protected]. Alla fine del Corso verrà rilasciato un Attestato di partecipazione.

Molte informazioni sull’abbigliamento siciliano nel corso del Settecento si ricavano dai resoconti dei viaggiatori del gran tour che spesso si soffermano sulle descrizioni riguardanti il vestiario. L’abbigliamento del Settecento in Sicilia rifletteva sia le tendenze europee, specialmente quelle aristocratiche, sia l’abbigliamento tradizionale e popolare della popolazione rurale. Mentre la nobiltà indossava abiti sontuosi in seta, velluto e broccato, con forme come la crinolina, il popolo vestiva con abiti più modesti e funzionali, usando tessuti come il lino e la lana grezza, e capi come la fadedda (gonna), il jippuni (blusa) e lo scappularu (un cappotto pesante di lana) per le zone più fredde. La novità principale era la crinolina, che creava volumi ampi e imponenti, ma con svantaggi pratici (come l’ondeggiamento durante la seduta o l’apertura su un balcone). Si prediligevano tessuti ricchi come il velluto e il broccato, ma con il tempo si diffusero anche tessuti più leggeri. Sottogonne colorate, nastri, pizzi e volants erano comuni per decorare gli abiti. Anche il sistema ingegnoso dei bottoni sui fianchi, che permetteva di sollevare l’orlo dell’abito, era un dettaglio funzionale e di moda, specialmente per proteggere l’abito dallo sporco.

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