“Versi freschi e lievi” di Santo Atanasio: un diario di viaggio attraverso l’essenza dell’anima

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E’ difficile che la parola scritta, e in particolar modo i versi riescano a racchiudere, riassumere o evocare i sentimenti dispersi e complessi dell’essere, sino a tesserne impalpabili lodi, frammiste a intenti etici e rimpianti. E’ la difficile funzione stessa della poesia, complessa, ma che è propria del poeta. Funzione alla quale Santo Atanasio, poeta finissimo, e cesellatore del verso, adempie in modo perfetto nella sua raccolta di poesie “Versi freschi e lievi”. Non è una raccolta di versi sparsi, ma un diario di viaggio attraverso l’essenza dell’anima umana, un’ode alla complessità dei nostri sentimenti.

Le poesie sono raggruppate in sette sezioni tematiche. Vele spiegate, spinte da un vento che soffia dal rimpianto nostalgico di un tempo che fu all’introspezione intimistica, alle suggestioni evocate da fatti di cronaca, vissute ed espresse con profondo senso civico.

Si apre con la sezione “I. Versi in memoria”, ove l’autore con maestria poetica, dipinge immagini vivide che si riflettono nella profondità dell’anima, consentendo al lettore di esplorare, attraverso pennellate di intimità personale, emozioni universali. Nei versi, le parole, sempre ricercate, raffinate, si intrecciano come fili di luce, ed illuminano gli angoli più profondi ― talvolta anche oscuri della mente del lettore. Ogni verso è come una finestra aperta sull’anima dell’autore, scrutando dalla quale il lettore è delicatamente indotto a guardare parimenti dentro sé stesso  e scoprire  nuove profondità di significato e bellezza.

L’autore ricorda la madre nella poesia “Gli occhi di mia madre”. Dipinge un ritratto dell’amore materno: gli occhi bruni, metafora di costante amore e protezione; gli occhi celesti evocano un senso di purezza e divinità; il profumo del pane e delle preghiere costituiscono un elemento quasi mistico di calore e conforto: la madre è non solo espressione di amore terreno, è anche spiritualità pura e nutrimento dell’anima.

“Profughi-naufragio” è una poesia potente, che affronta con compassione il tema di cronaca del naufragio di un barcone carico di “cristi dalla pelle scura”, “vera ecatombe di vite umane”. Il poeta rende quasi palpabile l’orrore  e l’ingiustizia, spingendoci a riflettere sull’importanza di rispondere ‘cum-pathos’ e impegno alle tragedie che affliggono il mondo.

L’amore molesto e criminale trova  spazio nella poesia “A Giulia” ― dedicata a Giulia Cecchettin, barbaramente assassinata da chi diceva di amarla ―, poesia che, con metafore delicate come “pensieri-fiori”, “pensieri-abbracci”, “pensieri-preci”, diventa simbolo di lotta contro l’amore “mendace” e si candida a rimanere sempre fonte d’ispirazione per combattere il male attraverso un ricordo perenne.

Nella sezione “III. Nerore”, il poeta con sgomento condivide con il lettore la sua visione cupa della storia umana, enfatizzando la presenza pervasiva di odio e guerra nel corso della storia; c’è però, nello stesso tempo, un desiderio profondo di pace e speranza per la fine del conflitto in Ucraina nella poesia “Venga la pace”. Utilizzando immagini luminose come il sole che risplende e la gioia che rifiorisce ci trasmette la speranza di un futuro migliore, auspicato con brindisi di “calici di amore”. Questa visione ottimistica viene però stemperata dai versi di “Utopia”, nei quali la disillusione riguardo alla “diplomazia”, “la pace  universale”  come “altezza irraggiungibile”, evocano una sensazione di impotenza nel raggiungere un accordo duraturo e universale tra le nazioni; tema amaro che viene riproposto, con incredulità e sconcerto, in “Incomprensibilmente”, tragica riflessione lirica sulla continua violazione della dignità umana e sulla violenza “insensata” che continua ad essere perpetrata dagli esseri umani sugli esseri umani. E’ un grido di dolore, che richiama l’urgenza di porre fine alle “atrocità” e la necessità di un cambiamento positivo e radicale per l’affermazione della pace e della giustizia in tutto il mondo.

Questa tensione sociale e civile, questo orrore per la guerra e della guerra e per la violenza si addolcisce in “IV. Frammenti di preghiera”, un vero inno al pensiero di San Francesco d’Assisi, riconosciuto per la sua umiltà e la sua dedizione alla pace; preghiera alla speranza per un mondo migliore, linfa che lenisce e dà conforto, chiudendosi con un appello al Santo “poverello”,  affinchè sia “strumento di pace ― del Signore”.

La settima sezione, “VII. Mia linfa vitale”, è invece intrisa di suggestioni ed emozioni nostalgiche legate ai luoghi natii che diventano luoghi dell’anima. Castelbuono, borgo dove il nostro poeta è nato, viene dipinto con i colori delicati di un acquarello poetico: luogo magico, affascinante che “cattura i cinque sensi” e trasforma i pensieri in libertà. Diviene così, nella trasposizione poetica di Santo Atanasio, una fonte di nutrimento: “cibo per la mia fame, / acqua per la mia sete”. E’ un rifugio sicuro e accogliente “se tristezza o gelo è il mio profondo”, fonte arcaica e materna di spiritualità.

Al tema delle origini culturali si ricollega anche “Mattina, cielo isolano”: in essa cattura magistralmente l’atmosfera incantata della Sicilia, attraverso una serie d’immagini vivide e suggestive. La descrizione del cielo “puro” e luminoso evoca una sensazione di leggerezza, mentre “pensieri  lievi” e “odorosi” creano un’atmosfera di dolcezza e rimandano a un senso di rinascita e rigenerazione, restituendoci, come in una scultura a tutto tondo, piena, corposa, l’essenza della magia della Sicilia. E la bellezza della nostra terra è l’oggetto della lirica “La neve è scesa…”, dove, con la celebrazione della semplicità e della bellezza della natura, e con ardite similitudini tra ”guizzi di stupore” e “gran festa negli occhi”, viene aggiunto un elemento di nostalgia e contemplazione. La neve diventa così non solo un fenomeno naturale, ma anche un catalizzatore di emozioni e pensieri, che risveglia ricordi e sentimenti sepolti nella nostra interiorità. E potrei continuare a citare gli altri componimenti, tutti preziosi, che dipanano trame di emozioni, suggestioni e stati d’animo.

La raccolta è  dunque un viaggio che cattura l’essenza dell’esperienza umana in modo universale ed intimo allo stesso tempo. Incanta ed ispira, è testimonianza, ora dolorosa ora nostalgica, dell’uomo del nostro tempo. E’, ancora meglio, una testimonianza del potere della parola nel comunicare l’ineffabile e nel connettere le anime umane attraverso il tempo e lo spazio. Una raccolta che merita di essere letta, riletta e assaporata ripetutamente, perchè ogni volta rivela magicamente nuove sfumature di significato ed emozioni. E’ un piccolo tesoro da custodire, una fonte d’ispirazione per chiunque cerchi bellezza e poesia nella vita quotidiana.

Lina Arrigo

Copertina Versi di un anno