Di chi la colpa se in Sicilia il 60% dei giovani, fra i 15 ed i 24 anni, sono disoccupati?

Venerdì, 14 Agosto 2020 14:40 Scritto da  Pubblicato in Dillo a Espero
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Mentre la produttività ed il PIL si arretrano, in Sicilia più che nel Centro e nel Nord-Italia, il Centro Studi “Andrea Finocchiaro Aprile” esprime solidarietà a tutti i disoccupati siciliani, giovani e non  giovani, molti dei quali sono costretti ad emigrare.

Solidarietà anche agli imprenditori in crisi.
Non è, infatti, accettabile che qui, in Sicilia, il tasso di disoccupazione dei giovani (la cui età va dai 15 ai 24 anni) sia giunta, nel corso del tempo, al 53,8% o addirittura al 60%.
Ed è certamente altrettanto intollerabile lo scandalo che continui a mancare – nel mondo cosiddetto “politico” siciliano ad ogni livello - quella strategia siciliana per l’economia che potrebbe e dovrebbe valorizzare le potenzialità dell’Isola, le ricchezze naturali e le prospettive, le offerte turistiche, gli ineguagliabili patrimoni culturali, ambientali e archeologici. E soprattutto le doti di buona volontà, le capacità e la creatività, tipiche del popolo siciliano. Manca addirittura la valorizzazione della stessa posizione geografica di centralità mediterranea ed intercontinentale del nostro territorio.
La retrocessione economica della Sicilia è ancora più scandalosa – non casualmente – nel momento in cui (e nonostante tutto ciò che sappiamo) a livello internazionale vengono particolarmente apprezzati il “Born in Sicily” ed il “Made in Sicily”.
Viceversa, la classe politica siciliana (sia di Governo che di Opposizione), in tutt’altre faccende affaccendata, nella quasi totalità, si cimenta, soprattutto, nella corsa al trasformismo ed all’adeguamento alle più spregiudicate prospettive di carriera personale. Senza eccessive preoccupazioni per ciò che accade in Sicilia. Anzi: contrabbandandone, piuttosto, ciò che vi è ancora di contrabbandabile.
Vanno inesorabilmente avanti, così, i progetti sfascia-sicilia, con la creazione di tante “sicilicchie” e di tanti municipalismi e localismi associati che hanno lo scopo di mettere fuori gioco, non soltanto la dimensione “regionale”, ma anche e soprattutto l’unica, vera, grande Sicilia.
Insomma: la tecnica del “Divide et impera” e delle grandi manovre in corso, sempre più spregiudicate ed arroganti, “puntano” a ricostruire il centralismo romano e l’egemonia settentrionale, sull’esempio e nel solco dei partiti, dei movimenti e dei gruppi di potere ”post-unitari” (Regime fascista compreso) e precedenti all’entrata in vigore della Costituzione vigente, che non sembra possa avere lunga vita.
È appena il caso di fare rilevare che la tecnica del “Divide et impera” è sempre di moda per rafforzare i vincoli coloniali (sempre di moda in Sicilia .…. mutatis mutandis).
La parentesi della Costituzione del 1948, pertanto - dopo 72 tormentati anni – sembrerebbe ormai conclusa, come dimostrano, peraltro, le cronache parlamentari, quelle giornalistiche ed anche quelle giudiziarie.
A quanti festeggiano la morte dello Statuto Speciale di Autonomia e la fine della stessa Regione Siciliana, vorremmo suggerire di “festeggiare” anche la riapertura della Questione indipendentista siciliana.
Sì, perché la cancellazione, peraltro unilaterale, del “pactum” rimette tutto in discussione. Non si trattava, infatti, di un patto qualsiasi, ma del patto fra i rappresentanti del Popolo Siciliano in armi e lo Stato Italiano. Il pactum, cioè, sul quale “poggiavano” la tregua, lo Statuto Speciale e la stessa Autonomia Regionale. Un’autonomia ed uno Statuto, peraltro, malamente gestiti, l’una e l’altro, proprio dalle forze politiche che oggi pontificano sulle divisioni particolaristiche e municipalistiche in Sicilia e sul rilancio del Centralismo Statale e nord-centrico, ai quali abbiamo accennato.
Ci siano, infine, consentite alcune riflessioni.
Così come è avvenuto nella storia della Sicilia per millenni, la Sicilia  - la Nazione Siciliana – non potrà mai essere cancellata. L’ascarismo dominante in sicilia si sta, quindi, vendendo la proverbiale “gatta nel sacco”.
I disoccupati siciliani, la Sicilia produttiva ed il popolo siciliano tutto, a loro volta, vanno comprendendo che la classe politica ed i partiti dominanti in Sicilia non hanno meritato né meritano alcuna delega. Tantomeno la delega a sfasciare la Sicilia.
Ma l’Indipendentismo siciliano democratico, forte e puro, non resterà certamente ad assistere passivamente allo scempio della Sicilia in corso.
Rimane più che mai schierato a difesa del diritto al lavoro, allo sviluppo, alla produttività, all’avvenire, a fianco dei disoccupati, giovani e non giovani. E a difesa del Diritto della Sicilia di tornare nei consessi internazionali dai quali oggi è esclusa.
Presidente Centro Studi
“Andrea Finocchiaro Aprile”
(Giuseppe Scianò)

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