Frutta a rischio di estinzione: dal Consorzio universitario della provincia di Palermo, il progetto per salvarne diverse varietà

Giovedì, 07 Settembre 2017 19:54 Scritto da  Pubblicato in Comprensorio
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Da sinistra_Damiano Cerami, Vincenzo David, Gaetano La Placa, Vittorio Li Puma Da sinistra_Damiano Cerami, Vincenzo David, Gaetano La Placa, Vittorio Li Puma
Si chiama “Madbios” il progetto del Consorzio universitario della Provincia di Palermo messo su per recuperare diverse varietà di mele, pere, pesche, susine, albicocche e frassini diversamente a rischio di estinzione.
Si tratta di varietà tipiche della tradizione siciliana, coltivate regolarmente in Sicilia fino a qualche decennio fa, e per salvaguardarle è stato messo su il Centro Pubblico di Conservazione della Biodiversità Molte di queste specie recuperate risultavano ormai abbandonate e quasi del tutto dimenticate dalle nuove generazioni di agricoltori.

Sei agronomi si sono messi alla ricerca di un melo, di un pero, di un albicocco antico… facendosi strada «lungo territori abbandonati nel cuore della Sicilia – ricorda l’agronomo Vittorio Li Puma –seguendo soprattutto le indicazioni dei contadini più anziani che, scavando nei ricordi di gioventù, segnalavano l’esistenza di quel pesco e di quel melo in quella determinata zona».

Oltre un anno di lavoro e più di 1.500 accessioni di germoplasma per recuperare e classificare, tra le altre, cinque diverse specie di albicocco, otto specie di pesco, dieci specie di susino, 15 varietà di frassino, sei specie di meli e ben 18 varietà di peri antichi.

Il centro è diviso su tre campi: uno a Pollina (dove sono state innestate le varietà di frassino), uno a Castelbuono (dove sono state innestate le varietà di albicocco, pesco e susino) e uno a Isnello (dove sono state innestate le varietà di melo e pero).

«I tre campi di collezione del Centro Pubblico di conservazione della biodiversità, oltre alla finalità scientifica volta alla conservazione e salvaguardia del germoplasma recuperato – ricorda il direttore del Consorzio Universitario della Provincia di Palermo, Antonino Ticali – hanno anche una particolare valenza socio-economica connessa alla sempre maggiore richiesta di cultivar e specie adatte alle particolari condizioni pedoclimatiche locali». E aggiunge: «Il fine è quello di caratterizzare e sviluppare una agricoltura identitaria di qualità e fornire materiale vegetale di propagazione certificato, per rilanciare quello straordinario patrimonio di frutti autoctoni siciliani che stavamo quasi per perdere. Questo progetto – ricorda – è andato avanti anche grazie al sostegno delle comunità locali».

Grazie al progetto MadBios sono ricomparsi tra i frutteti la mela “lappedda” o il pero maiolino detto anche “piriddu majulino” o “piru pirmintì” per via della maturazione precoce o, ancora, “settimbucca” per via delle piccole dimensioni.

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