Campofelice di Roccella. Il trionfo del Kitsch

Domenica, 24 Agosto 2014 11:51 Scritto da  Pubblicato in Dillo a Espero

Le luminarie che quest'anno addobbano la chiesa di Campofelice di Roccella per la festa patronale non sono passate inosservate a molti, in molti hanno espresso le loro critiche. Raccogliamo di seguito le osservazioni del dottore in Storia dell'Arte Giuseppe Fazio che non usa mezzi termini.

"Dice un famoso proverbio latino: «De gustibus non est disputandum». Sacrosanta verità quando i gusti sono a servizio della propria persona e non invadono la possibilità, anche estetica, di poter fruire liberamente ad altri degli spazi pubblici.

Chi si occupa di far vivere alla collettività eventi, feste, luoghi, ancor quando temporanei, e soprattutto l'evento annuale che di solito è il momento unificante di identità per una piccola comunità come la nostra, cioè la festa del santo patrono, deve sapere usare criteri di scelta che esigono non solo il rispetto per i luoghi e le istituzioni oggetto di “abbellimento” effimero, ma che sappiano anche dosare gli elementi che fanno l'aria di festa esteriore in modo ponderato, perché la smania dell'eccesso genera nella maggior parte dei casi lo sconfinamento nel cattivo gusto.

Da qualche anno si assiste invece nella nostra comunità, soprattutto per la festa della Santa patrona, ad un'escalation ormai senza fine di sovraesposizione visiva, che quest'anno ha raggiunto il suo culmine nell'addobbo della facciata della chiesa, vero e proprio esempio di Kitsch. Che cosa intendo con questo termine lo faccio dire a un importante artista e critico d'arte: «Il concetto di kitsch accomuna l'innocente santino a un grattacelo con le finestre in stile gotico, una torta nuziale a più piani a un truculento film di vampiresse, un orologio a cucù a una bomboniera... Esso è qualcosa di diverso dal semplice “cattivo gusto”... poiché il termine si applica a opere letterarie, musicali, pseudoartistiche caratterizzate da una vistosa banalità, se non volgarità, o da ingenue sdolcinature sentimentali» (Gillo Dorfles, Il Kitsch, Mazzarotta, Milano 1997, p. 206). Come si vede è molto facile scambiare un oggetto kitsch, anche di buon artigianato o addirittura un quadro, con un'opera d'arte o con un bel decoro; e sicuramente la facciata della chiesa, mitragliata da innumerevoli chiodi per fissare delle luminarie di dubbio gusto e con la novità del portico effimero che ha tutta l'aria dell'ingresso alla casa degli orrori nella fiera di Beldingsville, rientra proprio nella categoria del Kitsch, ponendosi come l'esatto contrario del Bello che invece è “Nobile semplicità e calma grandezza”, secondo l'incomparabile definizione di Winckelman.

Ma questo eccesso cui siamo sottoposti non si limita purtroppo soltanto a questa sorta di “inquinamento” visivo, ma ci viene propinato anche sotto forma di “inquinamento” acustico, allorché in ogni momento della giornata e ad ogni angolo dove passa la processione della nostra Santa vengono scoppiati petardi di varia natura e in un numero che neanche nelle riprese di un film sulla Prima Guerra Mondiale. Così non si solennizza né la giornata né la processione, si crea solamente disturbo e panico fra i bambini e gli animali.

Bisognerebbe che chi è designato a questo lavoro non si lasci guidare soltanto dalla sua buona volontà ma che quantomeno si vada a studiare che cos'erano gli apparati effimeri, i colpi di cannone e i “giuochi di fuoco” nelle feste del Sei e Settecento dei nostri paesi, o se volesse fare di più, fare delle ricerche su come si svolgevano le feste a Campofelice nei secoli passati per ritornare alle vere nostre tradizioni, che lasciamo abbandonate nei cantucci del nostro dimenticatoio, e non creare nuove mode, effimere come le luci e i botti della festa. Un esempio su tutti. Ogni volta che la processione della nostra patrona passa nei viali stretti dalla morsa dei banchi ambulanti di vendita mi viene sempre in mente l'episodio di Gesù con i venditori del tempio, e sinceramente mi verrebbe di agire allo stesso modo; ora io mi chiedo: a Campofelice abbiamo la fortuna di avere una piazza che anche nel nome conserva lo scopo per cui è nata, piazza Commercio, una sorta di Piazza delle Erbe del Sud, perchè le fiere e il mercato ambulante settimanale non può ritornare a essere là dove i nostri padri l'avevano previsto, sistemando e attrezzando quello spazio nel modo più opportuno?

E speriamo, infine, che almeno quest'anno possiamo essere risparmiati dal canto dell'Ave Maria a fine processione (sono certo che Schubert si rivolta continuamente nella sepoltura perchè la sua composizione più brutta e travisata è diventata la più famosa!), non per chi la canta, non mi permetto di giudicare, ma perchè completamente fuori contesto: Santa Rosalia non sta facendo un ricevimento di nozze e non ha alcun rapporto di parentela con la Maria del lied. Semmai si potrebbe proporre di cantare uno degli inni composti per la nostra santa, per gridare tutti insieme di vero cuore: Viva Santa Rosalia".

 

Giuseppe Fazio

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