Condannato il capo della banda di “bravi ragazzi” che avevano messo a “ferro e a fuoco” il territorio

Giovedì, 21 Marzo 2013 09:31 Scritto da  Pubblicato in Madonie
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Condanna definitiva a due anni e 18 giorni di reclusione (pena patteggiata in seguito a giudizio immediato) per Alfio Samuele Zingali, la mente della banda che nei primi mesi dello scorso anno aveva messo a “ferro e a fuoco” il territorio madonita ripulendo decine di appartamenti e ville.

Come si ricorderà all’alba dello scorso 17 luglio, nel corso dell’operazione denominata “Moonlight” (Chiaro di Luna), gli agenti del Commissariato di Cefalù arrestarono ben nove soggetti, tra cui due donne, un indiziato di mafia di Randazzo ed un paio di ragazzi incensurati, componenti di una banda senza scrupoli che col tempo aveva pure messo da parte un piccolo arsenale e che individuava le vittime non solo tra i clienti di un’estetista (compagna dello Zingali ed arrestata nel corso della stessa operazione), ma anche tra parenti e conoscenti. Alfio Samuele Zingali, trentunenne originario di Catania trasferitosi da poco a Castelbuono, era titolare di un noto negozio di autoricambi per auto e moto della cittadina madonita, la “Sel Autoricambi”, che utilizzava in realtà come base operativa dei “colpi” che venivano pianificati dalla banda, anche con scadenza giornaliera. Dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali cui era stato sottoposto, lo Zingali si vantava di forzare le abitazioni con precisione chirurgica e in alcuni casi risultava avere ordinato una serie di danneggiamenti ad auto e moto sperando che le vittime si sarebbero poi rivolte al suo esercizio commerciale per acquistare i pezzi di ricambio. Oltre ad agire con il proprio clan Zingali aveva pure una rete di “fornitori” di gioielli, sottopagati e rivenduti a ricettatori di Petralia Sottana. Zingali costituiva insomma il punto di riferimento di quei “bravi ragazzi” di Castelbuono che oramai, grazie anche alla disponibilità di diverse armi, puntavano al salto di qualità, a colpi forse più “seri” dei furti in casa; per fortuna prima che “ci scappasse il morto” lo scorso mese di luglio arrivarono gli agenti del Commissariato di Cefalù.

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