A seguito del precedente articolo, entriamo direttamente nel campo che caratterizza questa rubrica.
Occorre subito dire che il Medioevo non è un periodo naturale, bensì una categoria costruita storiograficamente a posteriori. Ovviamente, le popolazioni medievali non si definivano “medievali”, dato che il termine non esisteva ancora.
Creare una soglia “medievale” dà senso alla tripartizione Storia antica / Medioevo / Storia moderna.
C’è una concentrazione concettuale decisiva verso il 1550, quando nelle Vite de’ più eccellenti pittori di Giorgio Vasari, l’autore parla di “rinascita” per designare una sorta di rinnovamento (con Giotto e Cimabue). Con questa affermazione, va da sé che il periodo di mezzo fu profondamente disprezzato.
Francis Bacon, all’inizio del XVII secolo, critica la scolastica e parla dei ritorni ciclici della storia: in tali cicli vi è anche un momento caratterizzato dall’ignoranza, associato proprio al bistrattato Medioevo.
Tirando le somme, possiamo affermare che la categoria “Medioevo” non è neutra, anzi. Essa porta con sé un giudizio di valore e, in qualche modo, influenza il giudizio sugli altri periodi, mentre da essi è a sua volta influenzata: antichità idealizzata / intervallo svalutato / rinnovamento liberatore.
In Francia si avrà poi un’istituzionalizzazione con una sorta di quadripartizione: Storia antica / Medioevo / Storia moderna / Storia contemporanea.
Le date chiave del Medioevo restano dibattute, perché tra il 476, il 1453 e il 1492 si collocano processi troppo complessi per essere riassunti in poche righe.
Ma allora, quale data scegliere? Qui viene il bello. Non occorre scegliere una data valida per tutti, perché, se stiamo facendo una ricerca, bisogna porsi un’altra domanda: qual è la data pertinente per il mio problema, per il mio terreno e per le mie fonti?
Edoardo Torregrossa





