Termini Imerese: “Il Carnevale trova senso nella sua collocazione storica e culturale”. Messaggio dei Parroci alle comunità parrocchiali

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A seguito della scelta dell’amministrazione comunale di Termini Imerese, a causa delle previste condizioni meteo avverse, di annullare le manifestazioni e posticipare i festeggiamenti del Carnevale alla domenica successiva, prima di Quaresima, i parroci hanno inviato un messaggio congiunto a tutti i fedeli delle Comunità Parrocchiali per affermare che “Il Carnevale trova senso nella sua collocazione storica e culturale: è il tempo del ridere, della creatività, della leggerezza. Mischiare questi due tempi significa correre il rischio di perdere la bellezza di entrambi. Custodire la distinzione dei tempi non è un formalismo: è un gesto di cura, un modo semplice e bello di rispettare la vita spirituale e comunitaria, affinché ogni festa e ogni cammino abbiano il loro sapore e la loro verità”. E senza, sottolineano, alcun intento polemico, ritengono opportuno ribadire che la prima domenica di Quaresima, per un cristiano consapevole, è un giorno che appartiene a un cammino di raccoglimento e di conversione.

Di seguito il testo integrale della lettera.

Messaggio congiunto dei Parroci a tutti i fedeli delle Comunità Parrocchiali di Termini Imerese

Carissimi fratelli e sorelle, in questi giorni abbiamo appreso, con un certo rammarico, della decisione di posticipare i festeggiamenti del Carnevale alla prima domenica di Quaresima, per motivi legati alle previsioni meteorologiche.

Comprendiamo il desiderio di preservare una tradizione che accompagna da anni la vita della nostra Città, un evento che richiama l’impegno di molti: i carristi, gli artisti, i giovani che con entusiasmo animano le piazze e tutte le persone che, con passione e dedizione, contribuiscono alla vitalità culturale, sociale ed economica della comunità. A quanti vi lavorano con impegno sincero va la nostra stima e riconoscenza. Tuttavia, proprio perché riconosciamo questo valore, sentiamo anche la responsabilità di riflettere sul senso del tempo e sul modo di custodire, come comunità cristiana, il significato dei tempi liturgici.

Nella tradizione culturale non solo di Termini Imerese, il Carnevale ha sempre preceduto l’inizio della Quaresima, invitando a vivere un tempo di festa che trova senso proprio perché anticipa il silenzio e il raccoglimento quaresimale. Con le Ceneri, infatti, inizia la Quaresima: quaranta giorni che la Chiesa vive come cammino di conversione, di preghiera più intensa, di ascolto della Parola di Dio, di carità concreta e di sobrietà.

Per noi cristiani, la prima domenica di Quaresima non è un giorno qualunque: segna l’ingresso pieno nel deserto di questo itinerario spirituale. In essa la comunità cristiana si raccoglie per rinnovare la propria adesione al Signore e intraprendere un cammino di rinnovamento interiore (cfr. SC 109; CCC 1438; Paschalis Sollemnitatis, 6).

La Quaresima è un tempo che chiede un clima diverso, uno stile più essenziale, un cuore disponibile al silenzio e alla riflessione.

Non intendiamo in alcun modo sminuire il valore umano e comunitario del Carnevale, né opporci alle scelte civili o alla partecipazione della Città a questa manifestazione. Ci preme, piuttosto, offrire una riflessione serena per evitare confusione: i tempi della vita, per la comunità cristiana, non sono neutri. Esiste un ordine dei giorni, un ritmo che alterna festa e sobrietà, esuberanza e silenzio, celebrazione e penitenza.

Quando queste differenze vengono appiattite, il senso stesso del tempo rischia di sfumare, e con esso la profondità dei gesti e delle esperienze che esso custodisce. Come ci ricorda il libro del Qoèlet: «C’è un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per fare lutto e un tempo per danzare» (Qo 3,4).

Il Carnevale trova senso nella sua collocazione storica e culturale: è il tempo del ridere, della creatività, della leggerezza. Mischiare questi due tempi significa correre il rischio di perdere la bellezza di entrambi. Custodire la distinzione dei tempi non è un formalismo: è un gesto di cura, un modo semplice e bello di rispettare la vita spirituale e comunitaria, affinché ogni festa e ogni cammino abbiano il loro sapore e la loro verità. Per questo, nel dialogo autentico e senza alcun intento polemico, riteniamo opportuno ribadire che la prima domenica di Quaresima, per un cristiano consapevole, è un giorno che appartiene a un cammino di raccoglimento e di conversione. La concomitante celebrazione del Carnevale potrebbe essere percepita come una contraddizione e una indebita sovrapposizione di due eventi con significati profondamente diversi. Evitare la possibile confusione è un modo per rispettare la storia, la cultura e la sensibilità di fede di tanti uomini e donne della nostra Comunità. Con spirito di collaborazione, confidiamo che nei prossimi anni il Carnevale possa essere programmato in modo da concludersi con il Martedì Grasso, come tradizione, lasciando alla Quaresima il suo carattere proprio così da tutelare la diversa natura dei tempi. Affidiamo queste parole alla vostra maturità e alla vostra fede. Continuiamo a camminare insieme, nella stima reciproca e nella collaborazione, perché la nostra Città sappia custodire sia la gioia della festa sia la profondità dei tempi santi che scandiscono la vita cristiana.

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