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Home Rubriche Viaggi nella mente Sogni paranormali: il sonno può portare a incursioni nel futuro?
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  • Viaggi nella mente

Sogni paranormali: il sonno può portare a incursioni nel futuro?

Da
Redazione
-
11 Gennaio 2026
0
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    Il mistero del sonno e dei sogni ha da sempre affascinato l’uomo, forse per la sua stessa paradossalità. Da un lato infatti durante il sonno l’uomo è totalmente inconsapevole, privo di coscienza, inattivo, del tutto in balia degli eventi esterni. Dall’atro, giusto in questo momento di quasi morte apparente, si aprono misteriosi passaggi verso una realtà diversa, del tutto irreale, da vissuta dal dormiente come vera. Fatti di personaggi, eventi, situazioni, storie che sono vissute come reali, e che poi svaniscono all’atto del risveglio. E’ quindi ovvio che il sonno sia stato sin dall’antichità più remota visto come un ‘passaggio’ ad una realtà ‘altra’, rispetto a quella dello stato di veglia: il sogno, che nella sua evanescenza comunque veicola sostanzialmente un altro stato di coscienza, che parla un suo linguaggio, del tutto diverso da quello che utilizziamo nella nostra vita diurna. La diversità consiste nello stravolgimento delle coordinate spazio-temporali, e nell’emergere di immagini, pensieri e azioni che da svegli sarebbero impensabili. Messaggi criptici, che necessitano di una decifrazione. E infatti, l’interpretazione dei sogni è da sempre stata una vera ossessione per la nostra specie, nel tentativo di  creare una vera arte della decodificazione dei messaggi onirici. Il più antico ‘codice’ occidentale per interpretare i sogni può essere considerato l’Oneirocritica, scritto dal greco Artemidoro di Daldi nel II secolo. E’ un’opera in qualche modo monumentale, una vera enciclopedia dell’interpretazione dei sogni, suddivisa in cinque libri, i primi tre dei quali erano rivolti al ‘grande pubblico’, mentre gli altri due avevano una funzione per così dire didattica’, in quanto erano stati scritti per il figlio al quale voleva insegnare e tramandare l’arte. Si trattava insomma di un vademecum, una guida pratica all’interpretazione dei sogni. Non si trattava di un’opera da poco, visto che ad essa fece persino riferimento Sigmund Freud nella sua celeberrima ‘L’interpretazione dei sogni’, pubblicata nel 1900 e che avrebbe dato fuoco alle polveri della nascente psicoanalisi. Ma tra l’epoca di Artemidoro e quella di Freud, le chiavi di lettura dei sogni sono state tantissime, specialmente nel contesto della cultura popolare. In genere possiamo distinguere, oggi, tre modelli generali di interpretazione. Il primo è ovviamente scientifico: il sogno è quindi l’espressione di contenuti inconsci della nostra mente, espressi spesso in maniera simbolica; compito dell’interpretazione è quindi quello di decifrare il simbolo e così decodificare che ruolo ha nella dinamica del sogno. E’ il tipico approccio della psicoanalisi e della psicologia dinamica. Ma esistono anche chiavi di lettura per così dire popolari, secondo le quali un sogno può avere significati diametralmente opposti al suo contenuto manifesto: sognare una cosa bella è indicativo di qualcosa di negativo e viceversa. Così, se sogniamo un mare tranquillo, è presagio di difficoltà; se lo sogniamo tempestoso e sporco, è presagio di eventi favorevoli. Classico, nella nostra cultura l’esempio del sognare di calpestare una cacca per strada: dovrebbe indicare che avremo delle entrate economiche inaspettate…

    Questo modello di sogno, abituale sino alla noia, però talvolta viene sconvolto dall’irruzione di fenomeni misteriosi: un individuo sogna di un fat­to che poi l’indomani accade pun­tualmente. Spesso questi fenomeni seguono delle strane dinamiche intra-familiari, come in un caso che ebbi modo di indagare diversi anni fa a Palermo.

    Giuseppe e i suoi parenti

    Giuseppe F. era allora uno studente univer­sitario. Il padre – un distinto e simpatico signore di mezza età – era impiegato presso una ditta; la ma­dre era una casalinga gentile e affabi­le. Ultimo di quattro figli, Giuseppe viveva insieme alla famiglia e alla nonna materna. Si trattava di una fa­miglia molto unita e molto legata alle tra­dizioni. I vincoli affettivi tra tutti i membri del “clan” familiare erano in genere molto stretti e intensi, cementati dalla pressoché comune adesione a valori etici condivisi. l fenomeni di cui i membri della famiglia F. erano periodicamente protagonisti erano le previsioni di eventi spiacevoli che riguardassero la loro famiglia e tali previsioni si pre­sentavano generalmente sotto forma di sogni simbolici. Spesso i sogni riguardavano la carriera universitaria di Giuseppe. Bravo studente di giurisprudenza, si trovò ad affrontare un esame particolarmente difficile. La notte precedente gli e­sami la madre sognò una fila di tombe. Ebbe la certezza al mattino che gli esami di Giuseppe sarebbero andati male; non gli disse nulla per non suggestionarlo, ma la sua in­tuizione risultò perfettamente fondata: Giuseppe fu bocciato. Il secon­do esame fu pure preceduto dallo stesso identico sogno, ed anche quella volta Giuseppe fu bocciato. Lo stesso sogno si presentò per il terzo esame, e uguale fu il risultato. La quarta volta, la notte prima degli esami, la signora S. fece un sogno diverso. Sognò di stare spazzando la tomba nella quale è sepolto uno zio di Giuseppe. Nel sogno il defunto le apparve vivo e sorridente. La stessa notte il sogno fu «continuato» da Antonella, sorella maggiore di Giuseppe: questa sognò di stare lavando la stessa tomba. La signora F. ebbe la certezza che gli esami sarebbero an­dati bene, cosa che in effetti avven­ne. Non si trattò di una eccezione: ogni volta che Giuseppe doveva fare esami, la madre sapeva sempre in antici­po quale sarebbe stato il risultato: se gli esa­mi dovevano andar bene, la signora non sognava assolutamente nulla. Se dovevano andar male, allora si ripeteva sempre la stessa scena onirica: una fila di tombe. La prima obiezione, ovvia, è che essendo magari uno studente distratto o poco incline allo studio, fosse facile, per la madre, prevedere che gli esami potevano andar male, per una semplice aspettativa ansiosa. Ma le cose non stavano affatto così. Giuseppe godeva la fama di studente attento e scrupoloso. Né le previsioni della signora F. finivano qui, o erano li­mitate agli esami di Giuseppe. Anche durante la carriera accademica della figlia Antonella, ogni esame era ac­compagnato da un sogno costante che, in forma simbolica, esprimeva un contenuto precognitivo. La figlia era una studentessa universitaria mol­to brillante. Prima di ogni esame, che sistematicamente si concludeva con il massimo dei voti, la signora F. sognava sempre un cavallo che andava tranquillamente al trotto, ed era certa del fatto che l’esame sarebbe stato superato. In una sola occasione il sogno mutò: invece di sognare un cavallo al trotto, vide in sogno un asino ca­rico di pesi che arrancava faticosa­mente in salita. Quella volta l’esame si concluse con una votazione più bassa delle altre, e fu il peggiore della carriera universitaria di Antonella. Anche in questo caso i sogni in questione si presentavano esclusivamente prima di un esame e non in altre occasioni.

    Il sogno, però, più costante di natura premonitrice era quello nel quale compariva la nonna patema. Sognare la nonna paterna costituiva sempre un avvertimento. Significava che l’in­domani dovrà accadere qualcosa di infausto per la famiglia, un evento spiacevole. È un fatto, questo, del quale si sono accorti a posteriori dopo aver constatato per un buon numero di volte questa strana corri­spondenza tra l’apparizione in so­gno della nonna e un evento in qualche modo spiacevole. Riporto alcuni casi: 1) una notte (era la vigilia di Natale) il signor F. sogna la madre. L’indomani si reca insieme a Giuseppe al cimitero (era domenica) per andare a visitare i propri cari defunti. Mentre erano in automobi­le, il padre effettuò un banale sor­passo. La macchina sbandò e urtò contro un muro. A distanza di al­cuni giorni vennero a sapere che la macchina era slittata su una mac­chia d’olio che si trovava proprio in quel punto della strada. 2) La si­gnora S. sogna la suocera. L’indo­mani, un fratello e la sorella di Giuseppe, si recarono in auto a fare delle compere ed ebbero un incidente, anche stavolta senza alcuna conseguenza per loro. 3) Il si­gnor F. soffriva di calcoli renali. Ogni colica era sistematicamente preceduta da un sogno in cui compariva la ma­dre. Il sogno poteva essere fatto da chiunque in famiglia, tranne che dal diretto interessato. 4) In un altro caso fu la sorella di Giuseppe, Gio­vanna, a sognare la nonna paterna. L’indomani mentre si trova da­vanti ad un voluminoso spec­chio fissato, come spesso d’uso, ad un’an­ta dell’armadio, si spostò casual­mente. Nemmeno un secondo dopo lo specchio si staccò e cade per ter­ra. Giovanna evitò d’un soffio d’es­sere travolta. La cosa più strana ri­guarda il modo in cui lo specchio si staccò. Esso era infatti fissato, all’e­stremità superiore e a quella infe­riore, da due perni metallici. Per staccare lo specchio occorreva spo­stare i due perni che invece rimase­ro fissi come al solito. Sembra piut­tosto difficile spiegare – a detta dei membri della famiglia F. – co­me mai lo specchio si sia staccato. Gli e­sempi che ho riportato sono soltan­to indicativi. Il sogno della nonna era sempre considerato come segnale di un pericolo che incombeva sulla fa­miglia; ogniqualvolta la nonna pa­terna appariva in sogno a qualcuno, si verificava un evento spiacevole. Appare ovvio che tutti questi fenomeni si prestano in apparenza ad una spiegazione puramente psicologica. E’ il fenomeno della cosiddetta ‘profezia che si autoavvera”. Si tratta di un concetto originariamente introdotto nelle scienze sociali dal sociologo statunitense Robert K. Merton e poi ‘importato’ in psicologia. Consiste nel fatto che quando una persona è convinta o preoccupata del fatto che certi eventi futuri possano verificarsi, modifica il suo comportamento (inconsapevolmente) in maniera tale da causare involontariamente quegli eventi, da far si, cioè, che essi si verifichino davvero. E’ un modo di pensare che è tipico delle persone superstiziose. L’esempio tipico può essere quello dello studente che deve fare esami e che è convinto che un maglione di un certo colore gli porti fortuna. Se non lo indossa aumenterà il suo stato d’ansia, che agendo sui meccanismi psicologici della concentrazione e della memoria, lo porteranno inconsapevolmente ad essere più distratto, meno “performante” e avrà quindi molte più probabilità di non superare l’esame. Ma, nel caso che ho descritto questa spiegazione, dalla logica ferrea, non fornisce una spiegazione adeguata.

    Nella maggioranza di casi riportati gli eventi verifica­tisi successivamente ai sogni sono stati del tutto indipendenti da qualsiasi a­zione del soggetto, come nel caso della morte di parenti o, per esem­pio, dello specchio che misteriosa­mente si stacca da solo.

    Quale spiegazione, allora? Resta soltanto l’ipotesi, non certo recente, che i sogni, così come in genere gli altri stati di coscienza, diversi da quello vigile, aprano dei varchi nella nostra comune percezione del mondo, attraverso i quali si possano insinuare informazioni o cognizioni che in uno stato di coscienza normale, non riescono a varcare la soglia della consapevolezza.

    Durante il sogno, cioè, è come se si potessero più facilmente aprire quelle che lo scrittore Aldous Huxley chiama in un suo celebre saggio “le porte della percezione”, parlando delle sue esperienze personali con l’uso della mescalina, un allucinogeno che provoca stati alterati di coscienza. E il sogno, in fondo, non è che uno stato allucinatorio naturale che apre proprio quelle porte. E durante le ore del sonno l’ingresso attraverso di esse è libero. Anche, forse, in direzione del futuro…

    Giovanni Iannuzzo

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