Cefalù, il percorso di Angela Di Francesca tra impegno civile e talento artistico

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A dieci anni dalla scomparsa, prematura e drammatica, di Angela Di Francesca, pubblicamente Angela Diana Di Francesca, con il nome che aveva scelto in omaggio a Cefalù e all’universo femminile incarnato dalla più indomita e riservata fra le divinità, la famiglia e principalmente il marito Giovanni Cristina e la figlia Marzia, hanno voluto organizzare un incontro pubblico per ricordarla.

L’incontro ha avuto luogo nei locali del Cinema Di Francesca, attività storica della famiglia Di Francesca alla quale Angela era molto legata già dalla sua nascita, non solo per il cognome che portava ma per il fatto di essere nata nella casa che del cinema è la estensione strutturale, essendo posta al piano superiore del medesimo edificio.

Una intensa celebrazione, lontanissima da qualunque aspetto di retorica, che ha riunito nel nome e nel ricordo di Angela Di Francesca, le cariche istituzionali della città, nella persona del Sindaco, Daniele Tumminello, del vicesindaco e di vari assessori, alcuni dei quali  legati ad Angela da rapporti di amicizia e di collaborazione ma certamente tutti accomunati dal sentimento di stima e dal riconoscimento del valore culturale che le tante iniziative ed attività da lei intraprese hanno avuto per la comunità Cefaludese in senso diretto ed indiretto.

Cefalù è stata valorizzata sulla scena internazionale grazie alla attività di scrittura di Angela Di Francesca le cui sillogi poetiche e di racconti sono state, sin dai suoi esordi, oggetto di menzioni e di riconoscimenti da parte della critica letteraria italiano ed estera, come è emerso dal ricordo della professoressa Teresa Triscari, già ai vertici negli istituti di cultura Italiana nella attuale repubblica Ceca, allora Cecoslovacchia, e in altri paesi dell’ Europa dell’ est, e membro della giuria del premio Elsa Morante. Triscari ha ricordato che Angela, che leggeva poeti Slovacchi, Russi, Albanesi e Romeni nelle lingue originali, era stata insignita del prestigioso premio riservato alle eccellenze della cultura Italiana tradotte in cecoslovacco, e che le era stata conferita la medaglia d’oro di vincitrice in una notte letteraria nella quale Angela era stata tuttavia “grande assente” non avendovi presenziato.

Proprio questo dettaglio ha fornito, forse, lo spunto per un tratteggio della personalità di Angela Di Francesca che coniugava una poliedricità di intenti e un indiscutibile sensibilità letteraria ed artistica con quel tratto di riservatezza e discrezione con il quale tutti, in definitiva, l’hanno dipinta.

Schiva e al tempo stesso attiva e combattiva, due qualità apparentemente inconciliabili, che invece hanno caratterizzato la sua personalità di donna, di insegnante, di madre, moglie, attrice, fotografa, letterata. Non esiste quasi un aspetto che Angela abbia escluso dai propri percorsi fra quelli artistici e di impegno civile.

Attivista dei diritti delle donne, promotrice di iniziative a favore del riconoscimento dei diritti essenziali ai più deboli ed emarginati, dalle comunità sfruttate dell’America latina, agli esuli e perseguitati cileni, negli anni della dittatura militare, a chiunque venisse offeso e considerato indesiderabile per le sue idee, in un ottica di internazionalismo per la quale una battaglia non va fatta solo se il rumore supera la soglia di tollerabilità sotto casa, o per il diritto di sedere sulla battigia nei tratti di spiaggia interessati dai lidi attrezzati, ma per ogni diritto e per ogni essere vivente nella grande casa del mondo.

Alcuni amici ne hanno tratteggiato le doti e soprattutto la passione e la competenza nell’ambito della attività di attrice e costumista per la cooperativa teatrale Ras Melkart, fondata a Cefalù nei primi anni ‘80 sotto la guida di Accursio Di Leo. Una passione condivisa con la sorella Caterina che aveva portato entrambe a calcare le scene in contesti talvolta prestigiosi e alla presenza di personalità del mondo culturale come Vincenzo Consolo, Turi Vasile  Leonardo Sciascia; dopo l’esperienza in compagnia, Angela aveva continuato a recitare, con reading e recital accompagnati da musiche e canzoni, ed era stata protagonista di momenti ai quali erano intervenuti altri personaggi di rilievo fra cui Milva e Dacia Maraini.

La attività di poetessa e narratrice è stata commentata dal prof. Giuseppe Saja, amico di lunga data, con il quale Angela aveva in comune il fine tratto intellettuale, l’amore per la letteratura come strumento destinato alla risonanza dei valori democratici, alla crescita dell’individuo, alla espressione più nobile del potenziale umano. Una letteratura agita, mai stantia, mai accademica, paludata: la scrittura e la poesia del lasciare il porto, per salpare verso orizzonti incerti, ma proprio per questo da “rischiare”, rievocati in quel verbo e in quella esortazione: appareillons.

Tante le testimonianze ricche di sincero afflato come pure i ricordi di familiari ed amici che hanno condiviso le modalità del loro personale incontro con Angela e si sono avvicendati nel restituire il segno da lei lasciato nelle loro esistenze.

Angela Di Francesca è una figura non facile da riassumere in una pagina, ciascun intervento ha collocato una tessera del mosaico. Angela certamente c’era, forse si sarà soffermata per un breve tempo, come era solita fare. prima di tornare con passo leggero ma deciso alle sue ricerche, alle sue lettere, alle immagini che hanno abitato il suo spirito.

Barbara De Gaetani