L’enigma luna: gli effetti del nostro satellite sul comportamento umano

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Les effets de la pleine lune sur l'humeur : et si vous étiez luno-sensible ?

“Che fai tu, Luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa Luna?”, scriveva Leopardi. Lui non lo sapeva e, in realtà, non lo sappiamo bene neppure noi, ora, a distanza di quasi un secolo e mezzo. Ispiratrice di poeti e sognatori, la luna conserva da millenni un fascino tutto particolare, misterioso. Ad essa è stato sempre attribuito un arcano potere, ma per millenni la scienza ne ha considerato le manifestazioni come fandonie e superstizioni.

In realtà, alcuni effetti del nostro satellite sulla Terra sono ormai ben noti, come ad esempio le maree. Nello stesso tempo, si sa che essa esercita una qualche azione sui cicli biologici di numerose specie animali e influenza altri aspetti dell’ambiente, come per esempio le precipitazioni atmosferiche. Già nel 1962 su Science tre meteorologi dimostrarono una periodicità lunare nelle forti precipitazioni e studi simili hanno dimostrato che questo nesso poteva essere attribuito a tutta una serie di fattori, indiretti ma sempre originati dalla luna, come ad esempio la forza d’attrazione esercitata dal satellite sulla polvere meteoritica che entra nell’atmosfera e che potrebbe influenzare, appunto, le precipitazioni.

Anche molti processi biologici sono influenzati dalle fasi lunari. Non si tratta certamente di una intuizione recente, visto che persino Aristotele aveva notato che le gonadi del riccio di mare femmina si ingrossavano in sincronia col ciclo lunare. Oggi sappiamo che questo avviene prima della luna piena e che risponde a un ciclo biologico che riguarda anche altre specie, come per esempio numerosi tipi di conchiglie che hanno la massima frequenza nel deporre le uova proprio durante il periodo della luna piena.

D’altra parte una relazione tra cicli lunari, ciclo mestruale e sessualità femminile, in genere, è ipotizzata da tutte le culture tradizionali e oggi non è estranea nemmeno alla scienza ufficiale, anche se certamente non può essere considerata una acquisizione del tutto ortodossa. Può essere divertente, comunque, pensare che Charles Darwin ne era assolutamente convinto: “…per quale ragione il ciclo femminile di ventotto giorni non dovrebbe essere un resto del passato, in cui la vita dipendeva dalle maree e quindi dalla luna?”, si chiedeva. Posta da lui, la domanda è inquietante.

Il problema che è stato comunque spesso sollevato dalle credenze e dalle tradizioni popolari non si limita agli effetti geofisici o biologici della luna, bensì ai suoi effetti “comportamentali”. Nello stesso linguaggio comune esistono numerose metafore di questo tipo, a volte a descrivere questo misterioso, ipotetico effetto: l’aggettivo “lunatico” o l’espressione “ ha la luna storta” servono proprio a indicare l’influenza che la luna può avere sul comportamento e l’umore. In ogni tempo e paese questo effetto della luna ha assunto colorazioni negative e tonalità sinistre.

Questa credenza, nei suoi modi espressivi più ingenui, si è trasformata addirittura in una precisa entità “clinica”, la licantropia, la malattia degli uomini-lupo, personaggi macabri che durante il plenilunio si trasformano in lupi, comportandosi come tali, cioè con una aggressività da belve fameliche. Certo non si tratta di una vera malattia bensì di un sintomo psicotico, una manifestazione delirante nel corso della quale un individuo crede di essersi trasformato in un lupo e si comporta come è convinto che il lupo debba comportarsi. In base alle nostre conoscenze etologiche, possiamo però sicuramente affermare che il lupo è ben lungi dall’essere quell’animale famelico e feroce dipinto dalle tradizioni. Secondo quello che ci suggerisce Lorenz, sarebbe molto più realistico sospettare che siano i lupi a soffrire di una “antropotropia”. Eppure non sono casi rarissimi. L’American Journal of Psychiatry riportò alcuni anni fa un caso di “licantropia”, nel quale una donna durante il plenilunio entrava in piena crisi psicotica e si comportava “come un lupo”. Il suo caso nascondeva omosessualità repressa e istinti zoofiliaci, ma sicuramente non era espressione del “mal della luna”.

Esistono casi ancora più classici, come quello di Charles Hyde, operaio inglese che si macchiò di delitti che in condizioni psichiche normali non avrebbe mai compiuto. Disse che in queste sue azioni era ispirato dalla luna, sia durante il plenilunio che durante il novilunio. Naturalmente la sua difesa non poté essere accettata, ma in compenso Robert Louis Stevenson  si servì del caso dell’operaio londinese per scrivere uno dei suoi racconti più noti.

Eppure qualche dato fa riflettere: è possibile, insomma, che la “colpa della luna” con la quale Otello giustifica la sua follia omicida abbia un qualche fondamento scientifico?

Certo, a volerle cercare le coincidenze si trovano. E formano una lista impressionante. Alcuni anni fa l’America fu sconvolta dalle azioni criminali di un maniaco noto col nome di “figlio di Sam”, un impiegato postale di 24 anni che in un anno uccise sei giovani donne e ne ferì altre sette tra i quartieri del Bronx, di Queens e di Brooklin. Cinque delle notti nelle quali commise i suoi delitti erano di plenilunio o novilunio. L’americana Sarah Moore attentò al presidente Ford durante una fase di plenilunio; l’esercito di liberazione simbionese rapì Patricia Hearst durante una fase di plenilunio. Alla fine dell’Aprile 1977, in fase di plenilunio, ben nove persone si suicidarono buttandosi giù dal Golden Gate Bridge di San Francisco. Era ancora una fase di plenilunio quando un uomo uccise ad Ackettstown, nel New Jersey, sei persone a lui sconosciute, suicidandosi subito dopo. Era plenilunio quando, nel gennaio 1978, un uomo di Rockford uccise tutti i suoi 6 figli…

L’elenco potrebbe continuare, ma non avrebbe, per quanto suggestivo, alcun significato scientifico. I casi riportati in questi truculenti eventi hanno valore aneddotico e basta. Eppure, ad una qualche influenza nefasta della luna hanno creduto in molti, personaggi illustri come Robert Boyle, Francis Bacon, Henry Moore. Anche nell’antichità non pochi uomini di sapere furono perfettamente convinti dell’influenza della luna sul comportamento: Eraclito, Aristotele, Paracelso ne furono sostenitori. E, nella categoria dei lunofili, bisogna annotare anche numerosi psichiatri, persino Benjamin Rush, considerato il padre della psichiatria americana. Laureatosi a Edimburgo nel 1768 e poi professore di medicina a Filadelfia per ben 44 anni, Rush era convinto che esistesse una indiscutibile relazione tra fasi lunari e malattie, con particolare riferimento a quelle mentali. Il fatto che le sue convinzioni fossero in qualche modo suffragate dalle sue personali osservazioni cliniche rende almeno più credibile una tale convinzione. In fondo, però, può sempre trattarsi solo di superstizioni. Di questo parere non erano evidentemente i responsabili scientifici dell’American Journal of Psychiatry, né gli autori dell’articolo da essi accettato per la pubblicazione e inserito in un numero della prestigiosa rivista del 1972, Arnold L. Lieber e C. R. Shering, dal titolo emblematico di “Omicidi e ciclo lunare: verso una teoria dell’influenza lunare sui disturbi emotivi umani”.

Luna e psichiatria

Arnold Lieber, uno psichiatra dell’Università di Miami, era stato affascinato dai misteriosi poteri attribuiti dalla tradizione alla luna, cioè dalle influenze lunari sull’aggressività. Naturalmente, non potendo fidarsi degli aneddoti (e abbiamo visto perché) decise di condurre una ricerca più sistematica. Insieme ai suoi collaboratori, scelse come variabile del comportamento aggressivo l’omicidio: sarebbe stato facile indagare su questo fattore, anche perché appariva agevole reperire dei dati con la collaborazione della polizia. L’indagine fu concentrata sull’ora della lesione che aveva provocato la morte, in quanto ciò avrebbe consentito una esatta valutazione del momento dell’aggressione. Trovare dati così precisi fu abbastanza difficile, ma il lavoro di campionatura fu paziente e accurato; la ricerca venne condotta su 1887 casi relativi alla contea di Dade e distribuiti in un periodo di quindici anni e su 2008 casi della contea di Cuyahoga, distribuiti in un periodo di tredici anni. Naturalmente Lieber e i suoi collaboratori si trovarono di fronte all’esigenza di “tradurre” i dati in tempo lunare, per stabilire in quale fase del ciclo della luna potessero essere collocati, e per farlo utilizzarono un particolare tipo di calendario meteorologico, la scala decimale lunare sinodica. Poi contarono il numero di omicidi avvenuti entro settantadue, quarantotto e ventiquattro ore prima e dopo ogni fase lunare, e il numero di omicidi in ciascuno di questi periodi fu comparato col numero previsto ipoteticamente. I dati raccolti con questo metodo, così analizzati, diedero risultati impressionanti. Per quanto riguarda la contea di Dade, si vide che in fase di plenilunio gli omicidi erano molto più numerosi che nelle altre fasi, in maniera statisticamente significativa. Fu registrata inoltre una diminuzione del numero di tali crimini durante il periodo di novilunio, con un rialzo secondario successivo a questo periodo. Per quanto possa sembrare strano, queste evidenze si accordavano perfettamente con un curioso dato astronomico, e cioè col fatto che in fase di plenilunio e di novilunio l’attrazione lunare è più forte: anche se non era possibile stabilire un rapporto causale, i risultati erano chiari.

Lo studio degli omicidi nella contea di Cuyahoga mostrò effetti simili, anche se non identici. Le cifre dimostravano che la maggior parte degli omicidi erano avvenuti in un arco di tempo di circa tre giorni dopo il plenilunio e il novilunio, e comunque si concentravano maggiormente in momenti specifici del ciclo lunare, in maniera simile a quanto constatato nell’altra regione. Le differenze potevano essere spiegate con la diversa posizione geografica delle zone nelle quali l’indagine era stata compiuta. Di fatto, quindi, una relazione tra aggressività e fasi lunari non poteva essere messa in discussione.

L’articolo di Lieber destò, naturalmente, molto scalpore, ma i suoi dati furono confermati da molte altre ricerche simili, anche se non mancò qualche voce dissenziente. Le più autorevoli furono quelle di Alex Pokorny e Kospeh jachimczyk, due medici, che risposero con un altro articolo, dal titolo: “La discutibile relazione tra gli omicidi e il ciclo lunare”, pubblicato anch’esso sull’American Journal of Psychiatry. Nel loro lavoro, apparso due anni dopo lo scritto di Lieber, essi presero in considerazione un campione di popolazione di Huston e sostennero di essere riusciti a confutare l’effetto.

Obbiettivamente, però, il loro lavoro utilizzò metodi abbastanza discutibili e parametri statistici imprecisi (per esempio, considerarono l’ora del decesso e non l’ora della lesione). Un riesame dei dati da parte di Lieber e dei suoi collaboratori portò ad una nuova conferma delle loro scoperte. Ma la convalida più autorevole fu ottenuta cinque anni dopo da Edward J. Malstrom, dell’Istituto Wright di Berkeley, nell’ambito di un progetto di ricerca sovvenzionato dal National Institute of Mental Health. La ricerca tendeva a mettere in relazione i cicli lunari con la periodicità degli omicidi e dei suicidi avvenuti nella contea di Alameda in California e in quella di Denver in Colorado, nello stesso periodo di tempo preso in considerazione nelle ricerche di Lieber (quindici anni: dal 1956 al 1970). Anche Malstrom utilizzò come variabile l’ora della lesione. I risultati furono praticamente identici a quelli ottenuti da Lieber, il che sembrerebbe confermare ancora una volta che i ritmi cosmici della luna possono influenzare le manifestazioni aggressive e il comportamento violento. Come possono essere, allora, spiegati questi risultati?

Le “maree biologiche”

Che una spiegazione dovesse esserci (e non di natura metafisica) era dimostrato anche da ulteriori serie di dati raccolti indipendentemente da altri studiosi. Judith Tasso ed E. Miller, del Dipartimento di Psicologia dell’Edgecliff college a Cincinnati comunicarono, per esempio, un rapporto basato sulle loro osservazioni, valutate statisticamente: in esso notarono che gli atti di violenza carnale, rapina, aggressioni feroci, omicidi, rapine, comportamento agitato, aumentavano decisamente durante le fasi di plenilunio. Il loro articolo, pubblicato sull’autorevole Journal of Psycology  nel 1976, forniva dati indubitabili. Due psichiatri, Gerald Weiskott e George B. Tipton, a loro volta pubblicarono un articolo su un’altra rivista di psicologia americana, relativo ai ricoveri in ospedale psichiatrico in relazione alle fasi lunari.

La ricerca fu condotta in Texas per un periodo di nove mesi ed evidenziò una più alta percentuale di ricoveri in periodo di plenilunio e durante l’ultimo quarto di luna. Gli stessi risultati furono ottenuti in una indagine condotta da Carlos Climent e Robert Plutchick: durante la fase di plenilunio si verificava un considerevole, significativo aumento dei ricoveri psichiatrici, specialmente per soggetti di sesso maschile. Naturalmente, l’obiezione di fondo che poteva essere mossa era che la visibilità stessa del disco della luna, insieme alle superstizioni ad essa legate, specialmente per i pazienti psicotici poteva influenzarne il comportamento: il delirio di influenzamento della luna è una manifestazione non eccessivamente rara. Una successiva ricerca di Blackman e Catalina, condotta nel pronto soccorso per malattie mentali della comunità di Staten Island a New York per un anno evidenziò invece la mancanza di qualunque relazione tra visibilità del nostro satellite e numero di ricoveri psichiatrici. Se l’influenza lunare c’era, non era condizionata dalla sua visibilità. I dati, insomma, erano sempre più consistenti e suggestivi.

Può, insomma, esistere una sottile influenza che condiziona il comportamento. In proposito Lieber elaborò una teoria che definì delle “maree biologiche”. Egli ipotizza che la luna, come altri corpi celesti, abbia un ruolo nel mantenimento di un corretto equilibrio ecologico tra l’uomo e il suo ambiente. Secondo lui, poiché l’essere umano è costituito dalle stesse sostanze che compongono il resto del pianeta, è sottoposto alle stesse influenze gravitazionali della luna. Specialmente in relazione all’altissimo contenuto di acqua dell’organismo umano (circa l’80 per cento) è ipotizzabile che i cicli lunari abbiano un qualche effetto anche su questa massa liquida, così come su tutte le acque del nostro pianeta. Insomma, anche l’uomo sarebbe soggetto a effetti di vere e proprie maree che raggiungono il loro massimo nel plenilunio e sino al novilunio, con effetti rimarchevoli sul comportamento.

Nell’organismo umano l’acqua è contenuta in tre comparti principali: intravascolare, intercellulare e intracellulare. Sappiamo bene che alterazioni nel ricambio e nel metabolismo dell’acqua nell’organismo umano possono produrre delle alterazioni non solo biochimiche, ma anche comportamentali. Un aumento del contenuto di liquido del corpo, con le implicite modifiche dell’equilibrio idrosalino, può causare persino delle alterazioni della personalità.

Se la luna è in grado di esercitare una qualche azione biologica sui liquidi dell’organismo ( quelle “maree biologiche”, alle quali appunto si riferisce Lieber), è facile pensare a un disturbo ad “eziologia lunare” sull’equilibrio idrico del corpo, con conseguente tensione nervosa e predisposizione all’agitazione emotiva. Fenomeni simili sono conosciuti; basta pensare alla sindrome premestruale, nella quale per un’eccessiva ritenzione di liquidi si verificano cambiamenti di umore, labilità emotiva, abbassamento della soglia per gli stress.

Non si può escludere a priori che la forza gravitazionale della luna possa produrre effetti simili. E ciò spiegherebbe i misteriosi dati evidenziati da queste ricerche.

Per quanto possa sembrare strana, questa ipotesi ben si accorda con dati emersi dalla psichiatria biologica più ortodossa. Oggi si sa, per esempio, che la psicosi maniaco-depressiva ( che tradizionalmente è stata considerata una malattia “lunare” per il suo andamento ciclico e la maggiore incidenza di fasi maniacali in certi periodi) può essere scatenata da alterazioni neurochimiche che hanno a che fare con l’equilibrio idrico e minerale dell’organismo. La sostanza base che sembra implicata in questa grave malattia è il litio, un oligoelemento che stabilizza la carica delle cellule nervose e che esercita una qualche azione sull’equilibrio idrico dell’organismo. Oggi esso rappresenta un efficace mezzo di cura non solo della psicosi maniacodepressiva, ma anche di certe forme di depressione endogena e di episodi di aggressività periodica.

Questa, come altre malattie, può essere influenzata da fenomeni del tipo delle “maree biologiche” ipotizzato da Lieber? I dati raccolti sinora, per quanto suggestivi, non sono comunque tali da poter fornire una soluzione definitiva del problema. Certo la tradizione e ora anche una certa mole di lavori scientifici ortodossi forniscono qualche evidenza di un reale effetto della luna sul comportamento, o di una correlazione tra aggressività e fasi lunari.

La teoria di Lieber fornisce anche una base biologica accettabile, e non è la sola.

Altri autori hanno ipotizzato cambiamenti nei campi elettromagnetici, radiazioni particolari e altre energie misteriose che potrebbero fornire una spiegazione fisica a questi dati peraltro indubitabili.

In ogni caso, le conclusioni degli “psichiatri della luna” meriterebbero di essere studiate con maggiore attenzione e minori pregiudizi. D’altra parte, ipotizzare che le forze cosmiche influenzino anche il comportamento umano non appare né irrazionale, né antiscientifico.

“L’uomo, come altri mammiferi, uccelli e persino insetti, – scriveva Charles Darwin – è soggetto a quella legge misteriosa che fa sì che certi processi normali come la gestazione, e anche l’incubazione e la durata di varie malattie, seguano le fasi lunari”. Non è stato il solo a pensarla in questo modo. Anche se la “silenziosa Luna” continua a irradiare un certo fascino, cominciamo forse a comprendere le sue misteriose influenze sul comportamento umano.

Giovanni Iannuzzo