Oricalco e suggestioni metastoriche atlantidee a margine della Via della Thòlos

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Chiudiamo per ora questi spunti del nostro discorso sul rapporto fra mito e realtà a proposito delle “favolose narrazioni atlantidee” di Platone (circa 428-348 a. C.). Cercandone qualche significato “metastorico” a margine sulla Via della Thòlos”, provo a riassumere quello che scrive sulla struttura urbana della sua città-capitale nel Crizia: l’isola di Atlantide, posta dopo le Colonne d’Ercole in provenienza dalla Grecia, ha forma allungata e nel mezzo, presso il mare, in una feconda pianura a circa 50 stadi (m. 8.880 equivalenti) si trova un basso monte sul quale Poseidone fondò la città fortificata in forma circolare, ponendovi alternate tre cinte di mare e due di terra ad “uguale distanza per ogni parte”. La natura dell’isola è fertilissima con abbondanza di minerali e metalli, fra i quali cita il misterioso Oricalco che “ora solo si nomina … il più prezioso dopo l’oro”. Descrive poi gli impianti e le strutture urbane, dandone perfino le misure di dettaglio. Per quello che ci riguarda in questa sede, la successione delle mura, dalle cinte esterne dei canali a quella dell’isola centrale, tutte con torri e ponti di pietra “alcune bianche, altre nere, altre rosse” riguardo ai materiali usati per costruirle e rivestirle è questa: di pietra, di rame, di stagno, di oricalco, oltre la muraglia aurea dell’acropoli con la Reggia ed il Tempio sacro a Clito e Poseidone. L’impianto urbanistico schematico della Capitale di Atlantide è il seguente:

Visione d’insieme della capitale di Atlantide nella descrizione che ne fa Platone nel Crizia. Fonte: web

Prima di ritrovarci con un appiglio di realtà archeologica concreta, conviene fermarsi per riprendere fiato e per riflettere meglio su “quello che c’è attorno a noi”, che troppo spesso rubrichiamo sotto la dicitura “mito” ed invece è realtà, da vedere con altri occhi.

Bene, la notizia è questa: quel misterioso Oricalco di Atlantide, di cui si sono fatte beffe i critici “scientifici” di Platone non solo esiste ma è visitabile al Museo Archeologico di Gela.

Sono ottanta i lingotti di Oricalco scoperti nel 2014 da un sub volontario, Francesco Cassarino, nel mare di contrada Bulala a est del petrolchimico di Gela.

Nello stupore incredulo degli addetti-ai-lavori lo scopritore ne diede immediatamente notizia alla Soprintendenza del Mare, allora diretta da Sebastiano Tusa, che si occupò del suo recupero.

Il ritrovamento di un numero così elevato di lingotti di oricalco, la cui origine viene fatta risalire al VI secolo a.C., costituisce un unicum in tutto il Mediterraneo. Il collegamento dei lingotti di Oricalco di Gela con il mito di Atlantide, ha indotto ad effettuare indagini chimico fisiche sempre più approfondite e all’avanguardia.

Queste analisi, sono state eseguite presso diversi laboratori in Italia e all’estero. Bisogna dunque andare al Museo Archeologico Regionale di Gela, dove si è tenuta nel 2022 una importante mostra su “Ulisse in Sicilia”, con il prezioso reperto della “Nave di Gela” esposto, per “scoprire” che la narrazione di Platone sulla struttura urbana della favolosa e perduta Capitale di Atlantide contiene elementi possibili di verità storica, come la lega metallica di Oricalco in esposizione. Assieme ad altri reperti questi lingotti provengono proprio dal carico di quel relitto navale naufragato attorno al VI sec. a.C.

Veniva o andavano “ad Atlantide” prima della catastrofe marittima nel Canale di Sicilia, in areale della nostra antica  Chora di Kamikos prossimo alle foci del Platani e del Salso?

I lingotti di Oricalco ed il relitto della Nave di Gela esposti alla Mostra del 2022 su “Ulisse in Sicilia”

Sembra incredibile ma è così, verificabile dal vero e di persona. Siamo pertanto gli unici al mondo a possedere, oltre il relitto navale, questi panetti di preziosissimo oricalco ma la notizia stenta a trovare la giusta collocazione mediatica di primissimo piano. A noi serviva per accreditare un altro elemento di “certezza del mito”, sulla Via della Thòlos e ne stiamo parlando (1).

Ne abbiamo scritto in un articolo il 17.10.2022 su questo giornale online Esperonews: La Sicilia possiede “l’Oro di Atlantide” ma non lo sa “vendere” al mondo https://www.esperonews.it/2022101716614/categoria-g-z/sicilia/la-sicilia-possiede-loro-di-atlantide-ma-non-lo-sa-vendere-al-mondo.html

Carmelo Montagna