Sciara: dopo 25 anni tornano da Milano per partecipare alla storica processione dell’Immacolata

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Lasciare il proprio paese, la propria terra, vuol di andare incontro ad un futuro ignoto anzi, proprio sconosciuto.

Sono tanti i giovani che ogni anno vanno via dal nostro Comprensorio proprio nella speranza di riuscire a crearsi un avvenire perché, come ben sappiamo, l’intero territorio regionale non offre certezze in tal senso. Si parte dunque lasciando a casa i propri affetti, i propri ricordi e anche quei luoghi che sono stati significativi nella propria crescita. Mario Muscarella e Mimma Serio rispettivamente marito e moglie, appartengono a quella generazione nata tra il 1976 e il 1978 che purtroppo, così come tanti altri loro coetanei, hanno dovuto fare la valigia e partire per il nord Italia proprio per crearsi un avvenire dignitoso. Dopo il diploma, si sono trasferiti a Carugate (MI) dove hanno iniziato a lavorare come operai in diverse fabbriche, lavoro che ha permesso loro di sposarsi e formare una bella famiglia. Abbiamo parlato con loro e con Liliana Sinagra, amica di questi ultimi, che ci ha fatto conoscere questa interessante storia di devozione, fede e amore legata al giorno dedicato all’Immacolata, da un paio di anni divenuta Compatrona del paese durante l’aposotolato dell’ex parroco e cittadino onorario di Sciara, Don Claudio Antonio Grasso. La festa dell’Immacolata in paese ha infatti radici antiche e da sempre si è tramandata la tradizione della processione al mattino presto, quando intorno alle 4/5 il fercolo con la cosiddetta “Mmaculatedda”, viene portata in processione per le vie del paese accompagnata e illuminata dal fuoco delle “sciaccule” formate da fasci di “disa” o ampelodesmo (in italiano), imbracciata dai fedeli che formano un fiume che illumina questa fredda notte di dicembre fino a lasciare spazio al sorgere dell’aurora.

Bentornati a casa! Sciaresi doc, vi siete trasferiti al nord giovanissimi, ma avete lasciato il vostro cuore qua: come mai avete scelto di tornare (seppur per qualche giorno) proprio per l’Immacolata?

“Sono circa 25 anni che non trascorriamo l’Immacolata nel paese dove siamo nati. Abbiamo tanti bei ricordi, specialmente quando eravamo adolescenti, i primi amori (sorridono), la musica degli 883, giocare a carte con gli amici nella notte tra il 7 e l’8, insomma tante tante cose belle che sono rimaste nel nostro cuore. Siamo riusciti ad organizzare questo viaggio importante per noi, in questa settimana anche perché per Natale è quasi impossibile visti i prezzi altissimi che ci sono ormai da diversi anni e comunque ci tenevamo a partecipare alla “nuttata”. Avevamo questo desiderio da più di 22 anni, rivivere questa bellissima e importante processione. Siamo andati via a 18 anni, poco dopo ci siamo sposati, abbiamo iniziato a lavorare e da quel momento non abbiamo più avuto tempo di poter tornare in questo periodo”.

Cosa vi ricordate di quelle sere dell’Immacolata?

“Eh beh, abbiamo ricordi fantastici! Erano nottate bellissime, passate con gli amici, si giocava, si mangiava e si aspettavano le 4 del mattino per andare a prendere la fiaccola e quindi partecipare alla processione fino al sorgere dell’aurora. Ma adesso si fa ancora?”

Si certo che si fa, un po’ meno perché la routine è un po’ più veloce ma si fa ancora – rispondiamo noi –  ma prego: continuate!

“Ci piace sapere che ancora esiste la tradizione. Dopo l’Immacolata non finiva lì ovviamente, si continuava per tutto il mese fino al 6 gennaio quando terminavano tutte le festività. Ma si stava assieme, c’era il piacer e la voglia di stare assieme, ricordiamo Roberto, Marialisa e tanti altri amici che adesso anche loro sono andati via. Da adolescenti (ci racconta Mario), noi ragazzi andavamo in montagna a fare le “sciaccule” per tutti, le facevamo soprattutto per le nostre ragazze. Sono stati i periodi migliori della nostra vita, poi giustamente si cresce e non è facile continuare a fare quello che hai sempre fatto, anzi alcune cose non le fai proprio più perché non hai tempo”.

Però si può ritornare, no?

“Certo assolutamente, noi ad esempio in estate torniamo sempre. E la cosa bella è che andando a mare a Cefalù, ci ritroviamo tutti gli amici vicino Cefalù, riusciamo per fortuna a beccarci tutti almeno una volta l’anno. Chi viene da Milano, chi dalla Francia e qualcuno anche da Sciara dove è rimasto ma la maggior parte, purtroppo, siamo stati costretti ad emigrare. Per fortuna la nostra “annata” è riuscita a rimanere unita, anche quando ritorniamo a casa in un modo o nell’altro ci incontriamo perché come dicevamo prima siamo tutti fuori dal nostro paese”.

Perché anche voi, come tanti, avete preso questa decisione di andare via?

“Non è stata facile! Io sono stato costretto ad andare (ci dice Mario), ho un diploma particolare che mi ha fatto lavorare nel settore chimico – farmaceutico, cosa che in Sicilia non c’è, non esiste. La mia fortuna (replica Mimma), io sono arrivata dopo lui a Carugate e ho trovato subito lavoro, a quel tempo era abbastanza facile, e subito dopo ci siamo sposati. Da questo matrimonio sono nati due figli, un maschio e una femmina, il maschietto è nato a Cefalù e pensa un po’, si è tatuato la Sicilia perché ci ha detto: “io sono nato a Cefalù e lì vicino, a Sciara, ho la mia famiglia”.

Avete un desiderio?

“Se parliamo di “desiderio”, ne abbiamo uno ed è quello di ritornare qui ovviamente, vedremo cosa ci riserverà il futuro. Però se ci fosse la possibilità di tornare ovviamente si, non avremmo alcun dubbio. Ci manca il nostro paese, e questo amore viscerale aumenta sempre di più, poi durante il periodo del lockdown abbiamo proprio sentito ulteriormente questo bisogno di vivere una dimensione più piccola, familiare e accogliente, cosa che in una grande città come Milano ovviamente non riesci a vivere. Ogni tanto si parla di questo argomento, chissà, magari in un futuro non troppo lontano riusciremo a ritornare a casa”.
Giovanni Azzara