Termini Imerese, elezioni. Prof. Curreri: i numeri parlano chiaro, hanno vinto (e perso) le persone, non i partiti, né tantomeno le (pretese) formule politiche

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Lascio volentieri ad altri considerazioni e commenti frutto di propaganda politica e mi concentro sui dati delle ultime elezioni comunali che, se considerati nella loro oggettività, sono abbastanza eloquenti ed offrono non pochi spunti di riflessione.

Innanzi tutto mi pare evidente che, una volta ancora, hanno vinto (e perso) le persone, non i partiti, né tantomeno le (tretese) formule politiche. I numeri parlano chiaro.
– la candidata Terranova ha ottenuto 6159 voti, 1784 in più (+40,7%) rispetto alle quattro liste (4375 voti) cui si era collegata;
– il candidato Caratozzolo ha ottenuto 4392 voti, 313 in meno (- 6,6%) rispetto alle sei liste (4705 voti) cui si era collegato;
– la candidata Amoroso ha ottenuto 3900 voti, 804 in meno (-17%) rispetto alle sei liste (4704 voti) cui si era collegata.
Quanto sopra dimostra che la candidata Terranova ha beneficiato sia di voti dati al solo candidato Sindaco, sia del voto disgiunto di chi ha votato liste a lei non collegate.
Il che costituisce una prima conferma della personalizzazione del voto.
In secondo luogo, poiché le liste collegate alla candidata Sindaco eletta non hanno superato il 40% dei voti validi (attestandosi al 31,57%), non è stato attribuito il premio di maggioranza pari al 60% dei seggi.
Taluni hanno lamentato la pretesa antidemocraticità dell’attuale legge elettorale siciliana che non garantisce al Sindaco eletto sempre e comunque la maggioranza in Consiglio comunale. A costoro forse vale la pena di ricordare che la Corte costituzionale dichiarò incostituzionale la legge Calderoli (il c.d. porcellum) proprio perché, tra l’altro, non prevedeva una soglia minima per attribuire il premio di maggioranza alla Camera (quel premio di maggioranza che aveva consentito alla coalizione di centro sinistra nelle elezioni politiche del 2013 di ottenere con il 29,5% dei voti il 60% dei seggi!).
Per i giudici costituzionali, infatti, assegnare automaticamente alla lista (o coalizione di liste) che hanno ottenuto una percentuale ridotta di voti (il 31,57% dei voti nel caso delle liste che hanno appoggiato la candidata Sindaco Terranova) la maggioranza assoluta dei seggi (il 60%) “determina una compressione della funzione rappresentativa dell’assemblea, nonché dell’eguale diritto di voto, eccessiva e tale da produrre un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica, sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente” (sentenza n. 1/2014, punto 3.1).
In altri termini: è legittimo, in nome della c.d. governabilità, premiare la minoranza, ma solo se ciò non produce una eccessiva sproporzione tra voti ottenuti e seggi assegnati (nel caso di Termini Imerese quasi il doppio). Quindi ciò che ad alcuni pare irragionevole, per la Corte è pienamente democratico.
C’è poi chi ritiene paradossale che se la Terranova fosse stata eletta al secondo turno, anziché al primo, il premio di maggioranza per le liste ad essa collegate sarebbe invece scattato. È però un’osservazione cui però sfugge un particolare decisivo. Infatti, una delle condizioni per cui il premio di maggioranza alle liste collegate al Sindaco eletto non viene attribuito è che nessun’altra lista o gruppo di liste collegate abbia ottenuto il 50% dei voti validi. Nel resto d’Italia questa condizione vale solo per il primo turno, in Sicilia (dopo la riforma del 2016) anche per il secondo. È pertanto possibile che gruppi di liste che hanno appoggiato candidati sindaci diversi al primo turno si alleino al secondo., ottenendo così il 50% dei voti. In pratica: se si fosse andati al ballottaggio, le liste che hanno appoggiato Caratozzolo e Amoroso si sarebbero potute alleare per appoggiare il primo e così facendo, oltrepassando il 50% (33,95+33,94=67,89), avrebbero impedito alle liste collegate alla Terranova, anche se fosse stata eletta al ballottaggio, di ottenere il premio di maggioranza.
Poiché per l’appunto il premio di maggioranza non è stato attribuito, il Sindaco – terza osservazione – dovrà cercarsi la maggioranza in Consiglio comunale, specie quando si tratterà di approvare gli atti politici fondamentali, a partire dal bilancio. Un Consiglio comunale, dal suo canto, iperframmentato. Delle 17 liste solo cinque non hanno superato la soglia di sbarramento del 5%, ad ulteriore dimostrazione di una offerta politica indirizzata solo al rimorchio del candidato sindaco e quindi basata sulla massimizzazione del voto per la persona.
Questo significa che il Sindaco dovrà contrattare con “forze politiche” (tra molte virgolette, visto che si tratta di liste personali) talora rappresentate da un singolo consigliere, avviando con esse una interlocuzione sul cui alto tono “politico” mi si consenta di nutrire più di un ragionevole dubbio.
Insomma, una situazione rispetto alle quale i trionfalismi del momento dovranno lasciare ad una più approfondita riflessione circa l’incapacità dell’attuale locale “classe politica” di fare selezione al suo interno (come quando un tempo essere candidati era già titolo di merito) e di porre, quindi, le premesse perché non accadesse quanto inevitabilmente accaduto.
Perché chi semina vento, raccoglie tempesta. 
Salvatore Curreri
Docente di Diritto Pubblico – Università Kore di Enna

1 COMMENT

  1. Finalmente un post che contribuisce al sapere collettivo. Grazie al Prof. Curreri. Condivido le conclusioni.

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