Salvatore Salomone Marino, l’alter ego di Giuseppe Pitrè

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Per orientarsi meglio sulla complessa vicenda umana e dello studioso  Salvatore Salomone Marino, (Palermo 1847-1916) bisognerebbe leggere il libretto autobiografico Storia intima, pubblicato postumo nel 1998, a cura di Aurelio Rigoli.

Occorrerà inoltre, prima ancora di indagare sulle sue opere, seguire anno dopo anno la varietà degli impegni e delle cariche accademiche  rivestiti senza trascurare quanto abbiano potuto incidere nella stessa produzione di ricerche etnografiche gli spostamenti, dalla nativa Borgetto a Palermo e poi ancora a Messina e a Catania dove, nella città etnea, ha sposato in seconde nozze Maria Angela Teresa Deodato (23 dicembre 1888) dalla quale ha avuto  tre femmine e un maschio. Rientrato a Palermo nel 1893, come libero docente di patologia speciale medica e clinica, ha continuato a collaborare  a riviste specializzate e pubblicare i saggi frutto delle sue ricerche d’archivio. Il procedere nella conoscenza degli studi e nella stessa origine come motivazione delle opere pubblicate offrirà una visione degna di un romanzo dai contenuti suggestivi per le curiosità che offrono le vicende e le bizzarrie di questo emulo e per certi aspetti alter ego di Giuseppe Pitrè con cui il Salomone Marino potrebbe essere presentato come  esempio di Vite Parallelle, modello non inferiore rispetto alle classiche, spesso più inventate che reali, descritte da Plutarco.
Entrambi nati sotto il segno zodiacale del capricorno, entrambi medici, la differenza di sei anni riguardo alla data di nascita sta quasi a segnare che il più grande, Giuseppe Pitré, doveva avere la funzione di maestro. Ma oltre alla emulazione del maestro, Salomone Marino rimase legato di buona amicizia con Pitré fin da 1888 quando insieme  avrebbero fondato una rivista di studi sulle tradizioni popolari la più importante di quella volta, l’Archivio per lo studio delle tradizioni popolari.  Ed ecco gli uguali interessi per gli studi degli stessi temi della ricerche sul tradizioni e il folklore, e in questa impresa con metodi diversi seppure indirizzati entrambi a indagare in tutta l’Isola; il Pitré tramite la rete di corrispondenti, tra i quali figure di prim’ordine degli studi paralleli, come il Vigo ad Acireale e Serafino Amabile Guastella nel ragusano, tra Modica e altri centri viciniori. Il Salomone Marino non intratteneva corrispondenze in quanto impegnato in qualità di docente prima nell’Università di Palermo e poi a Messina, attendeva alle proprie ricerche da topo di biblioteca, negli archivi.            
C’era – e questo è evidente per altro verso di distinzione – una certa irrequietezza nell’indole del medico e docente Salomone e sicuramente il suo stesso pellegrinare da una provincia all’altra, in osservanza a quanto gli consentivano gli incarichi accademici, è stato un modulo di vita cercato. All’opposto del Pitré che dall’esercizio della professione medica ha continuato per tutta la vita a trarre accrescimenti di informazioni “in diretta” rispetto alla messe di corrispondenze epistolari cui,  come sappiamo, affidava gli esiti delle sue ricerche su usi e “costumi popolari” in Sicilia.
Intanto concludiamo con quanto si cerca di dire sull’indole umana del Salomone con qualche particolare che ci aiuterà leggendo tra le pagine postume di Storia intima. La nostra attenzione  nel merito si è soffermata sul cambio di una vocale nel patronimico che il ventenne Salvatore Salamone all’anagrafe, modifica in Salomone. Perché questo cambio di vocale? I biografi lo spiegano con un episodio che ha lasciato forte risentimento nel giovane Salvatore, al quale la parentela di parte paterna aveva opposto un corale netto rifiuto alla sua richiesta di sposare la cugina Ninetta Salamone. Uno schiaffo per il giovane che legatissimo con la parentela materna dei Marino, decise di  rinunciare alla legittimità naturale e anagrafica del patronimico con il cambiare la prima vocale da Salamone in Salomone  aggiungendo quello della stirpe materna della famiglia Marino. E proprio dallo  zio materno, Stefano Marino, avvocato e storico liberale che aveva preso parte ai moti del 1848, il giovanissimo Salvatore  venne iniziato a ideologie risorgimentali.
Una quisquilia formale quella del cambio di una vocale nel cognome ma uno schiaffo che il giovane orgoglioso di un proprio sicuro avvenire, restituisce ai parenti Salamone che gli avevano precluso il sogno sentimentale giovanile di sposare la cugina. Quindi la piccola reazione formale diviene manifestazione di chi non sopporta mosche sul naso. Divagazione che se nulla aggiunge al valore dello studioso, dell’accademico e del celebratissimo autore de La baronessa di Carini, molto dice  sul temperamento umano, fiero e deciso.
Concludendo sul cenno alle vite parallele Pitrè-Salomone Marino, non risparmiamo il constatare che alla differenza dei sei anni delle rispettive date di nascita corrisponde l’azzeramento delle distanze per la data di morte dei due: 17 marzo 1916 per il Salomone e 10 aprile dello stesso anno per il collega medico e maestro Pitrè. Solo un paio di settimane di distanza tra la scomparsa di due geni che hanno lasciato, ciascuno dal proprio fronte di ricerca, una dote di informazioni preziose a carature perenni per studiosi e appassionati della storia delle tradizioni popolari siciliane.
Per una rapida scheda di informazioni sulla carriera di docente e di collaboratore del Salomone con il Pitrè inizieremo con l’accennare alla precocità del primo nella inclinazione a scrivere anche di saggistica in forma creativa. Frequentava infatti la seconda liceale quando pubblicava L’esilio di Dante. Nel 1866, conseguita la licenza liceale si immatricola in medicina e nel 1873 consegue la laurea, a distanza di soli tre anni dalla quale è già docente universitario, di semiotica fisica (dal 1876 al 1883). Ma, ecco l’inclinazione mai dismessa: negli anni degli studi universitari il Salomone non aveva smesso di seguire le ricerche sui canti popolari in Sicilia, tema che lo affascinava particolarmente al punto da fargli dichiarare l’intenzione di realizzare una storia dei canti popolari della gente isolana, come traccia per la storia di singolari processi sociali fin dalle origini almeno quelle documentate. Di tali studi ha pubblicato nel 1870 una silloge intitolata La storia nei canti popolari siciliani. E come vedremo è dello stesso anno 1870 la prima edizione de La baronessa di Carini. Questo per ribadire come negli anni dell’Università e degli studi medici la sua produzione sia letteraria sia della medicina è proseguita di pari passo, la prima per amore e forte inclinazione, la seconda come rigoroso senso di darsi una professione anch’essa congeniale. Ne furono testimonianza, oltre alla citata raccolta dei canti i numerosi scritti di carattere prettamente folklorico/letterario come  sul versante professionale degli studi accademici le prime due pubblicazioni di medicina, nel 1873.
Nello stesso anno della laurea Salomone infatti pubblica gli studi intitolati “Due casi di fegato ambulante e Sugli effetti dell’infezione palustre sul sistema nervoso e circolatorio”. Poi, dal 1873 al 1876 troviamo suoi articoli di ricerca scientifica su l’Osservatore medico di Palermo, sulla Rivista clinica di Bologna, sulla Gazzetta clinica di Palermo, nonché su Nuove effemeridi siciliane, la rivista di cui mantenne la direzione insieme al Pitrè dal 1869 al 1881, anno in cui inizia la carriera di docente con la carica di primo assistente di clinica medica della Regia Università di Palermo.  Nel 1887 lascia Palermo per l’incarico di  professore straordinario di patologia speciale medica dimostrativa e clinica propedeutica nella Regia Università di Messina; rientrerà  a Palermo dopo sei anni, nel 1893, per esercitare da libero docente di patologia speciale medica e clinica propedeutica nell’Università.
Per una informazione sulle altre opera pubblicate dal Salomone bisognerà tener presenti: Tradizione e storia (Palermo 1877);  Leggende popolari siciliane in poesia (Palermo 1880); Schizzi di costumi contadineschi siciliani, pubblicati nel 1882 e nel 1883 nell’Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, (Rivista alla cui fondazione – 1882 – e direzione partecipò, come sopra ripetuto,  insieme al Pitrè);  Spigolature storiche siciliane dal secolo XIV al secolo XIX, (Palermo 1887); Costumi e usanze dei contadini di Sicilia (Palermo 1897).
Opera a parte su cui Salomone Marino ha lavorato a più riprese e che è stata quella che ne ha reso popolare la firma, è stata La baronessa di Carini, storia popolare del secolo XVI in poesia siciliana reintegrata nel testo ed illustrata con documenti. Si terrà presente che alla prima edizione del 1870 l’Autore andrà operando modifiche e aggiunte. Nel 1873 aveva infatti  aggiunto 150 versi alla edizione originale,  oltre a una vera e propria messe di varianti. Operazioni che, pur mantenendo ferma la tesi originaria (il parricidio) recherà 392 varianti al momento delle ultime modifiche del 1914. Su questi ultimi particolari, ha poi approfondito e commentato definitivamente  Aurelio Rigoli, cattedratico nell’Università di Palermo studioso, che nel 1984 ha pubblicato esaustive conclusioni esegetico critiche sul celebre poemetto del Salomone Marino.
Mario Grasso

1 COMMENT

  1. articolo interessantissimo, complimenti, conosco il vostro giornale da tempo
    a presto
    franco pasanisi

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