Interventi di avvocati e magistrati per condizionare i processi

Martedì, 06 Febbraio 2018 13:54 Scritto da  Pubblicato in Italia
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Quindici arrestati tra Roma e Messina, tra cui l'avvocato Piero Amara e il magistrato Giancarlo Longo.
Secondo gli inquirenti, avrebbero effettuato interventi" con l'obiettivo di condizionare i processi ed inquinare le prove. In manette magistrati, avvocati, professionisti, consulenti, docenti universitari che a colpi di dossier e depistaggi avrebbero condizionato l'esito di procedimenti civili, penali ed amministrativi per un valore di svariate centinaia di milioni di euro a vantaggio dei propri clienti. I nomi? Piero Amara, 48enne avvocato di Augusta, con una clientela di primo piano, Giancarlo Longo, fino a poco tempo fa pm alla Procura di Siracusa, poi trasferito per motivi disciplinari dal Csm al tribunale di Napoli, l'avvocato Giuseppe Calafiore, collega di Amara, il notaio Giambattista Coltraro, ex parlamentare siciliano, Vincenzo Naso, docente universitario alla Sapienza di Roma, il dirigente regionale Mauro Verace, il giornalista siracusano Giuseppe Guastella. Solo indagato per concorso in corruzione l'ex presidente del Consiglio di Stato, Riccardo Virgilio. in sede civile che penale. Di particolare gravità la posizione del giudice Longo, che sarebbe stato a libro paga di Amara e del suo socio Calafiore, ricevendo 88mila euro in contanti, oltre a vacanze gratis per lui e la sua famiglia a Dubai e Caserta, per creare falsi procedimenti, in modo da conoscere le indagini di altri colleghi e tentare di inquinarne le prove, a cominciare da quello aperto a Milano contro l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, poi rinviato a giudizio per una tangente da 1,3 miliardi di euro per lo sfruttamento di un giacimento petrolifero in Nigeria. Longo poi avrebbe "aiutato" gli avvocati suddetti ad aggiudicarsi importanti contenziosi amministrativi davanti al Tar Sicilia o al Consiglio di giustizia amministrativa, come quelli sul centro commerciale Open Land di Siracusa, per il quale il comune fu condannato a pagare un risarcimento da 24 milioni di euro, o sulla discarica Cisma a Melilli o sulla costruzione di un complesso edilizio a Siracusa, per un risarcimento da 240 milioni di euro.

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