Allarme blue tongue: gli allevatori chiedono un sostegno immediato

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Alcuni capi morti presso l'azienda Restivo
Gli allevatori sono preoccupati per l’ondata virale che sta colpendo gli ovini. I focolai, infatti, sono stati individuati oltre che nella zona costiera del palermitano, anche in quelle del messinese e del trapanese. Si tratta della blue tongue (lingua blu, da uno dei sintomi che rendono cianotica la lingua), la febbre catarrale degli ovini appunto, una malattia infettiva non contagiosa dei ruminanti, trasmessa attraverso la puntura di una zanzara e della quale esistono ben 24 sierotipi. Gli ovini adulti presentano febbre, scolo nasale, ingrossamento della testa fino alla lingua cianotica ed alla morte, anche degli agnelli a seguito di malformazioni fetali e di aborti.

Nelle aziende collesanesi l’epidemia fece capolino già nel 2000, così come nel resto del territorio nazionale, tanto da indurre le autorità sanitarie ad attivare in loco 4 aziende-sentinella per il monitoraggio, entro il 10 di ogni mese, degli stessi capi al fine di verificare l’evoluzione di eventuali contagi. Capi monitorati che, come dichiara Giuseppe Sarrica, medico veterinario dell’Asp di Palermo presso l’Unità Operativa di Cefalù «non sono stati colpiti e non sono risultati positivi, ritardando l’intervento». Una nota di sorte avversa in questa situazione già di per sé difficile, se si considera che una di esse è proprio a ridosso delle aziende colpite e che in questi giorni stanno registrando il più alto numero di capi adulti morti.
Dalla fine del mese (il tutto ha avuto inizio attorno a giorno 21 settembre) ad oggi i capi adulti deceduti sono più di una trentina presso l’azienda di Mimmo Restivo senza contare gli agnelli colpiti (ma i casi tendono ad aumentare giorno dopo giorno) e poco più di una ventina nella seconda, mentre nelle altre aziende attenzionate, circa 15, i casi registrati di decesso sono poco meno di 5, constatandosi comunque un progressivo allargamento dell’infezione.

Rilevati i primi casi, i medici veterinari del servizio pubblico hanno immediatamente contattato l’Istituto Zooprofilattico di Palermo per i prelievi di rito. I campioni sono stati poi inviati al Cesme, il Centro di referenza nazionale per le malattie esotiche di Teramo, per la conferma ufficiale che si trattasse di blue tongue, dovendo però ancora precisare il sierotipo cui collegare il relativo vaccino. Già un mese prima dei casi collesanesi un primo focolaio era stato registrato a Partinico ed il sierotipo individuato, così come in Sardegna, è stato l’1, ma non è giunto lì alcun vaccino.
Ed il punto è proprio lo smistamento in Sicilia di una buona quantità di vaccino le cui scorte sono quasi tutte in Sardegna. «Sebbene, ad onor del vero, è opportuno precisare che se anche si va ad iniettare il vaccino in un’azienda già infetta – ha ricordato Sarrica – non ci si può aspettare tanto in termini di efficacia, a differenza invece di una vaccinazione all’interno di un gregge totalmente sano». Non sembra esserci una terapia antibiotica specifica, ma al più un sostegno di carattere generale che non risulterebbe efficace a tal punto da impedire le morti.
E la situazione per gli allevatori, sia sotto il profilo psicologico che economico, è davvero critica. «Solo ora cominciavo a vedere il mercato muoversi un po’, riuscendo a riprendere un po’ di respiro; ma come un fulmine a ciel sereno ecco quest’altra tragedia…» dichiara sconfortato Restivo. «Non si possono sempre e solo stringere i denti. Abbiamo bisogno di aiuto ed in questo momento più che mai. Un sostegno economico perché oltre al danno causato dalla morte dei capi adulti e degli agnelli, si sommano le spese per i primi antibiotici tampone e il mancato guadagno degli ordini a cui non si può più fare fronte». E poi… «E poi il cuore che si stringe a vedere un pezzo della tua vita che muore giorno per giorno…». Triste, già. «È davvero un duro colpo» sottolinea Restivo.
L’assessore regionale per le risorse agricole ed alimentari, Dario Cartabellotta, ha ordinato in questi giorni il monitoraggio e l’abbattimento dei capi infetti. L’unità di crisi si è spostata ora a livello nazionale perché oltre alla Sardegna (dove storicamente e forse cronicamente la blue tongue imperversa massicciamente da tempo) e alla Sicilia sembrerebbero presenti degli ulteriori focolai anche in altre regioni.
La blue tongue è una malattia tropicale ma ormai presente anche nel sud Europa per via dell’innalzamento delle temperature, sebbene casi se ne siano riscontrati addirittura nell’Europa continentale. Non infetta l’uomo ed è già qualcosa, neppure attraverso il consumo di latte e di carne. Gli allevatori mantengono un atteggiamento responsabile e cooperativo con le autorità sanitarie, ma non possono più aspettare e chiedono un pronto intervento per arginare anche solo in parte le perdite ingenti che stanno subendo.