L’istrice amica fatta a pezzi sotto casa e divorata. Denuncia di un giovane naturalista

Lunedì, 04 Febbraio 2013 10:10 Scritto da  Pubblicato in Caccamo
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GEAPRESS – “Non sapevo che fare, l’unica cosa che sono riuscito a pensare è stato di accarezzarle quello che rimaneva della zampa“. Così Salvatore Bondì, laureando presso il Corso di Laurea in Scienze Naturali, descrive cosa si è presentato al cancello della sua proprietà nei pressi della Riserva Naturale di Monte Cane, nel Comune di Caccamo. Ogni giorno l’Istrice faceva capolino. Ormai tra i due si era creata una sorta di intesa. L’Istrice si faceva notare e Salvatore smetteva le sue attività lasciandole il campo tranquillo.

Non si avvicinava più di tanto ed il placido animale si dedicava alla raccolta dei tuberi ed altri nutrimenti della terra. Salvatore, invece, era contento di quello spettacolo, di certo non molto frequente per un animale così elusivo come l’Istrice. Paffuta e spinosa. Anzi, non spine, ma aculei come quelli che la scorsa settimana, con fare quasi di sfregio, qualcuno ha fatto trovare al cancello di casa di Salvatore. Poi, sempre nei pressi, i “piedini” e lembi di pelle che riconducevano ai poveri resti di una cassa toracica svuotata. Il laccio, ovvero il cappio in filo metallico del bracconiere, era ancora lì. L’Istrice, specie protetta dalla legge, era stata spellata e macellata. Qualcuno ha imposto  il macabro ricordo  al giovane naturalista. Forse, quando avvengono queste cose, il colpevole potrebbe non essere molto lontano, ma di nomi per ora non ce ne sono. Ci sono invece i cani, anche quelli raccolti da Salvatore. Nel passato, infatti, alcuni di loro sono rimasti trappolati come l’Istrice. “Forse se la vicenda accadeva all’interno della Riserva – dichiara Salvatore Bondì a GeaPress – potevo sperare in un maggiore controllo, ma qui difficilmente succede qualcosa“. Salvatore vedeva ogni giorno l’Istrice, tranquillo della fiducia che aveva riposto nell’uomo. Ed invece, un altro uomo, dove avere anch’esso notato il povero animale ed ha pensato di divorarlo. ” Mi piacerebbe che questa storia servisse per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della caccia di frodo e su quanto – conclude Salvatore Bondì – quella che altri chiamano “selvaggina”, viene sterminata senza pietà e nel silenzio più totale“. Intanto, per questa volta, ha vinto l’altro uomo. Quello che divora la natura.

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