Nulla di fatto per il processo penale per la strage di Casteldaccia avvenuta il 6 maggio 2024, in cui sono morti cinque lavoratori edili, mentre eseguivano lavori sulla rete fognaria per conto dell’Amap spa, l’Azienda Municipalizzata Acquedotto Palermo, vittime delle esalazioni di gas tossici: Epifanio Alsazia, Ignazio Giordano, Giuseppe La Barbera, Giuseppe Miraglia, Roberto Raneri.
Durante la prima udienza, celebrata il 17 marzo 2026 al Tribunale di Termini Imerese, è stato subito disposto un rinvio preliminare al 7 luglio 2026 per assegnare a un nuovo Gup il fascicolo.
«Siamo davvero amareggiati e molto delusi – dichiara a Sicurezza e Lavoro Fabrizio Giordano, figlio di Ignazio, una delle vittime, difeso dall’avvocato Bartolomeo Parrino del foro di Palermo – e non ci aspettavamo una notizia del genere. La tragedia di Casteldaccia reclama giustizia: è un caso eclatante che ha colpito tutto il Paese e che non può restare impunito. Auspichiamo che dopo questo primo rinvio, il processo possa finalmente cominciare e andare avanti senza intoppi, rapidamente, fino alla sentenza».
«Ci auguriamo che il processo proceda celermente – afferma Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro – e che possa presto essere fatta giustizia per uno dei più gravi infortuni sul lavoro avvenuti nel Sud Italia. Abbiamo piena fiducia nell’operato della Magistratura e ci stringiamo ai familiari delle vittime in questi momenti difficili, nei quali si rinnova il dolore per la perdita dei propri cari e si attende chiarezza per avere una spiegazione dell’accaduto e individuare responsabilità per una strage che si sarebbe sicuramente potuta evitare».
«Continueremo a seguire la vicenda giudiziaria – conclude Quirico – e, allo stesso tempo, a lavorare per promuovere salute, sicurezza e diritti sul lavoro in Sicilia e nel resto d’Italia, nel settore dell’edilizia e non solo».
«Non è un buon inizio per il processo per la strage di Casteldaccia, ma siamo sicuri che la Procura di Termini Imerese saprà recuperare» – afferma Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare sulle condizioni di lavoro in Italia della Camera dei Deputati.
«La giustizia – dichiara l’onorevole – è un tassello fondamentale per promuovere salute e sicurezza sul lavoro. Fare piena giustizia è un dovere nei confronti delle vittime e dei loro cari, ma deve essere anche un monito per chi non rispetta le regole, ad esempio non formando correttamente lavoratrici e lavoratori e non mettendo a disposizione adeguati dispositivi di protezione».
«Non ci può essere impunità per chi non tutela l’incolumità di lavoratrici e lavoratori» – conclude Chiara Gribaudo.





