Ci sono raccolte poetiche che cercano la complessità, e altre che scelgono la via più difficile: la chiarezza. La voce del silenzio di Elvira Domenica Muscarella appartiene a questa seconda categoria. È un libro che non alza la voce, ma insiste; non complica, ma accompagna.
Fin dalle prime liriche si percepisce una scrittura che nasce da un’urgenza interiore più che da un esercizio formale. Il silenzio evocato nel titolo non è vuoto né pausa inerte: è piuttosto il luogo dove maturano l’amore, la fede, la memoria. In “13 Luglio 1985” l’autrice fissa un momento affettivo con immagini semplici e luminose, dove una “voce silenziosa” trasforma la paura in fiducia: qui è già contenuta, in nuce, l’intera poetica della raccolta.
Con “I Poeti” Muscarella dichiara apertamente la propria visione: il poeta è “acqua nel deserto” e “sole” che ristora. È una concezione alta e quasi missionaria della parola poetica, vista come gesto di cura e di speranza. Diversa ma complementare è la tonalità di “Estasi d’Amore”, dove la scrittura si fa più musicale e fluida, affidandosi a un lessico armonico che restituisce bene il senso di fusione affettiva.
Il vertice spirituale si raggiunge in “Ecce Homo”, testo di forte intensità cristologica. La ripetizione di “Io sono…” conferisce ritmo e solennità, mentre il Cristo viene cercato nei deboli, negli umili, nei poveri: una scelta che rivela una fede vissuta come prossimità concreta.
Dal punto di vista stilistico, l’autrice di Cerda privilegia il verso libero e un linguaggio immediato. Non è poesia di laboratorio: è poesia di testimonianza. Qualcuno potrebbe desiderare una maggiore elaborazione formale; tuttavia la linearità appare coerente con l’intento principale del libro, che è comunicare, non impressionare.
In definitiva, La voce del silenzio è una raccolta sincera, attraversata da una fiducia tenace nella parola come luogo di consolazione e responsabilità. Una poesia che non cerca il labirinto, ma — con discrezione — la luce.
Santi Licata





