Giovani e futuro: guai a rubare loro la speranza

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La combinazione di tanti fattori ha fatto sì, negli ultimi anni, che crescesse nei giovani l’incertezza per il futuro, dettata, sicuramente, da un clima di sfiducia verso una società che dovrebbe garantire, come bene prioritario, il lavoro, ma che, invece, mostra inadeguatezza a riconoscere il valore della sicurezza occupazionale ed economica, ponendo ostacoli alla stessa progettualità.

I giovani fanno fatica ad immaginare e a progettare il futuro, ad accettare l’incertezza come parte integrante della vita e a costruire, quindi, la propria resilienza, in un presente poco costruttivo. Un grande disagio che li porta a fuggire via dalla propria terra, dalle radici, dagli affetti familiari, disagio nel doversi confrontare nel mondo del lavoro, con l’assenza di una meritocrazia, con l’abuso di potere per favorire amici e parenti, a discapito di chi ha più meriti e competenze professionali. Le raccomandazioni sono eticamente scorrette, basandosi su legami di potere, su pratiche clientelari, su legami personali, bypassano e ledono le capacità personali, non facendo apparire fondamentale possedere le skills richieste per accedere al lavoro. Le raccomandazioni sono il cancro del sistema, le attese dei giovani risultano compromesse e viene favorita la “fuga dei cervelli”.

In Sicilia, purtroppo, il favoritismo, sembra avere un uso intensivo, con grande capacità di essere immune a qualsiasi periodo storico e culturale, a qualsiasi ideologia. Una pratica che ha la valenza di un grave crimine pedagogico, psicologico, civile, un grado pesante di lesività, che viola la legalità e i diritti fondamentali.

L’ assenza di una politica, intesa come servizio e passione, finalizzata al bene comune e alla costruzione di una società migliore, impedisce processi di discernimento su cui realizzare percorsi creativi.

Spesso i politici mettono in scena spettacoli indecenti, che assurgono agli onori della cronaca, scatenando in chi legge, indignazione e rabbia. Condotte illecite che, nella misura in cui risultassero veritiere, inducono la mente a formulare tanti interrogativi.

Ci chiediamo come possa un soggetto, come ha raccontato poco tempo fa la cronaca, che dovrebbe, tra l’altro possedere un’etica e una deontologia professionale, dare in pasto, sotto forma di cadeau, per favori sessuali, una ragazza che ha avuto la disgrazia di cadere nelle sue grinfie, al fine di vincere un concorso e ottenere un posto di lavoro.

Di certo, non vorrei trovarmi nel ruolo genitoriale di questo politico/padre, la cui figlia, sicuramente, si vergognerà e faticherà a guardarlo negli occhi, anche solo per chiedergli: Ma come hai potuto…

Come cittadini, donne e, soprattutto, madri, non possiamo non esprimere una ferma, chiara e inequivocabile condanna verso chi pone in essere comportamenti che indignano e offendono la dignità e l’intelligenza delle giovani siciliane.

Naturalmente, sono necessarie analisi forensi, basate su una scrupolosa acquisizione di prove, testimonianze, documenti, interrogatori, per accertare la loro coerenza e veridicità e, fino ad allora, sappiamo tutti che esiste, in giurisprudenza, la “presunzione di innocenza”, in cui si contempla, che una persona accusata di un reato, viene considerata innocente fino a quando non viene provata la sua colpevolezza “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

E noi concediamo a questo soggetto e ai suoi complici il beneficio del dubbio. Ci mancherebbe altro.

E’ necessario promuovere l’approccio meritocratico, creare un contesto etico che valorizzi il talento, le capacità, le competenze di ogni singolo. È indispensabile, in una prospettiva pedagogica, attivare processi trasparenti nelle selezioni per evitare la corruzione, la discriminazione e scoraggiare certe pratiche più che note. Combattere le implicazioni illecite è un dovere da parte di tutti noi, come è un dovere credere in una società migliore, costruita su un sistema di valori, composta da individui che agiscono guidati da onestà intellettuale, coerenza, senso di responsabilità, rispetto.

La constatazione del processo disgregativo dei valori etici ci fa pensare sempre più a possibili rimedi da concretizzare.

Sarebbe necessario tradurre i valori umani in progetti che diano risposte certe alla crisi occupazionale, che attenzionino seriamente i problemi che stanno a cuore alla comunità, come la famiglia, la scuola, la precarietà dei giovani. Bisogna proporre antidoti e principi per il ripristino dell’integrità morale ed etica. La leadership deve dare l’esempio, abbracciando una cultura di apertura a idee diverse,  nuove, riconoscendo i propri errori e correggerli, anziché andare alla ricerca di scuse e giustificazioni.

Un’analisi sociale impone di spronare tutti coloro che hanno deciso di dedicare il proprio impegno al servizio del bene pubblico, affinché il loro agire non ignori il senso della giustizia, che proviene dal rispetto del valore della persona, quale fonte di diritti inalienabili, che non possono essere cancellati da una volontà politica e che, in fondo, rappresentano la motivazione più intima dell’agire soprattutto di chi assume responsabilità collettiva.

Lo dobbiamo ai giovani che meritano tutta l’attenzione, essendo fautori e custodi della società futura. Vanno incoraggiati a non arrendersi di fronte alle difficoltà, alle sfide, mantenendo viva la fiducia in un futuro migliore. L’indimenticabile Sindaco di Firenze Giorgio La Pira sosteneva che sono le nuove generazioni ad avere quel senso di intuizione del futuro, che dovrebbe avere la politica, quella percezione della primavera, in cui i giovani sono paragonati alle rondini. Rappresentano il futuro e, come ha insegnato Papa Francesco, abbiano la possibilità di sognare ed essere artigiani di fiducia.

Guai a rubare loro la speranza.

Gloriana Solaro

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