Quando la convivenza è un problema antico quanto l’Europa

0
16

La tragedia di questi giorni a Minneapolis (USA) — dove un’operazione della polizia federale dell’immigrazione, l’Immigration and Customs Enforcement (ICE), ha provocato la morte di cittadini americani e acceso una grande discussione pubblica sulla convivenza fra diverse comunità etniche e culturali — ci offre un’occasione di riflessione storica. Tornando al nostro Medioevo, possiamo affermare che il Regno di Sicilia, fin dall’epoca della dominazione araba, ma in modo compiuto con i Normanni e poi con il suo maggiore architetto, Federico II, abbia rappresentato una terza via.

Siamo abituati a pensare — e non è del tutto sbagliato — che esistessero due grandi blocchi: da una parte quello occidentale, cristiano, il Mediterraneo “nostro”, per intenderci Francia, Italia, Inghilterra, Spagna; dall’altra quello orientale, musulmano.

È chiaro, però, che la realtà fosse molto più complessa. In Occidente esistevano convivenze strutturate di popolazioni orientali e, in Oriente, accadeva esattamente lo stesso. La semplificazione aiuta a orientarsi, ma non restituisce la complessità del Medioevo.

Eppure, restando dentro questa semplificazione, possiamo affermare che nel Medioevo si tentò davvero di costruire una terza via: uno Stato capace di gestire culture diverse all’interno di un unico sistema politico. Questa terza via fu rappresentata dal Regno di Sicilia, che sotto i Normanni dimostrò concretamente come una convivenza fosse possibile.

Sappiamo poi come è andata la storia. Ma resta il fatto che, nonostante il passare del tempo e il mutare dei periodi storici, i problemi della convivenza e dell’incontro con l’altro rimangono sempre gli stessi. Cambiano i contesti, ma le dinamiche si ripresentano.

In questo senso, il Regno di Sicilia ha rappresentato davvero un’avanguardia tutta medievale.

Edoardo Torregrossa

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here