Secondo Cicloevento per valutare lo stato della rete ciclabile urbana a Catania

0
230

Si svolgerà domenica 15 gennaio 2023 con partenza alle ore 9,30 dal Museo dello Sbarco 1943 in Via Simeto a Catania il secondo cicloevento,

per valutare lo stato della rete ciclabile urbana dal titolo suggestivo “Reconquista ciclistica”.
L’obiettivo dell’iniziativa ciclistica è quello di sensibilizzare alla mobilità sostenibile attraverso la creazione di infrastrutture idonee alla circolazione e alla sicurezza di ciclisti e pedoni e attraverso il  potenziamento del trasporto pubblico, da integrare alla rete di infrastrutture ciclopedonali.
Il primo cicloevento che si svolto domenica 11 dicembre, sempre Catania, con partenza da piazzale Chinnici alle Ciminiere, ha avuto la finalità di passare al vaglio una prima porzione della frammentata rete ciclabile urbana di Catania, nello specifico la pista ciclabile di San Berillo (che dalla stazione FS porta a piazza Stesicoro) e quella del lungomare Battiato: le condizioni non sono delle migliori, manto rovinato in alcuni tratti, scarsa illuminazione e sporcizia. Il punto maggiormente dolente, comunque, è rappresentato dalla frammentarietà di una già insufficiente rete ciclabile che spinge diversi cittadini ad utilizzare l’automobile, considerando anche un trasporto pubblico non  molto efficiente: Catania è tra le città con il più alto rapporto tra veicoli a motore e numero di abitanti e ciò non fa altro che aumentare l’inquinamento atmosferico (e acustico), con gravi conseguenze per la salute umana e del proprio habitat.
Secondo l’ISTAT nel 2020  gli incidenti stradali mortali che hanno coinvolto ciclisti e utenti alla guida di monopattini elettrici sono stati 176, nel 2021 229, mentre secondo l’osservatorio dell’ASAPS (associazione amici e sostenitori della polstada) si registrano 103 vittime nei primi 8 mesi del 2022, una mattanza destinata a continuare chissà per quanto ancora, mentre il governo taglia, per i prossimi 2 anni, 94 milioni di euro per la realizzazione di piste ciclabili, come se l’ Italia non fosse già indietro rispetto ad altri Paesi europei e non mostrasse anche in questo un netto divario tra il Nord e il Mezzogiorno.