Ciminna, 62° anniversario dell’uccisione del Carabiniere Clemente Bovi

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62° anniversario dell’uccisione del Carabiniere Scelto Clemente Bovi, insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare con D.P.R. del 25 settembre 1960.

In località Bicchinello di Corleone, luogo del tragico evento, è stata deposta una corona d’alloro presso il cippo commemorativo eretto nel dicembre 2009.
Alla commemorazione erano presenti ilfiglio del decorato Vito Andrea Bovi, il Sindaco di Corleone Dott. Nicolò Nicolosi, il Presidente del Consiglio Comunale Rag. Pio Siragusa, i Comandantidel Gruppo Carabinieri di Monreale e della Compagnia di Corleone,l’Associazione Nazionale Carabinieri con le rappresentanze delle Sezioni di Ciminnae Prizzi.
Il Carabiniere Scelto Clemente BOVI era effettivo alla Stazione Carabinieri di Caltabellotta. L’8 settembre 1959, di ritorno da un permesso fruito presso la propria famiglia, veniva fermato – di notte ed in aperta campagna – da sei malfattori, i quali avevano già commesso altre dieci rapine. Pur sotto la minaccia delle armi, estraeva la pistola d’ordinanza ed ingaggiava, da solo e allo scoperto, violento conflitto a fuoco, nel corso del quale uccideva uno dei banditi e ne feriva probabilmente un altro finché, colpito al petto da una fucilata, cadeva al suolo esanime dopo aver messo in fuga i malviventi.
Tutta la vicenda è stata ricostruita in un libro edito per cinquanesimo anniversario dell’uccisione del coraggio militare. Il volume dal titolo “Un eroe semplice, in memoria del Carabiniere Clemente Bovi” è curato da Alfonso Lo Cascio, Giuseppe Cusmano, Vito Andrea Bovi.
Il lavoro ne ripercorre i vari momenti: dal vero e proprio agguato nella notte, con il gesto eroico del militare colpito alle spalle da due scariche di lupara, alla ricerca degli assassini da parte delle forze di polizia e dei carabinieri, fino alla scoperta di una vera e propria associazione a delinquere composta da banditi, tutti di Gibellina, specializzati in quella forma di rapina cosiddetta “a passo”. Durante il processo saranno accusati di circa otto azioni criminose consumate negli ultimi tre anni nel triangolo compreso tra le provincie di Palermo, Trapani e Agrigento. Poi le varie fasi del dibattimento che si svolge davanti la Corte di Assise di Palermo dove verrà scritta una bella pagina di storia giudiziaria siciliana. Ed infine il processo di Bari, tribunale in cui viene trasferito per legittima suspicione, con la sua tragica e discutibile conclusione. Sullo sfondo gli ultimi bagliori del banditismo siciliano ormai alla fine della parabola criminale, e di una magistratura giudicante, chiamata in quegli anni a decidere su gravi fatti di sangue, spesso più attenta al formalismo che alla reale ricerca della verità. Il libro fornisce uno spaccato dell’isola tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, di quel lungo ed interminabile dopoguerra.