L'operazione Bucatino chiude una storia di estorsione e minacce di morte contro i titolari di una azienda di trasporti con sede a Termini Imerese

Venerdì, 04 Aprile 2014 14:42 Scritto da  Pubblicato in Area metropolitana

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo, coordinati dalla DDA hanno arrestato 7 persone per i reati di estorsione, rapina e lesioni personali, con l’aggravante di avere commesso il fatto con metodo mafioso ai danni dei titolari di una società di trasporti con sede a Termini Imerese che si erano rivolti a due malviventi per il recupero di un rimorchio e la merce in esso contenuto per un valore di 168mila euro.

A maggio del 2012 i due, una coppia di Bagheria, subito dopo il furto del rimorchio contenente materiale per un grosso rivenditore di elettrodomestici, durante una cena al Bucatino (da qui il nome dell'operazione) confidano l'accaduto ai titolari del locale Maurizio De Santis e il figlio Giovanni. Da qui avrà inizio la spiacevole vicenda per i due.

Il padre si offre per il recupero della merce prospettando anche una protezione futura dei mezzi dell'attività di trasporto in cambio del pagamento a dicembre 2012 di 15mila euro e di 1.500 euro mensili da gennaio 2013. L'uomo infatti si vantava di essere affiliato alla famiglia mafiosa di Palermo Centro ostentando la sua vicinanza all’allora reggente del mandamento Alessandro D’Ambrogio.
I due imprenditori accettano la "protezione" e consegnano in tre tranche la somma di 15mila euro richiesta per il recupero della merce sospettando che a far sparire il carico fossero stati alcuni loro dipendenti. Maurizio De Santis con il figlio e altri due uomini, ricevuti i soldi si attivano per il recupero di quanto sottratto recandosi presso la sede della ditta di trasporti a Termini Imerese e picchiando violentemente gli autisti ritenuti responsabili del furto.
Nel dicembre 2012 i titolari dell'azienda di trasporti per questa vicenda vengono arrestati e grazie alle loro rivelazioni, vengono incarcerati anche i De Santis, padre e figlio, con l'accusa di sequestro di persona e lesioni personali.
Dopo la loro scarcerazione però i due tornano però all'attacco iniziando contro i due imprenditori una pressante azione intimidatoria con l'ausilio della moglie di Maurizio Rita Salerno pretendendo dai due imprenditori, agli arresti domiciliari, a titolo di risarcimento per l'arresto e i danni subiti la somma di 200mila euro. Inizia da questo momento una escalation sempre più pressante di minacce di morte che spingeranno i due ad allontanarsi per qualche mese dalla Sicilia e poi definitivamente a denunciare l'accaduto.
A febbraio dello scorso anno la Salerno recandosi presso l'abitazione dei due imprenditori li minaccia che se non avrebbero pagato quanto dovuto sarebbero stati uccisi. A giugno poi le vittime vengono bloccate dai De Santis chem li minacciano nuovamente di consegnare il denaro richiesto entro una settimana o sarebbero stati uccisi. I due, spaventati, allora si impegnano a soddisfare la pretesa, chiedendo però di pagare "a rate" l’intera somma, consegnando subito solo 7.000 euro.
A luglio 2013, i due imprenditori sono convocati dai De Santis in un bar di Bagheria per un incontro chiarificatore. La vicenda diventa sempre più pesante.
All’appuntamento infatti vengono accompagnati da una decina di persone a bordo di diversi scooter. Uno di questi intima alle vittime di vendere tutto quello che hanno per pagare il debito mentre Giovanni De Santis mostrando una pistola, minacciandoli di morte, dopo aver strappato di mano a una di esse le chiavi dell’autovettura con la quale erano andati all'appuntamento, si allontanava a bordo del veicolo. Intimoriti dalle minacce la coppia decide allora di lasciare la Sicilia per qualche tempo.
Al loro rientro a settembre dello scorso anno però ricominciano anche le minacce.
A ottobre un altro uomo si inserisce nell'intricata vicenda, Umberto Centineo, padre di Francesco in carcere per mafia, fa sapere che in cambio dell'assunzione come autisti dei suoi familiari avrebbe potuto intercedere verso i De Santis per chiudere la vicenda e restituire l'auto rubata nel corso dell'ultimo incontro.
Convinti in questo modo di risolvere la questione assumono Umberto Centineo e il figlio come autisti. Trascorso qualche giorno dall’assunzione però, si delineava chiaramente il vero ruolo di Centineo. Quest’ultimo, infatti, comunicava alle vittime che, poiché dagli atti processuali della vicenda di Termini Imerese era chiaro che i De Santis erano stati arrestati a seguito delle loro dichiarazioni, era doveroso risarcirli almeno dei 32.000 euro pagati per le spese legali.
A quel punto, esausti per le continue minacce, i due imprenditori si rifiutano e minacciano di denunciare tutta la vicenda. L'uomo per nulla intimorito fece presente che se lo avessero fatto sarebbero dovuti sparire da Palermo. Quindi, proponeva loro di andare da un’altra persona, indicatagli dal figlio, che avrebbe potuto dare una mano a risolvere il problema. E così, il giorno dopo, li accompagnava presso un’agenzia di pulizie di Corso dei Mille, per incontrare Francesco Licandri.
Questi, con arroganza, fece uscire fuori dagli uffici la donna e, rivolgendosi al compagno, gli diceva che doveva dare i soldi a De Santis minacciandolo nuovamente di morte.
Le vittime, spaventate, svendettero un camion per consegnare in 30.000 euro in assegni a Centineo. Ma la somma fu ritenuta insufficiente.
A questo punto i due denunciano tutto l'accaduto alle forze dell'ordine che oggi sono intervenute mettendo fine alle minacce. Sono state arrestate tutte le persone entrate a fare parte della vicenda a vario titolo, il palermitanto 29enne Francesco Centineo (già in carcere), il padre Umberto di 58 anni, il 24enne Giovanni De Santis con il padre Maurizio di 49 anni e la madre Rita Salerno di 43 anni, Pietro Flamia 56 anni 4 Francesco Li Candri 37enne palermitano.

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