Attivista RZ: “Le piccole cose che fanno la differenza sfuggono al controllo”

Venerdì, 26 Luglio 2013 11:15 Scritto da  Pubblicato in Collesano
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In un post dal titolo “Isola ecologica o discarica?” pubblicato sul blog collesanese collesano.org, l’attivista ambientalista, Giusy Cicero, fa il punto della situazione sull’isola ecologica in contrada Calzata, territorio ancora di Collesano, ma già alle porte di Campofelice di Roccella. Sulla stessa, a seguito di ripetute segnalazioni dei cittadini residenti in zona, la rivista Espero aveva già scritto. La Cicero precisa che «da oltre un anno monitoro quella che era progettata per essere una piccola isola ecologica ai piedi di c.da Calzata più o meno al km 14 della SP 128; progetto purtroppo rimasto incompleto per motivi sarebbe bene fossero spiegati alla cittadinanza e parecchio contestato da me per la scelta del sito e soprattutto per lo stato attuale della stessa», ricordando che «il Comune di Collesano aderisce da oltre due anni alla SRZ e da un po' meno tempo ai Comuni Virtuosi» chiedendosi il perché regole di base del protocollo RZ ancora siano disattese.

«La domanda sorge spontanea – parafrasa la Cicero –: una delle prime regole della SRZ (Strategia Rifiuti Zero, ndr) è abolire i cassonetti stradali. Come mai questi continuano ad esserci? Ho chiesto più volte di rimuovere quelli localizzati nell’area dove abito e mi è stato risposto che non era possibile. Allora mi chiedo se la rimozione dei cassonetti nelle contrade avviene non solo nell’Italia del Nord, ma pure a Piana degli Albanesi, comune di 6900 abitanti, portando la percentuale di RD (raccolta differenziata, ndr) al 75%, perché a Collesano diventa una missione impossibile?».

Ed ancora: «La percentuale di RD dovrebbe essere almeno al 75% dopo oltre due anni, quali sono i dati reali? Il CCR (centro comunale di raccolta) quando sarà pronto? Le contrade quando verranno prese in considerazione?». Un attivista, come ogni altro cittadino che non vuol creare fratture o alimentare inutili e strumentali polemiche, ma solo chiedere, sapere, informare ed informarsi, spronare le autorità pur condividendone sforzi e difficoltà, specie in tempi in cui i canali dei trasferimenti di fondi sono sempre più strozzati e dove la beffa degli Ato rivela ormai da tempo la sua inutilità pratica nella soluzione del problema rifiuti, diventa voce critica che non vuol far finta di nulla. «Non riesco a far finta di nulla... non posso chiudere gli occhi ogni volta che passo da quella da me definita “pseudo isola ecologica” e fare lo struzzo che affonda la testa nella sabbia quando c'è eternit sempre nuovo ed il vecchio che viene automaticamente sepolto sotto».

E poi l’affondo: «L'amministrazione si cura dei grandi progetti come l’energia alternativa, FE per salvaguardare le zone boschive e va benissimo, ma sembra che le piccole cose che fanno la differenza sfuggano al controllo». Chiama in causa, correttamente, il problema degli Ato, gli Aro e ancora tutte le difficoltà note ai piccoli comuni, per rimarcare l’idea che richiamare l’attenzione su un problema non vuol dire muovere guerre. «Non faccio guerra a nessuno, vorrei solo vedere più congruenza tra fatti e parole... sarebbe conveniente per tutti che progetti potenzialmente validi non venissero abbandonati a se stessi, come forse poteva essere il progetto delle piccole isole ecologiche dove oggi i cittadini, anche in quella di Campofelice, a provocazione nei confronti di un’amministrazione poco vigile, lasciano i sacchetti penzolanti dalla recinzione infischiandosene della videocamera».

Ed è qui il vero nodo della questione. Un aspetto che fa mestamente scuotere la testa: l’ineducazione di tanti soggetti che ancora non hanno ben compreso che l’ambiente, il pubblico, la pulizia ed il decoro sono valori da curare e rafforzare ogni giorno. «La responsabilità è sicuramente tanta da parte di quei cittadini che non hanno una “consapevolezza ambientalista”… » ricorda la Cicero. Una casa pubblica, insomma, da curare bene e meglio delle abitazioni private. Un senso civico che tarda a farsi strada e che diventa “correità” con altre responsabilità ad altri livelli. Tanto può essere progettato e realizzato, ma la vera rivoluzione non può mai calare dall’alto. Occorre la giusta sintonia tra amministratori e comunità e che la comunità stessa senta come un pezzo del proprio corpo il luogo nel quale vive.

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