Termini Imerese, due affreschi della Chiesa di S. Giacomo in restauro da trent’anni: appello per farli tornare

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Da oltre trent’anni due affreschi provenienti dalla Chiesa di San Giacomo di Termini Imerese non si trovano più in città. Staccati all’inizio degli anni Novanta per essere restaurati, un San Calogero e una Madonna con Bambino e Santi giacciono ancora oggi nei laboratori di un restauratore ad Acireale, in attesa che qualcuno chiarisca chi debba farsene carico e permetterne il rientro.

Una vicenda rimasta per decenni ai margini dell’attenzione pubblica, riemersa grazie all’impegno dell’architetto Cosimo Serio, che ha ricostruito la storia attraverso ricordi personali e una paziente ricerca d’archivio. Da giovane studente di Architettura, Serio visitò la chiesa quando era già chiusa al culto e segnata dal degrado. L’edificio, pur ferito da un ampio squarcio nella copertura, conservava ancora le sue testimonianze artistiche, tra cui i due affreschi, all’epoca documentati fotograficamente.

Anni dopo, alcune immagini degli stessi dipinti notate negli uffici parrocchiali della Chiesa Madre di San Nicola di Bari hanno riaperto l’interrogativo: che fine avevano fatto quelle opere? Dall’allora parroco padre Francesco Anfuso arrivò la prima risposta: gli affreschi erano stati staccati prima del suo arrivo come parroco e trasferiti nel laboratorio del prof. Angelo Cristaudo, restauratore di Acireale. Da allora, però, non erano mai tornati a Termini.

Il nodo della questione è presto emerso: un incarico poco chiaro e un lavoro mai pagato. Contattato direttamente da Serio circa un anno fa, il prof. Cristaudo ha confermato di aver ricevuto l’autorizzazione al distacco, di aver presentato un preventivo giudicato congruo dalla Soprintendenza e di aver eseguito l’intervento di restauro. Non avendo mai ricevuto né indicazioni successive né il compenso dovuto, ha trattenuto le opere in deposito, dichiarandosi comunque disponibile a chiudere la vicenda. A testimonianza del lavoro svolto, ha inviato anche la foto del San Calogero restaurato.

Nel tentativo di fare chiarezza, è stato coinvolto l’attuale parroco della Chiesa di San Nicola di Bari, don Antonio Todaro. Dall’archivio parrocchiale, tuttavia, è emersa soltanto una cartella relativa alle trattative, mai concluse, tra Comune e Curia per l’acquisto della Chiesa di San Giacomo. Nessuna documentazione specifica sugli affreschi. Da qui la necessità di estendere la ricerca alla Soprintendenza, anche perché negli anni Novanta l’edificio fu interessato da un intervento di restauro complessivo.

Decisivo il contributo della storica dell’arte Roberta Sperandeo, che ha ricostruito il quadro amministrativo. Tutto inizia il 24 ottobre 1990, quando la Direzione del Museo Civico di Termini Imerese chiese alla Soprintendenza un parere di congruità sul preventivo del prof. Cristaudo. Un passaggio che lascia aperta una domanda centrale: perché fu il Comune, attraverso il Museo, a muoversi? L’ipotesi più plausibile è che, nel contesto delle trattative con la Curia, si fosse deciso di mettere in salvo gli affreschi staccandoli dalle pareti della chiesa.

Il parere favorevole della Soprintendenza arriva il 24 maggio 1990. Seguono lettere, solleciti e chiarimenti tra Curia, Soprintendenza, legali e tecnici. Nel 1995 si apprende che la chiesa era già stata restaurata, che gli affreschi erano in deposito presso il restauratore e che il pagamento non era mai avvenuto. L’ultima comunicazione ufficiale risale al luglio di quell’anno. Poi, il silenzio.

Oggi il problema appare soprattutto economico. Il preventivo dell’epoca parlava di 5.800.000 lire per il San Calogero e di 8.000.000 lire per la Madonna con Bambino e Santi. Ma al di là delle cifre, resta una questione più ampia: due opere che appartengono alla storia religiosa e artistica di Termini Imerese sono da oltre trent’anni lontane dalla loro città.

La Chiesa di San Giacomo rientra oggi nella Parrocchia di San Nicola di Bari, e il suo legale rappresentante è l’attuale parroco. Spetta a lui, con il supporto della Curia, della Soprintendenza e dell’Amministrazione comunale, avviare un percorso chiaro per riportare a casa gli affreschi. Un atto dovuto non solo per sanare una vicenda amministrativa mai risolta, ma per restituire alla comunità un pezzo della propria memoria.

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