Come doveva essere la Tomba/Tempio/Palazzo della Gurfa di Alia: un tentativo di ricostruzione

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Se, come tutto ci lascia intuire, il sistema “Tomba/Tempio/Palazzo” della Gurfa di Alia deve essere inquadrabile nella linea di pensiero architettonico “dedalico”, per la costruzione del Telesterion necessario ai riti di investitura e centro di comando e controllo politico della figura dinastica egeo-sicana del “Minos/Re del mondo”. Ne abbiano scritto l’essenziale nel nostro La Via della Thòlos, delineandone le “categorie di interpretazione” che portano agli Ipogei della Gurfa, con invito alla lettura per i particolari.  Aggiungiamo in questa sede qualche altro elemento di analisi che riteniamo importante per il “Libro definitivo Gurfa” che resta ancora tutto da scrivere. Bisogna allora trovarne qualche traccia di sintesi in altre più celebrate contrade “omeriche”. Va tenuta però presente la precisazione che l’operato delle nostre maestranze è caratterizzato dal “costruire per via di levare”, come retaggio storico ancestrale di tradizione egeo-sicana applicato a modelli transmarini costruiti fuori terra che definiamo per comodità “micenei”. Per quanto ne sappiamo il cosiddetto “Palazzo di Nestore” potrebbe aiutarci per capire l’atmosfera molto colorata che doveva respirarsi dentro le sue mura, decorate su pareti lignee (Fig. 1).

Fig.1 – Ricostruzione del Megaron nel Palazzo di Nestore a Pilo (Fonte web)

Per questo rimando quindi tutti gli interni delle “stanze” della Gurfa che presentano vistose innegabili tracce di bruciato dovevano essere rivestite in legname e molto colorate. E poi ancora: quella struttura palaziale di Pilo, come precisato tipologicamente diversa dai nostri Ipogei, era collegata con ambienti a thòlos? Risposta: si. Di seguito qualche utile nota di riferimento. Il Palazzo di Nestore,  mitico re di Pilo celebrato nell’Iliade come l’anziano saggio capo dell’armata greca contro Troia, è situato sulla collina di Epàno Englianòs nel Peloponneso; archeologicamente noto per il megaron e le tavolette con iscrizioni in lineare B. E’ il complesso miceneo meglio conservato, centro politico di comando e controllo, venne distrutto da incendi nel tardo bronzo. Nei pressi della costruzione sono presenti tombe a thòlos, fra le quali quella attribuita a Nestore, con diametro interno di circa 9,35 metri e datata al 1500-1400 a.C. (Fig. 2).

Fig. 2 – Tomba a thòlos di Nestore a Pilo

E’ facile prendere atto dal semplice confronto visivo che fra la thòlos di Nestore e la nostra, con Oculus, della Gurfa non c’è termine di confronto, cosa che di per se è già un indizio che orienta sulla possibile importanza e “figura sacrale” del “committente”. Ricordiamo per nostra utile memoria quello che abbiamo sintetizzato e capito in questi lunghi anni di ricerca sulla  Tomba e Tempio di Minosse in Sicania: ne parlano nel V sec. a.C. Erodoto (VII, 170) e nel I sec. a.C. Diodoro Siculo (IV, 78). Secondo la descrizione di Diodoro, nella sua Biblioteca Storica, si trattava di una camera funeraria sotterranea e “riservata” dove erano deposte le reliquie del sovrano, collegata con un tempio di Afrodite aperto al culto e “sovrapposti” i locali di un Santuario, in un complesso architettonico monumentale da ricercarsi nell’entroterra storico agrigentino lungo il fiume Halykos/Platani. Rinvio al Cap. IV. 7 de La Via della ThòlosSul perché dell’architettura dedalica nella Chora di Kamikos e sul Minos, che è figura ed archetipo di un Sovrano-Re del Mondo”, con la seguente aggiunta che contribuisce ad orientare sul perché quel mitico e “perduto” impianto architettonico, dopo i primi eventi della convulsa tragica fine del “Minosse storico” necessariamente da collocare sulla costa agrigentina, deve essere ricercato in areale baricentrico della Chora di Kamikos, a ridosso dello spartiacque fra gli entroterra di Himera e Agrigento”, come ci dice  M. I. Gulletta, perfettamente compatibile con il sito Gurfa. Scrive Maria Ida Gulletta, in “Kamikos/Lykos/Halykos. Da ‘via del sale’ a ‘confine tra le due eparchie. (note di geografia storica nella Sicilia centro-occidentale)” (Da: Eckart Olshausen, Holger Sonnabend (hg), “Troianer Sind Wir Gewesen – Migrationen in der Antiken Welt”, Stuttgarter Kolloquium Zur Historischen Geographie des Altertums, 8, 2002, pp. 402-408): “Il fiume di Kamikos: mitostoria di un idronimo. …nel racconto legato ai nomi di Dedalo e Minosse e del re sicano Kokalos avrebbe trovato la sua anticipazione il flusso migratorio rodio-cretese diretto verso la zona compresa fra gli approdi di Eknomos (Foce del Salso) e Capo Bianco (Foce del Platani). …Resta il ricordo di Kamikos (S. Angelo Muxaro), reggia mitica e inaccessibile; restano le tracce visibili di espressioni artistiche non locali (gli ori) e quelle ricostruibili di culti ctonii (il tempio di Afrodite) e di una architettura funeraria (la tomba di Minosse occultata dal tempio), riflesso del punto di partenza di una rotta che, fra XIII e XII secolo, fiuta e segue le ‘vie del sale’, dello zolfo e del bitume, dall’Oriente egeo fino al centro della Sikania ed ai monopoli di Kokalos. Al di là delle molte speculazioni antiche e moderne sul significato della saga e sul valore della componente etnica, artefice della sua diffusione, si è discusso anche sull’origine cretese o semitica dell’Afrodite venerata tra Kamikos e Minoa, in un tempio la cui struttura avrebbe camuffato il taphos di Minosse, forse abbattuto nel corso di una delle lotte di confine tra Selinunte e Agrigento; la natura ctonia della dea e l’abbinamento di un tempio con un sepolcro, estraneo alla tradizione siceliota ma ben inseribile in un contesto cretese, non disturbano il rapporto con l’altra Afrodite, quella ericina, dea punica del mare, del commercio e delle rotte e, anch’essa, oggetto dell’intervento artistico ‘dedalide’: un muraglione di contenimento elevato tutt’intorno al tempio. …L’Afrodite… occultava la tomba di Minosse… per secoli vettore di un contatto che, attraverso la venerazione dei Sicani, consentiva la penetrazione di merci e culture lungo direttrici interne e settentrionali …Lungo le sorgenti del Salso, raggiunte nei tempi d’oro dell’espansione agrigentina, centri come Raffe, Polizzello, Passo di Ladro fino al baluardo di Terravecchia costituivano gli snodi principali nelle due direzioni N-S, E-O. Soprattutto intorno a Terravecchia, a ridosso dello spartiacque fra gli entroterra di Himera e Agrigento, si svolgeva una griglia densissima di percorsi naturali e valli fluviali che interessarono il centro non solo come base di controllo all’estremo confine orientale agrigentino, ma anche come fulcro viario… da una parte all’altra dell’isola. Sotto Terravecchia, quasi ‘altro’ proseguimento naturale delle sorgenti dell’Himera Meridionale, ma in direzione S-O, nasceva dalle contigue rocce di salgemma il secondo corso d’acqua ‘sicano’ dopo l’Himera: il fiume Platani.…”. Lasciamo agli archeologi professionisti il seguito dell’indagine tecnica sul terreno e ci intestiamo la responsabilità di sintesi riassuntiva grafica per la ricostruzione di quanto ne abbiamo potuto capire sull’impianto il più possibile vicino all’originario del Tempio/Tomba/Palazzo della Gurfa e delle suggestive Ierofanie solari che ancora adesso avvengono nella thòlos (Figg. 3-4-5).

Fig. 3 – Gurfa: sezione longitudinale prospettica con evidenza delle parti mancanti e legenda: A – “Falsa porta” thòlos, B-Banchine circolari, C-Gnomone, D – “Falsa porta” cripta funeraria, E-Banchine perimetrali cripta, F – “Vano di discesa” per la catabasi rituale, G- Cisterne, H – “Vano ad utero” per rito di incubazione.

Fig. 4 – Gurfa: sezione della thòlos con ricostruzione degli impalcati lignei e struttura visiva delle Ierofanie solari verificate

Fig. 5 – Gurfa: visione prospettica interna della thòlos con ricostruzione visiva delle Ierofanie solari verificate

Carmelo Montagna

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