Annotazioni a supporto della presenza di originari impalcati “teatrali” alla Gurfa di Alia

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Per la somma di considerazioni fatte nel mio La Via della Tholos,  assieme ad altri studiosi di valore citati in quella bibliografia, occorre pensare la thòlos megalitica della Gurfa di Alia come ad una “Cattedrale”; con tutti gli ambienti di servizio di un Palazzo/Monastero sul modello  che conosciamo genericamente come “medievale”.  Occorre farlo per non continuare a “sbagliare Storia”, evitando per quanto possibile analisi di dettaglio su singoli aspetti magari di interesse ma scollegati fra di loro. È questo l’errore di metodo facile a farsi in buona fede nell’analisi storica riduttiva che si chiama “anacronismo”: attribuire valore e funzione a singole parti “più facili” scorporate dall’insieme, con le categorie del nostro tempo, senza le necessarie valutazioni di sistema della “visione del mondo” che ne motivò in origine la “creazione”. A maggior ragione quando si prende in analisi lo Spazio Sacro, con l’obbligo di lettura (non di necessaria condivisione) almeno del Cap. X del Trattato di Storia delle Religioni di M. Eliade. Non è vano pertanto citare come elemento di fascinazione la bella definizione che diede Antoine de Saint-Exupery sul megalitismo: “Un ammasso di roccia cessa di essere un mucchio di pietra nel momento in cui un solo uomo la contempla immaginandola, al suo interno, come una Cattedrale.” Quindi, nel nostro caso: assieme al fascino del luogo conta lo sguardo per “vederne l’essenza”. Nella struttura concettuale delle grandi Cattedrali medievali, oltre tutto il resto, particolare attenzione la committenza richiedeva alle maestranze del cantiere nell’affrontare la decorazione della controfacciata interna del prospetto di ingresso. In tale spazio veniva rappresentato il tema finale del Giudizio Universale. Nel varcare la soglia in uscita dallo spazio liturgico il credente compie ancora adesso un “passaggio di stato” simbolico, dal Sacro al Profano,  che doveva essere accompagnato ed associato allo sguardo trasfigurato di alta teologia mistica di sintesi, facile però da capire. Da questo deriva tutto il resto della “simbologia della Porta” e delle “direzioni cosmiche” rispetto all’andare verso il mondo esterno o al Cristo pantocratore e “Re del mondo”. Anche per la nostra thòlos, seconda a nessuno per sintesi di significati dello Spazio Sacro, devono valere questi principi, sia pure a livello minimale per mantenerci nel margine del possibile. L’entrarvi o l’uscirne rituale nella protostoria non poteva quindi avere i tratti della ordinaria consuetudine con cui lo può fare il moderno “visitatore di passaggio”. Per questo motivo fondante non è fuori luogo provare a pensare l’uso liturgico e simbolico  del sistema di carpenteria con soppalchi a ridosso della parete di ingresso/uscita dal suggestivo ambiente tholoide con Oculus  della Gurfa (Fig. 1).

Fig. 1 – Gurfa: controfacciata interna della thòlos con i sesti di carpenteria bruciata.

Quella struttura lignea interna di controfacciata con due livelli doveva servire anche da scenario per “esporvi” grandi immagini e sistemi di segni con valore fondativo per la comunità “riservata” che partecipava ai riti. Temi iconografici e coordinate simboliche di una sorta di “teatro per le Ierofanie” e le “investiture sacrali” che vi si dovevano svolgere a date calendarizzate. Anche sulla base dell’interesse che Silvana Braida mostrò per quei “fori” dei soppalchi nel suo disegno in sezione della thòlos (Fig. 2), mi sono permesso di completare l’opera ricostruendone un’immagine grafica di sintesi con i soppalchi (Fig. 3).

Fig. 2 – Gurfa: sezione della thòlos di Silvana Braida nel rilievo dello stato di fatto

Fig. 3 – Gurfa: sezione della thòlos con ricostruzione degli impalcati lignei perduti

Dovevano certamente esservi modalità di  “normale riservatezza liturgica” controllata di ingresso all’ambiente, con uno spazio preliminare di smistamento come per tutti gli accessi consacrati nell’architettura templare nota di tempo storico. È argomento importante che va ripreso al tempo debito. Soffermiamoci un momento sugli aspetti del “dramma sacro” teatrale che vi si doveva svolgere, per come ne conosciamo da studi specialistici. Con rimando al Cap. III.10 del nostro La Via della Thòlos, citiamo senza altro commento l’essenziale da aggiungere per capire senso e funzione originaria di quel sistema di soppalchi “teatrali”, da Victor Turner, Dal rito al teatro, ed. Il Mulino 1986: “ …in una società tribale  l’alternativa al cosmos è il caosquindi [è] meglio tenersi stretto il cosmos, cioè l’ordine tradizionale della cultura. Fra parentesi, la parola « intrattenere »deriva dall’antico francese«tenere separato », cioè creare uno spazio liminale … nel quale le performance possano aver luogo. Alcuni di questi generi di intrattenimento, come il teatro di prosa o classico, si pongono storicamente su una linea di continuità rispetto al rituale, come nel caso della tragedia greca e conservano qualcosa della serietà sacra e persino della struttura da rites de passage dei loro antecedenti. (p.81) … Possono entrare in gioco tutti i sensi dei partecipanti e degli esecutori; essi odono la musica e le preghiere, vedono i simboli visivi, assaporano i cibi consacrati, annusano l’incenso, e toccano le persone e gli oggetti sacri. Perché la performance approdi a un rapporto significativo, essi hanno inoltre a disposizione le forme anestetiche della danza e del gesto (p.148) … La religione, come l’arte, vive solo nella misura in cui viene tradotta in performance … Se si vuole rendere sterile o castrare una religione, la prima cosa da fare è abolire i suoi rituali, i suoi processi di generazione e di rigenerazione.(p.156) … i primi drammi liturgici dell’Europa medioevale che trattavano la casata, la vita e la resurrezione di Cristo, narrazioni cariche di conflitti, si svilupparono dalla sezione lirica della messa pasquale. Naturalmente la messa, l’eucarestia, era essa stessa un dramma con un copione scritturale molto prima di dare origine alle sacre rappresentazioni. il ditirambo greco si estese fino ad includere non solo le leggende dionisiache, ma anche quelle degli dei, semidei ed eroi alcuni dei quali erano considerati come i primi progenitori Elleni e dei loro vicini mediterranei. (p.184) … Il termine sovrannaturale come anche lo stesso termine naturale è un concetto teologico-filosofico occidentale. … È piuttosto un’orchestrazione di azioni e oggetti simbolici in tutti i codici sensoriali (visivo, auditivo, cinestetico, olfattivo, gustativo), pieno dì musica e di danza e con interludi di gioco e di divertimento. Può comprendere la pittura, inclusa quella del corpo, la scultura, (p.194) intagliare il legno, la musica strumentale e corale … (p.195)”.

Possiamo immaginarlo così: durante la “sacra rappresentazione” lo ierofante, in alcune fasi assieme ai convenuti, riproponeva l’azione rituale di Tradizione con la diretta partecipazione emotiva e fisica dei presenti. La degustazione di particolari cibi doveva essere una delle componenti base dei riti: era quindi necessario avere a disposizione un angolo per la preparazione del pasto rituale oltre che del fuoco sacro e l’acqua consacrata. Motivo per cui alla Gurfa, nel primo soppalco c’è quello che sembra un semplice originario monumentale “camino con sedile interno”, il cui foro di uscita dei fumi serve anche come foro/gnomone della suggestiva lama di luce che segna il mezzogiorno solare dei due equinozi colpendo esattamente quello che resta di una fossa pavimentale centrale (Fig. 4ab)

Fig. 4- 4a: “Camino con sedile interno” del 1°livello impalcato nella thòlos.

4b: Ierofania del mezzogiorno solare all’equinozio di Primavera e di Autunno.

Ecco perché nel formidabile palinsesto della Gurfa troviamo i sesti di alloggio per carpenterie lignee e soppalchi rovinosamente bruciati e più volte sicuramente ricostruiti per scopi di utilità pratica nel latifondo contadino; trovati però già fatti. Ovviamente solo la datazione calibrata dei tanti reperti ancora in sito nei livelli più alti potrà darcene torto o ragione. Aspettiamo che maturi il tempo giusto, visto che tarda ancora ad arrivare.

Aggiungo questa breve annotazione di “politica militante” alla ormai lunga mia ricerca di revisione storica sul “caso Gurfa”. Come ben sanno i miei lettori continuo a praticare la linea di valorizzazione in positivo del “pensare per obiettivi” sulla Via della Thòlos. Mi permetto pertanto di proporre la ricostruzione dei soppalchi lignei nell’ambiente campaniforme della Gurfa, dove c’è la traccia filologica e l’ “Aura” del “teatro (probabilmente) più antico del Mediterraneo”. Fino a prova del contrario. L’opera di rifacimento, di carpenteria lignea smontabile e nel rispetto dello stato di fatto pervenuto, sarebbe la chiave di volta sul “che farne del Cuore Dedalico Ipogeo nella Chora di Kamikos”, da costa a costa. Perché non farlo cari amici di Alia?

Carmelo Montagna

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