Padre Thomas Gillespie è un giovane sacerdote della diocesi cattolica di Pittsburgh, in Pennsylvania, una tra le città di maggior rilevanza storica degli Stati Uniti d’America, capitale dell’acciaio, importante snodo di trasporto fluviale, luogo di nascita di artisti e importante centro culturale.
Dopo aver studiato all’università Thomas è stato ordinato sacerdote nel 2010
Lo scorso ottobre padre Thomas ha partecipato, e rappresentato il punto di riferimento spirituale per i suoi compagni di viaggio, ad un pellegrinaggio che ha toccato Malta, la Sicilia e Roma, celebrando le messe quotidianamente e fornendo ogni giorno le proprie riflessioni sulle letture, le ricorrenze festive, i luoghi visitati durante il viaggio
In occasione di questo viaggio, dopo alcuni giorni a Palermo, ha potuto visitare Termini Imerese da cui la sua famiglia era partita per gli Stati Uniti.
Padre Thomas ha trascorso due giorni a Termini, e ci ha rilasciato una breve intervista nella quale ci racconta la sua esperienza e le sue impressioni.
–Ha avuto modo di ascoltare qualche racconto su questo luogo dai suoi nonni? Conosce la loro storia qui?
-Il mio legame con la Sicilia si è formato attraverso mia madre. Mio nonno Francesco e i miei bisnonni materni provenivano tutti da Termini Imerese. Giunto in Pennsylvania il bisnonno Leonardo Geraci cambiò il suo cognome in Garish, per farlo sembrare più americano, una cosa abbastanza comune fra gli italiani emigrati in America all’inizio del XX secolo. Il mio bisnonno Leonardo Geraci (la cui moglie si chiamava Biagia Graziano) portò negli Stati Uniti il suo futuro genero, Francesco Azzarello (mio nonno) negli anni ’20; Leonardo fece in realtà la spola tra la Sicilia e gli Stati Uniti dove gestiva un’attività di commercio di prodotti ortofrutticoli nel quartiere Strip District di Pittsburgh.
Quando ero bambino, negli anni ’70, solo mia nonna era ancora in vita, Frances Geraci sposata Azzarello; era nata a Pittsburgh, in Pennsylvania, nel 1906.
. I racconti di famiglia erano sempre incentrati sul duro lavoro e sui legami familiari, sia qui che in Sicilia, ed esempio sugli altri parenti (Iannarino) che si trasferirono in Ontario, in Canada, nello stesso periodo.
–Che cosa ha pensato venendo qui, qual è la cosa che l’ha colpito maggiormente?
-Ho visitato Roma e altre zone d’Italia molte volte, ma questa è stata la mia prima volta in Sicilia! È stata un’avventura già il viaggio in traghetto da Malta a Pozzallo. Sono rimasto colpita dalle dimensioni dell’isola e dalla varietà dei suoi paesaggi, dalle spiagge alle montagne. Ma ciò che mi ha colpito di più è stata la bellezza e l’influenza delle diverse culture che si sono succedute nel corso della sua storia. Ero in pellegrinaggio cattolico, quindi abbiamo visitato gli antichi siti greci di Agrigento e numerose splendide chiese dedicate ai santi siciliani, a Siracusa e Piazza Armerina prima di proseguire per Monreale e Palermo.
–È cresciuto sentendo un qualche legame con la Sicilia e con Termini? Anche in quanto sacerdote cattolico, data l’antichità della tradizione di fede qui nell’isola
-Sì, ho sempre sentito un forte legame con la Sicilia e con la città di origine della mia famiglia, Termini Imerese. Mio nonno Francesco (Frank) Azzarello morì, molto giovane (nel 1954) negli Stati Uniti, ma gli fu celebrato un funerale anche a Termini Imerese. Ricordo di aver visto le fotografie in bianco e nero di quella cerimonia commemorativa, celebrata dai familiari rimasti in Sicilia. Tutta la mia famiglia era cattolica e condividevamo le grandi tradizioni culinarie e le festività. Ho un ricordo speciale di mia nonna che preparava quelle che noi americani chiamavamo “spingies” (sfinci) in occasione della festa di San Giuseppe!
–Com’è stato vedere la casa dei suoi antenati? È potuto entrare all’interno?
–Sono sicuro che le strade di Termini siano cambiate molto in cento anni. Abbiamo trovato alcuni possibili indirizzi di mio nonno e dei miei bisnonni, ma non sono sicuro che si trattasse delle stesse case di tanto tempo fa; non sono entrato in nessuna di quelle abitazioni. È stato comunque interessante vedere le strade e i quartieri in cui vivevano, in particolare la stradina stretta che conduceva a Piazza Duomo di San Nicola. È stato anche interessante scoprire le diverse zone (alta e bassa) dei quartieri e i mestieri delle persone che vi abitavano nel corso della storia, che fossero pescatori, operai o commercianti.
-Pensa di ritornare qui? Vorrebbe conoscere altro e approfondire il legame con la città e i suoi abitanti?
-Sono rimasto nella mia città d’origine, Termini Imerese, solo per pochi giorni dopo il pellegrinaggio, durante il quale ho visitato le principali città della Sicilia. Vorrei saperne di più sulla città e scoprire se ho ancora dei parenti che vivono a Termini, a distanza di oltre 100 anni. So che Termini ha una storia affascinante, così come la più ampia storia di Palermo.
-Una cosa che non le è piaciuta della Sicilia? Qualcosa che non si aspettava e l’ha destabilizzata?
-La Sicilia è bellissima, con la sua gente e, naturalmente, l’ottimo cibo! Il tempo è stato splendido a fine ottobre e novembre. È stato un po’ difficile non parlare fluentemente l’italiano, ma sono riuscita a cavarmela con Google Traduttore! Ho apprezzato molto i lavori di riqualificazione del Parco Belvedere a Termini Imerese, ma purtroppo c’era ancora molta spazzatura per le strade. Questo è l’unico aspetto che spero possa migliorare a Termini, perché la vista sul mare e sulle montagne era mozzafiato!
-Sulla base della sua esperienza cosa pensa dei siciliani? E cosa vorrebbe dire loro?
-Il popolo siciliano è meraviglioso nella sua ospitalità e nella sua gioia di vivere. Proprio come le tradizioni che ho vissuto con mia nonna, il cibo squisito e la ricca storia sono ricordi che custodirò per sempre. Ho il DNA siciliano nelle vene e, quindi, quando ho avuto la fortuna di visitare la Sicilia, e in particolare Termini Imerese, ho sentito di essere davvero in visita alla mia famiglia, anche se un po’ lontana da casa! Quello che sento di dire è grazie mille casa Sicilia.
Barbara De Gaetani





