Termini Imerese. Associazione Spartacus: esiste ancora la lotta alla mafia?

Lunedì, 03 Dicembre 2018 02:50 Scritto da  Pubblicato in Termini Imerese
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In questo periodo si sente parlare spesso di lotta alla mafia, abbiamo anche le “ruspe antimafia”. Mi chiedo se tutto questo clamore non ci svii dalla vera lotta alle organizzazioni malavitose e al consolidato rapporto che la mafia ha con i politici e i loro partiti nel nostro Paese.

Buscetta nel dichiarare che non avrebbe fatto nomi dei politici e dei partiti, referenziati dalla mafia con il loro voto, è stato sincero, lo è stato anche nel non dichiararsi un pentito e di affermare di essere “un’uomo d’onore”;  rispetto ad altri che si sono definiti pentiti, i quali in realtà nonostante le loro rivelazioni ci portano a conoscenze delle strategie criminali dell’organizzazione alla quale sono appartenuti, usano questa condizione per essere protetti dallo Stato, loro e le loro famiglie.
Cosa spinge uno qualunque a fare questo ragionamento?
Seguendo proprio il pentitismo diffuso in questo ventennio, a partire dal boss di Caccamo, il sig. Antonino Giuffè detto “Manuzza” (dice lui pentito), il quale proprio quando è stato per anni latitante per la giustizia italiana, passeggiava tranquillamente per le vie di Palermo e anche di Caccamo, mentre i suoi familiari svolgevano una vita serena con la moglie impiegata al Comune di Caccamo e i figli che potevano tranquillamente circolare per le vie del loro paese in tutta tranquillità; nel frattempo succede qualcosa di inaspettato, improvvisamente il capo mandamento di Caccamo, oltre ad essere braccato dallo Stato, disgraziatamente per lui è braccato anche dai suoi, cioè dalla mafia; come per magia viene subito trovato nel suo covo dai carabinieri, ai quali si consegna senza opporre resistenza e li ringrazia pure.
Poco tempo dopo si dichiara pentito, entra nel pacchetto protezione lui e la sua famiglia.
Il boss Giuffrè non è stupido, ha capito che lo vogliono uccidere, e per proteggere la sua famiglia e se stesso dalla morsa mafiosa, comincia a parlare, dichiara che Silvio Berlusconi e il movimento politico da lui fondato, Forza Italia, sono nelle mani della mafia; dichiarazione confermata dall’autista del mafioso Totò Riina, l’altro pentito, Totò Cancemi, il quale a suo dire, Il Riina,  aveva nelle sue mani Silvio Berlusconi e il suo movimento politico.
Questa è una dichiarazione forte che attira l’attenzione di tutti i media e dei siciliani in quel periodo; il risultato che oggi è sotto gli occhi di tutti, ed è storia,  è quello che Silvio Berlusconi è stato al Governo, il suo movimento Forza Italia, attualmente è al governo di diverse realtà locali, anche la città in cui vivo, Termini Imerese, la ragione che più mi fa  arrabbiare, oltre ad avere visto governare il nostro Paese da un uomo accusato da “eccellenti pentiti,” di avere rapporti con la mafia, è il non avere avuto nessuna informazione sui politici e i partiti, del comprensorio di Termini Imerese e le Madonie, i quali abbiano avuto rapporti con la mafia; se il capo di un partito viene citato come referente della mafia nella politica nazionale, come è possibile che la mafia non pretenda referenti politici in ambito locale?
Io credo che i pentiti, oltre a raccontarci, come ha fatto il mafioso Giuffrè, su come viene battezzato un uomo d’onore, ci dicano per favore, come vengono “combinati” i politici del nostro territorio e i loro partiti all’interno di cosa nostra.
Il sig. Giuffrè, avrebbe dovuto parlarci anche della presenza, così capillare, da parte di cosa nostra, negli uffici pubblici del comprensorio, all’interno dei quali molti sono ci raccomandati di cosa nostra.
Questo per capire le ragioni per cui la piazza di Mezzojuso è sempre vuota, come si evince nella trasmissione di “Non è la RAI” condotta da Giletti; la gente di quel paese e anche di tanti altri paesi della Sicilia e non solo, si devono confrontare con una realtà, legata alla mafia e alla mafiosità di molti dei loro rappresentanti, diffusi in modo capillare nel sistema organizzativo dello stato.
Se il sig. Giuffrè, che è ancora in tempo per farlo, ci aggiorni, nel riprendere le sue dichiarazioni in tale direzione, in questo modo si affermerebbe la vera e sincera volontà di volere sferrare un duro colpo a Cosa nostra, cioè nell’ottenere il consenso popolare legato alla paura di ricevere ritorsioni, nel momento in cui ci si  ribella alla mafia, alcune delle istituzioni cittadine e/o regionali, all’interno delle quali c’è una congrua presenza di personale legate alle raccomandazioni mafiose, dalle quali dipendono anche i bisogni dei cittadini, possano porre in essere ritorsioni con abusi di potere.
I pentiti, compreso l’ultimo appena sfornato da cosa nostra, il figlio del boss di Altavilla Milicia, il sig. Andrea Lombardo: diciamo a questo signore, il quale dichiara di essere pentito, di proclamare i nomi dei politici e dei partiti del comprensorio, altrimenti, secondo me, non è credibile.
I rapporti tra mafia e politica sono forti, usando i politici e i partiti la mafia ha il consenso popolare.
Siamo stufi di sapere come viene combinato un mafioso e di sentire nomi di boss scaduti; l'unico modo per dare coraggio alla gente comune e di acquisire fiducia nei confronti dello Stato è interrompere il rapporto mafia/politica.
Sig. Andrea Lombardo, si passi la mano sulla coscienza e dica come realmente stanno le cose; non continuate ad offendere l'intelligenza di chi oggi per lottare contro la mafia, se gli va bene, fa la fame.
Sig. Andrea Lombardo, dalle sue dichiarazioni pende il futuro della nostra terra, il futuro dei suoi e nostri figli, lo tenga a mente.

Il presidente dell’Associazione Spartacus
Antonino Ferrara

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