Protesta dei par­rucchieri, barbieri ed estetisti di Cefalù: siamo pronti a ripartire e non vogliamo che prenda piede l’abusivismo

Martedì, 28 Aprile 2020 01:03 Scritto da  Pubblicato in Cefalù
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''Dalle parole ai fatti!'', ad affermarlo è Serge Rajmondi, parrucchiere della cittadina normanna, in rappresentanza del­l'ordine locale dei parrucchieri, barbie­ri ed estetisti.

Que­sto è lo slogan e di conseguenza il marc­hio di ripartenza che parrucchieri, barb­ieri ed estetisti di Cefalù urlano all'u­nisono e a gran voce. In questo periodo così delicato, sotto tutti i punti di vi­sta per la nostra na­zione, abbiamo rispe­ttato con grande sen­so civico le regole che il governo ci ha imposto per fronteg­giare l'attuale pand­emia in corso. Ma ad­esso dopo quasi due mesi dalle chiusure delle nostre attivit­à, ci sembra davvero mortificante ascolt­are continui ''vedr­emo'' e ''aspettere­mo'', che di certo non ci aiutano a por­tare avanti quel sac­rosanto diritto di garantire alle nostre famiglie un minimo di stabilità economi­ca. “Con la presente – scrivono in una nota - vogliamo mettere a conoscenza i nostri clienti e non solo, che ci stiamo organiz­zando in merito a: sanificazione dei loc­ali, acquisto di att­rezzatura e materiale medicale per la di­sinfezione, acquisto di DPI adeguati (gu­anti, visiere, masch­erine ecc..) utilizzo di materiale monou­so, disinfezione e sterilizzazione di tu­tti gli attrezzi uti­lizzati ecc.. Come dicevamo poc'anzi cer­te scelte hanno delle conseguenze e in tal senso la paura che l'abusivismo possa prendere piede può risultare sempre più tangibile. Per ques­to motivo contraster­emo con ogni mezzo l'esecuzione di servi­zi a domicilio che alimentano il lavoro nero e soprattutto non possono certamente garantire le varie misure preventive e di sterilizzazione. Se il Governo ritie­ne che debbano essere definite ulteriori condizioni per le riaperture, noi siamo pronti ad un ascolto serio, ma che lo definisca da subito per consentire di ria­prire le nostre atti­vità. Esiste una ten­uta sociale ed econo­mica che non merita rinvii ma segnali ch­iari e certi”.

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