Filippo Meli, il sacerdote di Ciminna che visse d’arte e per l’arte

Domenica, 29 Settembre 2019 23:58 Scritto da  Pubblicato in Medaglioni
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Nato a Ciminna nel 1889 e morto a Palermo nel 1965, il sacerdote Filippo Meli ha continuato a celebrare riti paralleli alla sua missione religiosa col dedicarsi allo studio, all’insegnamento della Storia dell’Arte e al recupero di opere d’arte con riscoperta di artisti del passato, come per l’eccellente caso del Serpotta.

Inoltre, come conferma una delle sue tante pubblicazioni, si è interessato con amore e competenza alla importante produzione artigianale di un periodo storico di transizione e di nuove oscillazione delle mode e dei gusti nel periodo prerinascimentale, con una ricerca davvero scrupolosa che resta preziosa testimonianza unica del suo genere; ci riferiamo a: Costruttori e lapicidi del Lario e del Ceresio nella Seconda metà del Quattrocento in Palermo – Indagine critica del loro apporto nel periodo di trapasso, dal tardo gotico aragonese-catalano al graduale inserimento nel nuovo gusto d’arte rinascimentale nazionale. Forse l’opera che dimostra l’attenzione che il Meli ha riservato a tutti i generi d’arte, fino a occuparsi di intagliatori di legno  e di operatori in materia di lapidi celebrative.
Di temperamento versatile, metodico quanto deciso è stato per circa quaranta anni docente di Storia dell’Arte tra licei e Accademia di Belle Arti a Palermo. Si potrebbe dire che le notizie biografiche di questo studioso capace di grandi ed esatte intuizioni e deduzioni, coincidano tutte con le sue scoperte e con libri, articoli e lezioni sulle arti e loro identificazione in autenticità, nonché salvaguardia. Spesso con profetiche osservazioni e altrettante cautele come è stato per le complesse vicende de La Natività del Caravaggio, opera alla quale l’interesse del Meli venne dimostrato finché visse, in tutte le occasioni delle tante vicende occorse al noto capolavoro di Michelangelo Merisi. (Cfr. M. Cuppone, Palermo, l’arte al tempo della guerra. E il Caravaggio rubato che (già) non c’era, in “Finestre sull'Arte”, 21/3/2018).
Per mera curiosità ma anche per proporre un documento personale da cui, tra grafia e contenuto, il lettore ricaverà qualche elemento circa la personalità del Meli, riportiamo in calce a questo medaglione fotocopia di una sua lettera autografa indirizzata al Sovrintendente di Palermo ai Monumenti e Belle Arti del tempo. Spicca  evidente tra il contenuto, la sintesi dell’argomento e il tratto della  stesura grafica, un temperamento che predilige la chiarezza e la praticità, anche formale se si terrà conto della aggiunta del “Con molti” ai distinti saluti, formalmente con iniziale minuscola dopo il punto a responsabilità. Correzione della d del “distinti” che non sarebbe stata altrettanto agevole come più sopra l’intervento per emendare il lapsus calami riguardante il cognome Ruffini e non Ruffino. Né dice poco il mettere avanti le mani quanto alla propria responsabilità di consegnatario di un’opera di singolare valore.
Riprendendo gli aspetti che riguardano i meriti culturali del Meli, terremo conto di almeno due linee che riguardano le altrettante scelte dello studioso e del ricercatore, che si fa distinguere per le sue competenze in materia di storia dell’arte e per la missione di applicarne i vantaggi su due fronti: l’insegnamento e la passione personale. Il momento che definiamo professionale che gli era d’obbligo in quanto responsabilità del docente, e quello “missionario” che era totalmente  facoltativo e che veniva dal Meli esercitato con grande coerenza e con notevole impegno di tempo, energie e, appunto, competenza. A tenere conto delle corrispondenze che manteneva con i maggiori studiosi italiani e i più famosi anche tra i residenti all’estero comprendiamo meglio la sua competenza al momento di trovarsi aggiornato. Non solo, infatti le sue riscoperte trovavano eco immediata e saldi spunti di confronto. In dipendenza della sua consuetudine alle corrispondenze. Tutti elementi che rendevano autorevoli i suoi interventi e le sue conclusioni.
Certo, l’avere iniziato con le riscoperte e riproposte circa il  valore dei palermitani Matteo Canalivari e Giacomo Serpotta ha accentuato a livello locale le ragioni di stima, che sono determinanti proprio quando vengono irradiate dalle testimonianze dirette di chi segue con onestà di giudizio gli impegni e il loro valore di un conterraneo come per quello di Meli verso i due grandi artisti qui appena citati.
Ed ecco un dato che renderà unica e fondamentale la elaborazione in ben trenta anni di studi e scrupolose distinzioni la sua documentatissima storia dell’arte tra Palermo e il suo territorio. Opera che da sola è bastata a consolidare il merito del Meli autore di un corpus su cui si può attingere a una materia di cui l’infaticabile ciminnese è stato per alcuni particolari innovatore quanto a indirizzo per i programmi e i metodi di insegnamento.
Viene a ruotare attorno agli aspetti di cui si è detto quanto si dovrà aggiungere circa la ininterrotta produzione di articoli e saggi, come testimonianza di una operosità che non ha registrato soste lungo gli anni che vanno dal precoce inizio giovanile alla fine, quando il geniale storico dell’arte  aveva appena superato il settantacinquesimo anno di età.
Tra quanto emerge dalla vastissima produzione del Meli Storico dell’Arte, scopritore e rivalutatore di grandi artisti siciliani del territorio metropolita palermitano si dovrà citare un elenco che risulterà incompleto al momento di tener conto di articoli pubblicati su giornali e riviste anche all’estero. Qui citiamo le più note e utili per ogni futura ricerca: “L’arte in Sicilia dal secolo 12 al secolo 19”, Edizioni librarie siciliane, Palermo (1990, Postumo); “Giacomo Serpotta, vita e opere”, Palermo 1934; “L’arte di Matteo Cividali”, Edizioni Baroni, Lucca , 1934; “Un singolare miniaturista d’occasione: Don Santo Gigante”, edizione della Scuola Tipografica “Boccone del Povero”, Palermo 1950; “Matteo Carnalivari e l’architettura del Quattro e Cinquecento in Palermo”, Ed. Fratelli Palombi, 1958; “L’oratorio di San Lorenzo della Compagnia di S. Francesco d’Assisi”, Stabilimento G. Zangara, 1950; “Nuovi documenti relativi a dipinti di Palermo dei secoli 16 e 17: Mario Di Laurito, Vincenzo De Pavia, Simone Wobreck, Paolo Bramero, Carlo Maratta, Michelangelo Caravaggio”, Accademia, Palermo 1957; “Giorgio Di Faccio, autore di architetture del Rinascimento palermitano”, 1953, SATET, Torino; “Costruttori e lapicidi del Lario e del Ceresio nella Seconda metà del Quattrocento in Palermo – Indagine critica del loro apporto nel periodo di trapasso, dal tardo gotico aragonese-catalano al graduale inserimento nel nuovo gusto d’arte rinascimentale nazionale”, Ed. A. Noseda, 1959, Como; “Degli architetti del Senato di Palermo nei secoli 17 e 18”, Scuola tip. Boccone del Povero, 1938, Palermo; “Arte ed artisti di Sicilia. Vol. 1”,  Gaetano Priulla & C., Palermo; “La Regia Accademia di Belle Arti di Palermo”, Ed.F. Le Monnier, 1941, Firenze; “Attività artistica di Domenico Gagini in Palermo, 1459-1492 : Revisioni, aggiunte e conferme”,Tipografia Editrice A. Noseda 1961, Como.
Mario Grasso