Il Comitato cittadino “Vota Si per fermare le trivelle” scrive ai sacerdoti termitani sul Referendum del 17 aprile

Sabato, 16 Aprile 2016 17:25 Scritto da  Pubblicato in Termini Imerese
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Il Comitato cittadino “Vota Si per fermare le trivelle” ha scritto una lettera ai sacerdoti termitani per sottolineare l’importanza del  Referendum e ricordare a tutti i fedeli di recarsi a votare il 17 aprile.

I cittadini impegnati in associazioni e movimenti dediti alla diffusione della cultura, alla protezione dell’ambiente e del patrimonio artistico e monumentale, alla cura e servizio al prossimo e agli ultimi che hanno costituito un Comitato per invitare i cittadini a votare SI al referendum del 17 aprile iniziano la loro riflessione partendo dall’insegnamento di Papa Francesco che nell’enciclica Laudato sì, afferma che la realizzazione del bene comune passa anche attraverso un forte impegno per la difesa del Pianeta che ci ospita. In questo contesto, afferma sempre il Papa, la protezione del territorio e dei mari è una priorità del nostro tempo.

Ecco il testo integrale:

Rev.mo Parroco,

siamo un gruppo di cittadini impegnati nella vita sociale di questa città. Facciamo parte di associazioni e movimenti dediti alla diffusione della cultura, alla protezione dell’ambiente e del patrimonio artistico e monumentale, alla cura e servizio al prossimo e agli ultimi.

Insieme abbiamo costituito un Comitato per invitare i cittadini a votare SI al referendum del 17 aprile.

Come saprà quel giorno i cittadini italiani saranno chiamati ad esprimersi per scegliere se abrogare la norma, introdotta con l’ultima legge di stabilità, che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre petrolio e gas entro le 12 miglia marine dalla costa senza limiti di tempo.

come ci insegna Papa Francesco nell’enciclica Laudato sì, passa anche attraverso un forte impegno per la difesa del Pianeta che ci ospita. In questo contesto, la protezione del territorio e dei mari è una priorità del nostro tempo. Le risorse della Terra sono infatti limitate e compito dell’uomo è proteggerle e difenderle, mostrando in tal modo una sincera e concreta gratitudine per i beni del Creato. Le trivellazioni nel mare, alla ricerca di petrolio e gas, soprattutto senza limiti di tempo e vicine alle nostre coste, porterebbero invece enormi, permanenti danni all’ambiente e all’economia turistica dell’Italia e della nostra Sicilia, l’unica vera, grande ricchezza che possediamo. Non è solo una questione economica sono due modi diversi di vedere il nostro futuro.

Anche i Vescovi italiani, nel documento finale del Consiglio episcopale permanente, hanno evidenziato l’importanza di “confrontarsi anche sulla questione ambientale e, in particolare, sulla tematica delle trivelle – ossia se consentire o meno agli impianti già esistenti entro la fascia costiera di continuare la coltivazione di petrolio e metano fino all’esaurimento del giacimento, anche oltre la scadenza della concessioni – concordando circa l’importanza che essa sia dibattuta nelle comunità per favorirne una soluzione appropriata alla luce dell’enciclica Laudato sì di Papa Francesco”. Ed il Vescovo delegato per la Pastorale regionale sociale e lavoro del Piemonte, monsignor Marco Arnolfo, ricorda che le coste italiane “sono un bene di tutta la nostra patria, sono patrimonio comune a tutti e come tale va tutelato a fronte di uno sfruttamento che può recare danni al paesaggio, al patrimonio biologico marino, alle popolazioni locali che vivono di pesca e di turismo e rischia di produrre un inquinamento difficile da sanare”. Egli ha pure lanciato un appello a tutti gli uomini di buona volontà per “dare corpo e sostanza alla proposta delle Regioni, andando a votare perché l’ambiente ci interessa, il mare ci interessa e interessa non solo a noi ma al nostro futuro e a quello dei nostri figli. Democrazia è partecipazione”.

Alla luce di quanto esposto sopra Le chiediamo solamente di ricordare a tutti i fedeli, qualora trovi retta la nostra riflessione, di recarsi a votare al referendum del 17 aprile. Non solo perché è la più alta forma di partecipazione alla vita democratica del Paese, soprattutto quando si tratta di grandi temi, come nel caso in questione, ma perché la scelta di separare il referendum da altre elezioni è un vergognoso imbroglio deliberato solamente per non far decidere le persone e per mortificare chi pretende un ambiente migliore. Non riteniamo giusto che il nostro destino e quello dei nostri figli venga piegato ai voleri di potenti lobby che hanno più a cuore i loro profitti che non il futuro di questo paese.

Grazie.

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